Da un po’ ne scriviamo. Da un po’ raccontiamo le sue ambasce. Ma non riusciamo a togliercelo dalla testa l’aficionado medio del campo largo siciliano, nella sua curva politica. Un popolo in ansia, perché vede una storia che ha già visto. Vorrebbe vincere, anche su autogol al novantesimo. Ma poi… Ora ci arriviamo al poi.
Immaginiamoli – questa elettrice, questo elettore – ogni sera. Cenano. Magari scrivono un post social contro Giorgia Meloni (come dall’altra parte scrivono contro Elly Schlein, o Giuseppe Conte). Consultano i sondaggi. Spulciano la messe dei candidabili. Infine, si coricano e prendono sonno. Sognano. E sono sogni inquieti.

Il sogno comincia bene, ma…
Si ‘comincia bene’, con la bandiera del centrosinistra sistemata a garrire su Palazzo d’Orleans, in quel panorama onirico, mentre tutto il campo largo festeggia e si congratula. Ma poi (ecco il poi), nella visione si staglia il profilo guardingo-alleprato del ‘guastafeste’, al secolo Cateno De Luca. Cioè, ‘Scateno’ che mentre è presente, senza nemmeno esserci, al tavolo dell’opposizione, provocando un litigio su se stesso alleato-avversario, si mostra in un selfie con Renato Schifani, presidente della Regione, e Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars. Il centrodestra in formazione tipo, praticamente. Non c’è motivo di aggiungere altro.
Il sogno prosegue, virando decisamente verso l’incubo, con venature politiche da horror. Perché appare ‘l’assaltatore’, al secolo Ismaele La Vardera, che ha sempre il pregio della chiarezza. Infatti, l’ha detto: “Non posso aspettare, vorrebbe dire tradire quanti credono nel percorso che stiamo facendo”. A quel punto il film racconta le solite divisioni, l’andare divisi per perdere uniti, il rinfacciarsi responsabilità multiple. Mentre, nel sogno-incubo, qualcuno, da Palazzo d’Orleans, se la ride.

La sentenza di ‘Mirello’
Si alza disfatto, l’elettore o l’elettrice. Ragiona concretamente sul futuro: se non si mettono d’accordo – pensa – vivremo le solite lacerazioni e consegnermo, ancora una volta, la regione al centrodestra.
‘Il guastafeste’ e ‘l’assaltatore’, in effetti, fanno solo politica, in un contesto che decide immancabilmente di rimandare, avvolgendosi in discussioni interminabili. Non sono loro, è l’inerzia generale che trasforma i sogni in incubi.
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Le visioni, da svegli, corrono ormai senza freni. Si susseguono i fotogrammi mentali del governo Crocetta, con i suoi noti sobbalzi. E tocca rimpiangere perfino quelli. Alla fine, nell’incubo che era un sogno, appare Mirello Crisafulli e sentenzia, col suo vocione tonante: “Ve l’avevo detto di mettere dentro Cateno De Luca”. Per fortuna, si è fatta già l’ora di cominciare un nuovo giorno. Fino alla prossima sconfitta.
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