I "soldi sporchi" di Cosa nostra |Vacante e gli uomini dei Santapaola

I “soldi sporchi” di Cosa nostra |Vacante e gli uomini dei Santapaola

Le richieste di pena della Pg Iole Boscarino.

processo appello bulldog
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CATANIA – “Non può dubitarsi del ruolo verticistico di Roberto Vacante”. La Pg Iole Boscarino sviscera passo dopo passo l’apparato probatorio che ha portato alla condanna in primo grado (stralcio abbreviato) del boss santapaoliano imputato nel processo d’appello scaturito dall’inchiesta Bulldog, che due anni fa ha sgretolato l’impero finanziario ed imprenditoriale del marito di Irene Santapaola, figlia del boss scomparso Salvatore e nipote del capomafia di Cosa nostra catanese Nitto. Nel corso della lunga discussione  la Pg ha argomentato punto per punto i nodi sollevati dai difensori degli imputati nel ricorso in appello avverso la sentenza del Gup. Sono tanti i verbali dei pentiti che incorniciano la mole di prove raccolte nella lunga e delicata indagine della Squadra Mobile, supportate anche da inequivocabili intercettazioni, anche video. Filmati che mostrano come il “parking car” fosse utilizzato per incontrare santapaoliani e anche boss di altre cosche. Un luogo quasi strategico per gli assetti della mafia catanese. “Le dichiarazioni dei collaboratori – secondo la Pg Boscarino – sono suffragate dalla narrazione di episodi ben precisi relativi al Vacante che, in virtù del legame di sangue con Santapaola Salvatore, aveva un ruolo sempre più importante del clan. Vacante inoltre – aggiunge la Pg – disponeva di un autonomo gruppo di affiliati alla famiglia Santapaola – Ercolano”.

LE RICHIESTE DI PENA – La Pg Iole Boscarino ha chiesto la conferma della sentenza di condanna per Roberto Vacante, che dopo l’arresto è finito al 41bis. In primo grado il marito di Irene Santapaola è stato condannato a 11 anni e 6 mesi. La Pg ha chiesto alla Corte d’Appello di confermare anche la sentenza per Giuseppe Massimiliano Caruso, 8 anni e 6 mesi, Santo Patanè, 7 anni e 6 mesi, Francesco Russo, 6 anni e 6 mesi, Salvatore Di Bella, 7 anni, Danilo Di Maria, 3 anni e 2 mesi e 500 euro di multa, Nunzio Di Mauro, 2 anni, Giuseppe Vacante, 3 anni e 6 mesi e 600 euro di multa, Nunzio Giarrusso, 2 anni, Angelo Lo Re, 2 anni. Iole Boscarino ha chiesto ai giudici di secondo grado di rideterminare la pena a 2 anni nei confronti di Mario Aversa (evidenziando che può essere concessa la sospensione condizionale della pena) e di rideterminare a 1 anno e 6 mesi per Giacomo Savaglia (anche per lui – dice la Pg – può essere concesso il beneficio della sospensione della pena).

LE AZIENDE CONFISCATE.  In merito alle società confiscate, la Pg ritiene che possono essere restituite a Daniele Vito Furnari le quote del lido Satin Blu di Torre Archirafi. Nel resto, chiede la conferma della sentenza del Gup che aveva portato alla confisca della società Sportitalia, delle quote della Parking Car srl, dell’impresa Giarrusso Caterina, delle quote della Bull Dog Camp società cooperativa, del ramo d’azienda destinato al lavaggio di autovetture nell’area di parcheggio di pertinenza dell’impresa individuale Santonocito Maria e del ramo d’azienda de La Rena Rent destinato alla gestione di un ristorante a Tremestieri. Su quest’ultimo punto va evidenziato che l’Oste di Tremestieri – al centro di un provvedimento patrimoniale parallelo e indipendente al processo penale – è stato dissequestrato dal Tribunale Misure di Prevenzione che ha rigetto la richiesta di confisca. Per i giudici della prevenzione il ristorante non sarebbe riconducibile al Vacante ma a Giuseppe Caruso, uno dei presunti prestanome che sta affrontando il processo di primo grado, stralcio ordinario. “Tale conclusione – afferma la Pg Iole Boscarino – non appare condivisibile perché non da una giustificazione ragionevole alle intercettazioni registrate in questo procedimento e alle conoscenze dei due collaboratori Palma Biondi ed Eugenio Sturiale sulla riferibilità della trattoria al Vacante. Pertanto ritengo – conclude – che la ricostruzione del giudice di primo grado non risulti disattesa né dai motivi di Appello, né dalle considerazioni del giudice della prevenzione”.

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