PALERMO – Il Consiglio dei ministri di oggi ha battezzato la finanziaria di Renzi. E per la Sicilia e i suoi conti boccheggianti al momento non c’è una lira. La cifra che dovrebbe arrivare da Roma per risolvere la disperata situazione dei conti si aggira attorno al miliardo e mezzo. E se i piani di Roma, come si racconta a Palermo, contemplano il voto anticipato in Sicilia per la prossima primavera e lo sganciamento da Crocetta, c’è ragione di dubitare che Renzi sganci a cuor leggero alla Sicilia somme che valgono la metà del taglio di Imu e Tasi a cui tanto tiene il premier.
Al momento di soldi non ce ne sono. Quello che trapela da Roma trapela è un giudizio negativo sulla credibilità del governo regionale. Che peraltro si evince dalla pioggia di impugnative e commissariamenti di questi giorni. Per dare una mano all’emissario di Delrio in giunta, Alessandro Baccei, Roma chiedeva l’adozione di misure virtuose. Che al momento il governo nazionale non ritiene siano state adottate a sufficienza. E dunque, per ora, non si parla di soldi alla Sicilia.
La legge di stabilità dovrà adesso passare da Senato e Camera e lì si dovrà cercare di strappare il denaro che serve per non finire in un incubo finanziario che metterebbe a repentaglio tra gli altri forestali e precari degli enti locali.
L’ultima mossa della disperazione del governo è stata appunto quella che consentirà di pagare i forestali. Per farlo, si dovranno spostare 87,9 milioni dal Fondo di sviluppo e coesione, cioè risorse destinate a infrastrutture. Ma è solo una goccia nel mare dell’emergenza contabile e finanziaria della Regione. Che ha già bloccato la cassa e che deve riuscire a trovare una quasi impossibile quadra per i conti 2016, sperando nella collaborazione con Roma. È la partita nella partita, quella più ampia tra le due fazioni che si confrontano nella maggioranza, quella dei renziani che spingono per il voto anticipato e quella degli altri, che cercano ancora un rilancio dell’azione di governo per andare avanti con la legislatura. Difficile però ragionare di rilancio nella situazione tragica dei conti della Regione.
Ci sono 500 milioni in meno, minori entrate tributarie per quest’anno. Si dovrebbe rimediare col Fondo di Sviluppo e coesione. Per i prossimi due esercizi il buco da comare è da 1 miliardo e 700 milioni. E per questo bisogna trovare un accordo con Roma. D’altronde è per questo che il “supertecnico” Alessandro Baccei fu piazzato all’assessorato all’Economia dal governo nazionale, proprio per svolgere quest’attività di raccordo tra Palermo e Roma. Ma con l’aria che tira, c’è da aspettarsi che Roma tenda una mano a Crocetta e al suo governo per scongiurare il naufragio della nave?
I renziani restano dell’idea che serve un passaggio politico. Che porti alla fine della legislatura e porti la Sicilia alle urne a maggio o giugno dell’anno prossimo insieme alle amministrative di grandi città italiane. Ma i deputati all’Ars e le segreterie dei partiti resistono contro questa idea.
Il Partito democratico fin qui ha lasciato la gestione del dossier romano a Baccei. Ma se il gioco si farà duro, potrebbe essere lo steso partito siciliano a muoversi, anche a livello di deputazione nazionale, per perorare la causa delle casse regionali.
E già si profila un possibile scontro tra i “sicilianisti”, pronti ad accusare Roma di voler affamare la Sicilia negandole quanto dovuto (Crocetta sembrerebbe propenso a intonare questo spartito) e gli allineati a Roma, che predicano confronto e non scontro con Renzi.
Intanto le opposizioni cercano di farsi sentire. “Ad una prima visione della legge di stabilità ci sembra di potere affermare che la Sicilia sia stata ancora una volta dimenticata da Palazzo Chigi. Il governo Renzi sembra non volere capire che per ridare slancio al sistema Italia è necessario ripartire dal Mezzogiorno, dalla nostra terra. Uno zero assoluto, un fatto gravissimo, per il quale dobbiamo ringraziare gli esponenti politici siciliani appartenenti alla maggioranza di governo, incapaci di battersi per la nostra e la loro Sicilia”, attaccava stasera Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars. E nei giorni scorsi Sicilia Nazione con gaetano Armao parlava di “una drammatizzazione volontaria della situazione per rendere indispensabile l’intervento statale e determinare il commissariamento di fatto della Regione Siciliana e l’attacco allo Statuto speciale.”
Il duello continua. E la resa dei conti nel Pd siciliano è sempre più vicina. (2 – segue)

