Caro dottore, che brutta fiction... | "Volevo solo dare una mano"

Caro dottore, che brutta fiction… | “Volevo solo dare una mano”

Ma che ci fa un manager in corsia? Siamo sicuri che sia il suo posto. LA REPLICA ALL'INTERNO.

Botta e risposta
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5 min di lettura

Caro Dottore Bavetta, ma che meraviglia…

Trasecolati, grati e commossi abbiamo letto di lei: ‘Manca il personale medico nel pronto soccorso dell’ospedale di Castelvetrano (Tp), così il commissario straordinario dell’Asp di Trapani, Giovanni Bavetta, ha indossato il camice, appeso tre anni fa da quando ha assunto il ruolo di manager, e ha coperto il turno di lavoro. “Di fronte all’ennesima emergenza verificatasi questa mattina, non ho potuto fare altro per evitare di non potere erogare un servizio così indispensabile alla popolazione”‘. Un trabocco di generosità che non doveva passare inosservato.

Il giornale online Marsala Live, per esempio, ha dedicato un ampio servizio al suo eroico gesto, con tanto di foto che riproduciamo con doverosa citazione. Eccola, egregio Dott. Bavetta, mentre professionalmente e garbatamente tocca il polso di una paziente dall’aria un po’ perplessa. E c’è chi ha osato commentare, in calce, con sarcasmo: “Lei è pagato con un sacco di soldi pubblici , per evitare che l’emergenza sia un caso eccezionale e non una routine di ogni giorno e in tutti gli ospedali della provincia. Non faccia solo passerella, si rimbocchi le maniche e si metta a lavorare per ciò per cui è pagato”. E di rimando, su LiveSicilia: “Non scherziamo con le cose serie.. Evitiamo questi colpi di teatro…”. Che cattiveria.

Però, Dott. Bavetta, in quella fotografia, per come è ‘costruita’, si avverte l’olezzo acre di una storia siciliana. E guardandola con attenzione, dalla gratitudine del primo momento si passa subito a un’epica incazzatura, crediamo condivisa.

E guardiamola, dunque, la foto. Lei campeggia in primo piano. Non la paziente. Non la dottoressa o l’infermiera che l’assiste. Lei è l’epicentro, il motivo, la ragione di quello scatto che ha un valore soprattutto auto-assolutorio. Una fiction egocentrica e irrilevante della solidarietà, nella totale devastazione: verrebbe di chiosare.

La Sanità – come tutto qui – è un campo di lacrime, colpe e inefficienza. La politica è incapace o clientelare. I dirigenti dislocati sul territorio o sono bravi e impotenti o sono, semplicemente, scarsi. Il risultato? Gli ospedali raffigurano il quadro di un’oscenità vissuta sulla pelle dei pazienti e dei camici bianchi, mentre qualche spudorato ha pure l’ardire di magnificare risparmi e tagli.

E lei che fa, Dott. Bavetta? Si precipita in corsia, come per dire: qui è un disastro, ma io mi sto impegnando. Non cercate me nel novero dei responsabili. Più umanità o più furbizia? Più disagio o più voglia di sottrarsi alla indifferibile attribuzione delle colpe? Non lo sappiamo, ma di una cosa siamo certi: quello non è il suo posto, Caro Dottore.

Il suo posto, infatti, sarebbe all’apice di una struttura che dovrebbe garantire tutti. Non funziona perché gli ostacoli a monte sono insormontabili? Allora, il suo posto sarebbe nella stanza dell’assessore alla Sanità, a sbattere i pugni sul tavolo, minacciando dimissioni immediate e feroci comunicati stampa.

La signora distesa sul lettino non ha bisogno di un manager-medico, in virtù di abnegazione e sacrificio che diamo per assodati. Per lei – e per tutti noi – sarebbe molto più importante la normalità di ospedali in grado di curare e alleviare il dolore, in tempi ragionevoli, con persone messe nelle condizioni di operare, ognuna col proprio ruolo.

E francamente – scusi l’asprezza Dottore – non sappiamo che farcene di gesti eroici che non risolvono il problema e che servono solo per sventolare il gonfalone della retorica, con tanto di fotina ricordo in posa. Una presa in giro: tale appare, a prescindere dalle migliori intenzioni. Un’offesa insopportabile per chi pena e soffre davvero nei lager della nostra Sanità.

LA REPLICA DEL DOTTORE BAVETTA

Egregio Roberto Puglisi,

credo che lei, ritengo in buona fede, abbia completamente stravolto il senso del mio gesto che non voleva essere “eroico” o tanto meno voleva commuovere alcuno. È stata solo la decisione, d’istinto, dopo aver visto sabato mattina un solo medico al pronto soccorso dell’ospedale di Castelvetrano, cittadina dove risiedo, di indossare il camice e da medico con oltre trent’anni di esperienza professionale, dare una mano per evitare di interrompere un servizio di emergenza come quello. La fenomenologia della foto che lei ha compiuto, mi permetta, è una costruzione che supera il tempo e lo spazio per giungere all’iperuranio.

Oltre che su Marsala live poteva leggere lo stesso pezzo, con le stesse parole, pubblicato anche sul suo stesso giornale, e per i due commenti anonimi, pieni di acredine, da lei citati ho constatato decine di commenti positivi. E se avesse letto per intero il pezzo del suo stesso giornale avrebbe letto che il mio era un solo gesto di solidarietà nei confronti dei miei colleghi che sono costretti a lavorare in questa situazione di stress, così come avrebbe saputo che il bando da me emanato per 11 medici di pronto soccorso nei giorni scorsi, è andato deserto. Dovrebbe essere a conoscenza, da giornalista attento come è, che dal 2009 non possono farsi in Sicilia assunzioni di personale sanitario a tempo indeterminato, eppure io “senza dover sbattere i pugni sul tavolo in assessorato”, ho chiesto una deroga a piazza Ziino per assumere a tempo indeterminato i medici di pronto soccorso.

Come dovrebbe sapere, infine, che io reggo la sanità in provincia di Trapani solo da meno di tre mesi, dal 10 aprile 2017, e in questo tempo ho già sbloccato le nomine di una decina di primari, e di un centinaio di posti a tempo determinato di medici, infermieri e operatori sociosanitari.

Anche se lei non ha gradito, io ho ottenuto il risultato che mi interessava con quella foto: i primari dei pronto soccorso degli altri ospedali della provincia si sono offerti personalmente di coprire i turni al PS di Castelvetrano, e di questo li ringrazio.

Io sono un uomo fortunato: ho una bella famiglia, ho fatto una professione che amo, ho fatto nascere nella mia carriera di ostetrico e ginecologo oltre 6.300 bambini, e le assicuro che queste sono gioie difficilmente replicabili. Non devo più apparire, fare politica o avere altri incarichi, ma ho l’occasione, oggi, grazie all’opportunità data dalla nuova rete ospedaliera di dare una svolta all’offerta di salute per i miei concittadini. È questo, le assicuro, l’unico obiettivo che ho: la invito quindi ufficialmente a venire qui a constatare di persona, senza infingimenti, quanto stiamo facendo.

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