I gemelli e il fratello del boss |I retroscena del pizzo alla discoteca

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Critiche dagli esponenti del clan Cappello per Ciccio Salvo, arrestato per l'estorsione a un locale notturno.

Due inchieste si incrociano
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2 min di lettura

CATANIA – Non ci sono solo le cimici in discoteca e le parole della vittima a inchiodare Ciccio Salvo, fratello del boss dei Cappello Massimiliano “U Caruzzeri”, arrestato dalla Squadra Mobile di Catania. Le indagini si incrociano con alcune intercettazioni dell’inchiesta Gorgòni della Dia che lo scorso novembre ha svelato le presunte infiltrazioni mafiose in alcuni appalti dei rifiuti. Sullo sfondo sempre il clan Cappello- Bonaccorsi e il figlio di Pippo U Caruzzeri, finito al 41bis dopo il blitz Penelope. I gemelli Fabio e Luca Santoro nel mirino della Dda sono intercettati. E non può mancare il commento agli arresti dello scorso gennaio e gli effetti sugli equilibri della cosca. Il clan è completamente decapitato e Cicco Salvo – forte del suo legame di sangue con Massimo Salvo – pare comportarsi da “cane sciolto”. Le cimici registrano i gemelli Santoro mentre discutono e criticano “le iniziative intraprese dal Francesco Salvo – scrive il Gip nella convalida dell’arresto – nella gestione di attività illecite” per conto del clan Cappello-Carateddi.

L’ex buttafuori avrebbe superato i limiti in alcune circostanze. E si sarebbe mosso senza le dovute autorizzazioni da parte dei vertici dei Cappello. Ciccio Salvo avrebbe tenuto i rapporti con le altre cosche. I gemelli Santoro si lamentano infatti che il fratello di Massimiliano Salvo sarebbe andato addirittura a risolvere una questione relativa alla gestione di alcuni parcheggi con esponenti della famiglia Nizza. Clan rivale dei Cappello soprattutto per lo spaccio di droga. Per i fratelli Santoro insomma Ciccio Salvo “giovane e inesperto, non poteva sentirsi autorizzato a spendere il nome dei Cappello”. Pare dunque che il fratellastro del boss al 41bis avrebbe forse oltrepassato i limiti.

Ma torniamo alla notte della consegna del pizzo. Kristian Zappalà intasca i 1000 euro immortalato dalle telecamere della Squadra Mobile. Il racconto della vittima chiude il cerchio. A quel punto la Dda emette il fermo per Francesco Salvo che però appena sente bussare alla porta e capisce che lo stanno cercando per arrestarlo scappa. E dà prova di doti circensi. Infatti fugge arrampicandosi sui tetti. Tutto inutile perché i poliziotti riescono ad acciuffarlo. Lo trovano “rannicchiato all’interno di un’intercapedine” dell’abitazione vicina. Rivelazioni della vittima, cimici, intercettazioni e pericolo di fuga. Un apparato indiziario che fa aprire le porte del carcere per Cicco Salvo. Intanto per il fratello è arrivata al 41bis l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’udienza davanti al Tribunale del Riesame – dopo il ricorso dei difensori di Massimiliano Salvo, gli avvocati Giorgio Antoci e Davide Giugno – è stato rinviato al 23 gennaio.


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