I partiti? Io scelgo ancora il Civismo

I partiti? Io scelgo ancora il Civismo

Partiti e Civismo. La consigliera scrive a LiveSicilia.it

In questo momento scrivo da una delle posizioni forse più scomode che si possano immaginare, ossia come capogruppo di ciò che resta di una lista civica di una maggioranza ormai minoritaria nel Consiglio Comunale di Palermo. Eppure, anche se può sembrare strano, continuo a pensare, insieme ad alcune colleghe/i consiglieri comunali e di circoscrizione, ma soprattutto insieme a tante parti della cosiddetta società civile, che rafforzare il Civismo sia l’unica strada davvero percorribile. Mi fa sorridere, e mi conferma nella mia convinzione, il fatto che Politica e Civismo siano del resto due parole sorelle, visto che entrambe hanno a che fare con la Città (Polis e Civitas). Non è un caso che i partiti, nelle loro cicliche crisi, facciano spesso appello proprio al civismo. Tuttavia, l’errore degli stessi partiti, a mio parere, è il dichiarare di aprire le porte al civismo come se si trattasse di una concessione che l’apparato fa per mostrarsi permeabile e ‘aperto’, capace di stare e dialogare con chi è fuori dal palazzo.

Al contrario, il civismo, per come lo intendo e lo rivendico, non è altro che la Politica che sa riallacciarsi al popolo chiamato a eleggere i propri rappresentanti. Il Civismo è, insomma, la politica che sta nei territori, che non “ritorna” nelle periferie con linguaggio coloniale, perché semplicemente dalle periferie non s’è mai allontanata, neppure quando i partiti chiudevano le loro storiche sezioni.

Da insegnante prestata alla politica, mantengo un paio di certezze: la più solida è che Educazione e Democrazia costituiscano un binomio inscindibile. Non a caso il filosofo Bobbio diceva che una delle vittime delle promesse non mantenute dalla democrazia è “il cittadino non educato”, apatico, privo di interesse e responsabile del voto di scambio e dell’astensionismo, e dunque carnefice a sua volta della stessa partecipazione democratica. Il cittadino non educato è quello che ha perso o che non ha mai avuto fiducia nella democrazia, quella fiducia che è condizione basilare perché la democrazia sopravviva e che è minata dalla corruzione e dalla mancanza di trasparenza; infatti, come scriveva ancora Bobbio, “la democrazia ha bisogno di fiducia. Della fiducia reciproca fra cittadini, e della fiducia dei cittadini nelle istituzioni. La fiducia a sua volta ha bisogno di trasparenza: esige che tutto quello che li riguarda come cittadini avvenga alla luce del sole”.

Il paradosso è che i primi a non fidarsi della politica sono spesso gli stessi rappresentanti eletti. Nei quattro anni della mie esperienza, ho imparato un certo lessico con cui i politici si delegittimano da soli. La prima cosa che mi è stata poi ripetuta da più parti, già in campagna elettorale, è che “ci vogliono scaglioni tanti” o che “il più pulito ha la rogna”. Come se la politica fosse affare di uomini, e di maschi alfa narcisisti in particolare.

Per fortuna ho trovato tantissime compagne e compagni di viaggio che la pensano diversamente, incessanti costruttori di comunità che hanno dato vita a esperienze importanti di democrazia partecipata. Penso ai tantissimi comitati cittadini sorti negli ultimi anni, alle Consulte comunali, alle associazioni che si spendono con continuità nei quartieri di Palermo, ma anche a movimenti, come Per il Pane e le Rose o il gruppo di Noi che, che in pochi mesi hanno raccolto centinaia di adesioni attorno ai loro manifesti culturali e politici, dando vita a dei Cantieri di cittadinanza che magari non sanno trovare opportuno risalto mediatico, ma che promuovono pensiero complesso e non semplificato attorno ai temi che più dovrebbero stare a cuore a tutte e tutti: giustizia sociale, cultura, educazione, lavoro, sviluppo…
Palermo è piena di cittadini non educati in tutti i sensi, ma è anche ricchissima del suo opposto, i cittadini sovrani, coloro che sono coscienti che “ognuno” è “l’unico responsabile di tutto”, come diceva Don Milani. E allora, insieme agli stati generali della politica, il civismo è chiamato a rilanciare il tema dell’Educazione, a partire dai cittadini più piccoli. Siamo ancora molto lontani dall’essere una vera città educativa e, come denuncia il suo giornale in questi giorni, anche le attività dei centri estivi partiranno con grande ritardo per mille pastoie burocratiche. Ma al di là dei singoli progetti che durano meno dello spazio di una stagione, occorre un grande progetto educativo capillare e sistematico, “l’impegno a promuovere l’educazione e a considerare la stessa pratica pubblica una permanente scuola di cittadinanza, una ginnastica di dignità”, per dirla con Nadia Urbinati.

Il Civismo c’è e lavora sottotraccia per riempire di entusiasmo, passione e contenuti la “sorella” politica ormai sfiduciata, perché si liberi dagli ego elettoralistici di turno e torni a essere quel sortirne tutti insieme, quell’impresa collettiva che riempie di senso la vita di chi, piccolo o grande che sia, la vive da protagonista.

*Consigliera comunale di ‘Avanti insieme’.

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