Grand Hotel Cosa nostra| Turisti negli alberghi tolti ai boss - Live Sicilia

Grand Hotel Cosa nostra| Turisti negli alberghi tolti ai boss

Il Grand Hotel Mosè di Agrigento

Simbolo della mafia degli affari sono passati al patrimonio dello Stato.

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PALERMO – Con i suoi trentanove alberghi lo Stato è una delle halding del turismo più importanti d’Italia. È lo Stato, infatti, tramite l’Agenzia nazionale dei beni confiscati alla mafia, a gestire gli alberghi che un tempo erano dei boss.

In mezzo a tanti, troppi beni che finiscono in malora per la cattiva amministrazione, ma anche e soprattutto per la difficoltà di traghettare le imprese nella legalità, dalla Sicilia arriva un esempio di efficienza. E riguarda, appunto, le strutture alberghiere.

In particolare sono quattro quelle divenute simbolo di riscatto. La società Sea Beach, con socio unico l’erario, gestisce ormai da anni il San Paolo Palace di Palermo e l’Hotel Club Torre Xiare di Valderice. La Siciliana Fontanazza si occupa dell’Hotel Sigonella Inn di Motta Sant’Amnastasia, mentre la Ias gestisce il Grand Hotel Mosè di Agrigento.

Il San Paolo (costruito dall’imprenditore Giovanni Ienna per conto dei fratelli Graviano di Brancaccio), con le sue 270 camere e il centro congressi, è la struttura più grande. Dal 2014 al 2016 ha registrato un incremento di fatturato di un milione di euro. E nel 2017 ci sarà un ulteriore utile di 400 mila euro.

In positivo anche gli incassi per le 50 camere dello Xiare (confiscato a Tommaso Coppola), mentre le 89 del Sigonella, chiuso l’iter amministrativo, sono sul mercato dallo scorso marzo. Il 2017 sarà anche l’anno del Grand Hotel Mosè (confiscato agli eredi dell’imprenditore Calogero Russello) grazie al passaggio a 4 stelle che lo piazza in una fascia di mercato più appetibile. Degli alberghi si è parlato nel corso di un convegno al San Paolo, presieduto dal direttore dell’Agenzia, il prefetto Umberto Postiglione, nel giorno in cui vengono assegnati 400 beni strappati alla mafia.

Alcuni esempi: carabinieri e poliziotti saranno dirimpettai in due palazzine di via San Paolo della Croce. Gli immobili ospiteranno il nuovo commissario e la nuova stazione dei militari di Castellammare del Golfo. Appartenevano a due imprenditori-mafiosi soci in affari, Mariano Sparacino e Giuseppe Pisciotta.

Ci sono poi le ville di Giuseppe Grigoli in via Seggio a Castelvetrano; Antonino Baratta a Collesano; Vito Nicastri a Castellammare del Golfo; Francesco Ferranti a Carini e quelle palermitane di Giovanni Cusumano (in via Villa Gardenia), Domenico Sanseverino (in viale Regione Siciliana), Salvatore Graziano (in via De Roberto). Saranno tutte assegnate come sedi di rappresentanza dei Comuni oppure ad associazione impegnate nel sociale. E poi una sfilza di appartamenti che invece andranno ad alleggerire la lista di chi attende un alloggio popolare. Una ventina quelle assegnate al Comune di Palermo nelle vie Guido Jung, Domenico Guerrazzi, Monfenera, Fratelli Allotta, Cimabue e Politi. Andranno a coloro che sono inseriti in graduatoria.


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Commenti

    i beni dei mafiosi devono tornare al popolo se non si sanno gestire si vendano ed il denaro vada devoluto per opere sociali o a sanare il debito pubblico

    il Grand Hotel Mosè non appartiene alla mafia. c’è tutt’ora un indagine in corso per presunte “infiltrazioni” su appalti e non sull’albergo. Da qui a dire che è della mafia ce ne vuole. Stiamo più attenti a ciò che si scrive

    sicuri che erano da confiscare ? ed augurandoci che non ci siano le solite gestioni fraudolenti di ragazzini che li usano come bancomat….

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