"Il caro voli? La soluzione è una Compagnia aerea siciliana"

“Il caro voli? La soluzione è una Compagnia aerea siciliana”

L'ex Presidente dell'Ast, Gaetano Tafuri: "Avevamo tutto pronto, dal nome al Piano industriale. Poi, ci fermarono".

CATANIA – “Una soluzione per combattere il caro voli? Guardi nell’oggetto sociale dell’Ast SpA è presente anche il trasporto aereo e dunque quale unica società regionale titolata ad una tale attività, immaginando fattibile – con coraggio ed un pizzico di creatività – una iniziativa reale di questa portata dopo una lunga e specialistica interlocuzione con gli Uffici ENAC, abbiamo presentato nel mese di Agosto del 2020 una domanda per il rilascio della “licenza di esercizio al trasporto aereo” (cd. COA); una sorta di patente”.
A parlare è Gaetano Tafuri ex presidente, per l’appunto, dell’Ast: Tafuri interviene sulla questione del caro voli riprendendo in parte il commento a LiveSicilia dell’ex Governatore Lombardo.

Il punto è capire cosa accadde immediatamente dopo l’agosto di tre anni fa: “Semplicemente che, spoilerata la notizia, il Governo regionale ci impose – senza un vero perché – di stoppare la iniziativa, che tuttavia, non avendo scadenza, aspetta solo di essere ripresa”, prosegue Tafuri.

“Una società regionale non ha obiettivi di utili”

Prosegue l’ex numero uno di Ast: “Ogni compagnia aerea, perseguendo fini commerciali e quindi l’obiettivo di utili, non può e non vuole avere effettivo interesse a praticare prezzi calmierati, cioè super-convenienti, se non, al più, come strategia commerciale di ingresso, fermo poi, via via, l’adeguamento al mercato. Mentre una società regionale, che non ha obiettivi di utile, o ne ha in parte se costituita in forma mista, ma solo di pareggio di bilancio, possiede intimamente scopi di questo genere.
L’iter amministrativo presso l’ENAC era in corso, i funzionari ed i tecnici ENAC erano già stati individuati ed incaricati e nel Settembre 2022 era previsto lo step finale per il rilascio della licenza”.

“AST LeAli di Sicilia”

E c’era anche il nome della Compagnia aerea: “AST LeAli di Sicilia”. “Si è così. Nella istanza, come chiesto obbligatoriamente da ENAC, era tra l’altro allegato: un piano industriale, che includeva anche la partecipazione alla gara per il collegamento da Catania e Palermo verso Lampedusa e Pantelleria, tratta per la quale la Regione e lo Stato spendono circa 50 milioni di euro nel triennio; un business plan; un modello organizzativo; erano individuati gli aerei della start up, ovvero due SAAB 2000, che avrebbero potuto poi essere sostituiti con due aerei modello SuperJet International, capaci di tratte a medio e lungo raggio, dei quali avevamo già immaginato la livrea.

Il nome della Compagnia “AST LeAli di Sicilia”, che altri hanno da qualche settimana già copiato; erano indicate le figure professionali ed i piloti tutti già certificati da ENAC e con esperienza nel settore e per questo tipo di velivoli, condizione necessaria per la istanza; gli Aeroporti di base, Trapani e Comiso, poi estensibili su Catania e Palermo; le prime tratte aeree con l’obiettivo di comprendere anche Roma e Milano, con un sevizio pullman gratuito fino e dagli Aeroporti di partenza; e molto altro, posto che il fascicolo era alto quasi mezzo metro”.

Una gestione regionale o pubblico/privata

“Una volta ottenuta la licenza, le possibilità sarebbero state innumerevoli, sempre tuttavia passando per la condivisione con la Regione a cui avremmo affidato l’operazione e c’erano autorevoli membri del Governo entusiasti: da quella più ambiziosa, su cui – per ovvi motivi di oggettive difficoltà -, in verità, non contavamo più di tanto, ovvero di costituire e gestire direttamente la nuova Compagnia aerea, a quella più sensata e prudente, cioè di costituire una Società mista – pubblico 49%, privato 51% – con l’apporto della Regione Siciliana, a cui conferire i mezzi aerei da acquistare, anche tramite leasing, coi fondi infrastrutturali.

Oppure col PNRR di cui già si discuteva oppure attraverso le immense e mai completamente spese risorse individuabili a livello europeo, lasciando la gestione e l’attività operativa alla componente privata, in possesso del necessario know how, che tuttavia, non avendo da dovere ammortizzare alcun costo iniziale, non avrebbe potuto che applicare costi sociali: ritenevamo nel business plan intorno a 130 /150 euro andata e ritorno da Milano o Roma. Comunque, i patti parasociali e la convenzione societaria lo avrebbero imposto”.

L’epilogo è storia nota. Una proposta che non è mai andata avanti e con la cronaca di questi mesi piena di levata di scudi sul fronte del caro voli. Ma il dibattito sulla possibile istituzione di una Compagnia aerea siciliana pare stare covando sotto la cenere di una situazione che appare sempre più inaccettabile.
L’impressione è che presto se ne tornerà a parlare con una certa insistenza.


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