CATANIA – Il boss Orazio Finocchiaro decide nuovamente di parlare. In videoconferenza l’imputato ha ribadito le dichiarazioni rilasciate nel corso dell’ultima udienza in merito alla vicenda sui nomi delle persone che per sua delega avrebbero scritto le istanze in carcere. Documenti, che ricordiamo, fanno parte del materiale utilizzato per la comparazione calligrafica su due biglietti in cui era contenuto l’ordine di uccidere un magistrato della Procura di Catania, Pasquale Pacifico. I pizzini sono stati oggetto di diverse perizie: quella del collegio nominato dal Tribunale da cui è emersa “la probabile compatibilità” con la grafia di Giacomo Cosenza, collaboratore di giustizia che ha consegnato i messaggi alla Procura. Ipotesi però smentita dai Ris nel corso del processo. E ultima ipotesi, quella dello scrivano di Finocchiaro (cioè di una terza persona che ha scritto per conto dell’imputato), portata in aula dal consulente della Procura, Salvatore Giuliano.
I due nominativi, Paolo Leone e Salvo Giovanni Piero, “tirati in ballo” dal boss dei Carateddi, presunto mandante del progetto criminale ai danni del pm Pasquale Pacifico, erano stati già indicati dall’imputato il 19 dicembre 2011 al Pm di Tolmezzo. La difesa, rappresentata dagli avvocati Strano Tagliareni e Marletta, hanno chiesto al Tribunale di mettere agli atti il verbale dove sono contenute le dichiarazioni e i due nominativi. Su questa istanza i giudici si sono riservati di decidere.
Il Procuratore di Catania, Giovanni Salvi interviene su quanto accaduto in dibattimento: “In data 9 luglio u.s. ho reso a Live Sicilia dichiarazioni relative allo svolgimento dell’udienza nel processo a carico di Finocchiaro Orazio che, sulla base di quanto in seguito emerso, devo riconoscere essere imprecise.
In effetti il Finocchiaro aveva già indicato i nomi di Leone Paolo e Salvo Giovanni Piero, come possibili autori di scritti di sua apparente provenienza. Tale indicazione avvenne però dinanzi al p.m. di Tolmezzo in data 19 dicembre 2012, quindi appena poche ore prima dell’inizio dell’udienza preliminare in video conferenza, nel corso della quale tale indicazione non fu ripetuta. Le dichiarazioni, trasmesse dalla Procura di Tolmezzo, pervennero solo il 2 gennaio 2013 e quindi dopo il rinvio a giudizio. A causa di un disguido il p.m. di udienza non ne ebbe contezza.
Finocchiaro, dunque, asserì correttamente, nell’udienza del 7 luglio u.s., di aver reso le dichiarazioni “lo stesso giorno che ho avuto l’udienza preliminare”.
L’indicazione – conclude Salvi – non fu resa nelle prime dichiarazioni e non reiterata né in udienza preliminare, né nel dibattimento sino al 7 luglio. Essa costituisce comunque, come già sottolineato nell’intervista, elemento utile per individuare l’area di provenienza delle manoscritture”.

