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I consumatori: |“Manca il dialogo con la Sac”

Le associazioni dei consumatori Codacons e Adoc commentano i quindici giorni dall'avvio del cantiere a Fontanarossa e il il bilancio positivo tracciato ieri dalla società aeroportuale di Catania.

"Piano Sigonella"
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I lavori nella pista di Fontanarossa (foto Parrinello)

CATANIA – Le associazioni dei consumatori tracciano un primo bilancio del piano Sigonella 2012, a poche ore da quello positivo espresso dalla Sac. Il rapporto diretto e costante con il mondo degli utenti li vede impegnati, fianco fianco, nella tutela dei diritti dei cittadini. E se si parla dell’aeroporto internazionale di Fontanarossa, con annessa riqualificazione, sono pronti ad effettuare un’analisi, evidenziandone i punti critici.

“Al di là dei doverosi trionfalismi da parte della Sac – commenta Giovanni Petrone, presidente del Codacons – avremmo gradito che i disagi ai passeggeri non si fossero manifestati sin dall’inizio. I primi cinque giorni sono stati critici: fra le lamentele più frequenti, l’incertezza del recupero dei bagagli in arrivo e la sosta esageratamente prolungata nello scalo di Fontanarossa prima di poter usufruire del servizio navetta per Sigonella”. “La situazione attuale – prosegue Petrone – sembra migliorata. Noi continueremo, comunque, a vigilare attraverso l’attività effettuata dagli ispettori con l’obiettivo di presentare, se necessario, istanze in grado di sostenere l’utenza, nonostante la nostra volontà collaborativa non sia particolarmente supportata dalla Sac”.

Mancanza di dialogo, dunque, e poco coinvolgimento sono due elementi che emergono anche dalla riflessione fatta dal presidente dell’associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori. “Da un anno e mezzo – dice Claudio Melchiorre, presidente dell’Adoc – non riceviamo da parte della società aeroportuale l’invito a realizzare una vera e propria rete comunicativa atta ad operare in sinergia e per il bene dell’utenza. È il terzo anno che veniamo, ad esempio, menzionati nella Carta dei Servizi pubblicata dalla Sac senza, però, essere realmente coinvolti nel progetto”.

E sulla sospensione dell’attività a Fontanarossa precisa: “Lo sapevamo già da tre anni, ma solo 15 giorni prima dell’effettiva chiusura è iniziata un’attività programmatica che, dato i tempi esigui, non ha prodotto strategie risolutive in grado di fronteggiare decisamente gli eventuali disagi”. In quanto ai costi sostenuti per i lavori di “make up” dello scalo etneo, il presidente dell’Adoc sottolinea: “Piuttosto che spendere cifre esorbitanti per la riqualificazione della pista, ritengo fosse stato più vantaggioso valutare l’ipotesi della realizzazione, ex novo, dell’aeroporto intercontinentale nella Piana di Catania. Area attualmente inutilizzata, tenendo presente l’impossibilità di estendere oltre la superficie già occupata quello di Fontanarossa, circoscritto in una zona al limite fra il mare e il centro urbano”. “Inoltre, – conclude Melchiorre – il costo dell’adeguamento temporale dell’aeroporto militare di Sigonella in civile ha raggiunto cifre come 800 mila euro, a fronte di un milione di euro necessari per l’apertura definitiva di quello di Comiso, decisamente più vantaggioso in termini di sviluppo economico e sociale del territorio”.

 


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Commenti

    come al solito, quando si parla di aeroporto, le parole sono in libertà ed anche abbastanza sconclusionate. Che senso ha dire <>. Si ha idea dei costi e dei tempi di realizzazione? La riqualificazione della pista aumenta quella sicurezza dei passeggeri, che le associazioni dei consumatori dovrebbero tutelare, e si realizza soprattutto in meno di un mese.
    Personalmente ringrazio la SAC per averci consentito di continuare a volare da Catania, mentre sarebbe stato più semplice e, forse esente da critiche (ma qualcuno avrebbe trovato il modo di farle) comportarsi come hanno fatto qualche tempo fa a Verona: aeroporto chiuso e trasferimento a Brescia Montichiari, creando una cattedrale nel deserto che, riaperto Verona, costa alla collettività svariati milioni di euro l’anno…..
    Ma i consumatori di questo non si preoccupano….

    come al solito, quando si parla di aeroporto, le parole sono in libertà ed anche abbastanza sconclusionate. Che senso ha dire: “Piuttosto che spendere cifre esorbitanti per la riqualificazione della pista, ritengo fosse stato più vantaggioso valutare l’ipotesi della realizzazione, ex novo, dell’aeroporto intercontinentale nella Piana di Catania…”. Si ha idea dei costi e dei tempi di realizzazione? La riqualificazione della pista aumenta quella sicurezza dei passeggeri, che le associazioni dei consumatori dovrebbero tutelare, e si realizza soprattutto in meno di un mese.
    Personalmente ringrazio la SAC per averci consentito di continuare a volare da Catania, mentre sarebbe stato più semplice, e forse esente da critiche (ma qualcuno avrebbe trovato il modo di farle), comportarsi come hanno fatto qualche tempo fa a Verona: aeroporto chiuso e trasferimento a Brescia Montichiari, creando una cattedrale nel deserto che, riaperto Verona, costa alla collettività svariati milioni di euro l’anno…..
    Ma i consumatori di questo non si preoccupano….

    Gentile Rosanna,
    hai replicato ai signori rappresentanti dei consumatori appellandoti alla ragionevolezza e dando per scontato la buona fede “istituzionale”. Perché non cominci a pensare che può esserci altro? Questo non è pensare male in modo gratuito, basta leggere alcuni passaggi dell’intervista ed il sospetto prende corpo. Quando le opere che si stanno realizzando vengono classificate come un “make up”, cioè come se fossero di mero abbellimento, e non strutturali ed obbligatori come in realtà sono. Quando si dimentica che appena 3 anni fa è stata inaugurata la nuova aerostazione, vanto della città di Catania. Quando si dice che malgrado i lavori fossero in programma da tre anni si è arrivati a definire il piano Sigonella gli ultimi 15 giorni senza dire che fino all’ultimo la concessione dell’aeroporto militare era in forse. Quando si parla del cervellotico progetto di un aeroporto intercontinentale, che per sopravvivere avrebbe di bisogno di un traffico di almeno 30 milioni di passeggeri l’anno (docet la crisi di Malpensa), in alternativa a Fontanarossa, fra l’altro privando, non si sa a favore di chi e di che, la città dell’invidiabile comodità di avere l’aeroporto praticamente all’interno della “cinta daziaria”. Tutto questo perché i primi cinque giorni di funzionamento del piano sono stati un po’ critici e perché non è chiaro cosa significhi non essere coinvolti da tre anni nella stesura della carta dei servizi della Sac. Viene spontaneo chiedersi, cosa c’è veramente dietro?

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