Il fiuto grillino per il consenso | Asse "anticasta" su Riscossione

Il fiuto grillino per il consenso | Asse “anticasta” su Riscossione

I 5 Stelle contro la liquidazione. Cancelleri: "Fiumefreddo ha sbagliato ma questa è una guerra tra bande".

La polemica
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PALERMO – Era da un bel po’, dai tempi del “modello Sicilia”, che le strade di Rosario Crocetta e del Movimento 5 Stelle non si incontravano. Accade adesso sul terreno, minato, del caso Riscossione Sicilia. La partecipata mangiasoldi che si occupa della riscossione dei tributi nell’Isola è stata impallinata dall’Ars in commissione Bilancio, da quei deputati entrati i n rotta di collisione con l’amministratore Antonio Fiumefreddo. Una querelle anche e soprattutto mediatica che ha visto i media nazionale benedire come unto della lotta alla casta l’avvocato catanese, senza interrogarsi troppo sulle performance della società.

A cercare di salvare la partecipata dalla liquidazione e dal passaggio a Equitalia è stato Rosario Crocetta, che ha scritto ai deputati chiedendo di ripensarci. L’unica sponda fin qui è arrivata al governatore proprio dai 5 Stelle. Che ieri si sono detti, con Cancelleri e Tancredi, “contrari alla chiusura di Riscossione Sicilia, per una questione molto semplice: gettarsi nelle braccia mortali della detestata Equitalia e privarsi di una struttura regionale è pura follia”.

Qual i motivi di questa posizione? Forse l’efficienza o l’irrinunciabilità di Riscossione? O forse un calcolo molto tattico, nell’ormai collaudato solco dei pentastellati, dopo aver fiutato il vento mediatico del populismo?

Nella loro nota, i 5 Stelle definiscono l’ipotesi chiusura (è ancora un’ipotesi, finché l”Aula non la voterà) come una svendita della potestà statutaria figlia di una “resa dei conti personale”. I grillini, raccogliendo l’allarme lanciato da Fiumefreddo e Crocetta, paventano la possibilità che saltino le rottamazioni delle cartelle dei contribuenti siciliani e auspicano non una chiusura ma una riorganizzazione della società. Già un anno fa i 5 Stelle fecero asse con Fiumefreddo per sostenere in un’uscita pubblica la strategia di compensazione fra i crediti delle pubbliche amministrazioni e le cartelle esattoriali.

Ora la levata di scudi. Che segue al martellamento mediatico a difesa di Riscossione e del suo management, liquidato per vendetta dai deputati morosi, secondo la narrazione che spopola soprattutto sui media nazionali. La criminalizzazione del nemico, d’altronde, per quanto lo stratagemma appaia usurato, evidentemente funziona sempre. Tanto più se il nemico è l’odiata “casta”.

I 5 Stelle, che per il vento populista hanno fiuto come pochi, hanno forse capito in quale direzione spira il sentimento popolare. Come già fecero con intelligenza ai tempi della famosa trazzera, o sulla vicenda dei disabili. Dovendo scegliere il babau contro cui scagliarsi, i pentastellati sembrano preferire il mostro Equitalia e la casta dei colleghi deputati all’ormai azzoppato Crocetta.

Cancelleri, dal canto suo, la pone su un piano di realpolitik e nega avvicinamenti di sorta con Crocetta: “La nostra posizione prescinde da quella che Ardizzone ha definito la lettera di Babbo Natale di Crocetta. La avevamo già da prima. Sbaraccando Riscossione finiremmo nelle mani di Equitalia, da cui tutta Italia sta cercando di scappare. Diciamolo: questa è una guerra fra bande. C’è un odio di una parte della politica verso Fiumefreddo, ma questo è un modo stupido per affrontare la questione”, dice il leader grillino a Livesicilia.

E il giudizio dei pentastellati su Fiumefreddo qual è? “Ha più volte sbagliato a mio avviso, non doveva intervenire su questioni di natura politica Il presidente della Regione doveva richiamarlo. Ma a Palazzo ci sono cascati come polli, e i media nazionali dipingono la politica siciliana come quelli che non tollerano i controlli”. Il problema è che da anni bisogna sempre immettere capitale. La ricetta sbagliata, secondo i grillini, che su questo si differenziano da Palazzo d’Orleans: “Crocetta parla di ricapitalizzare ancora, questo offre il fianco a chi dice che Riscossione è un carrozzone. C’è un contenzioso in atto con Montepaschi che può portare soldi in cassa e poi per effetto della rottamazione della legge nazionale dovremmo avere un aggio di circa 45-50 milioni di euro. ”. E quindi “se Fiumefreddo non piace, lo cambino ma non possiamo buttare il bambino con l’acqua sporca. Spero che l’Aula ci ripensi”.


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