De Lucia: "Con riforma Nordio si rischia assoggettamento pm"

Riforma Nordio, i dubbi di de Lucia: “Si rischia assoggettamento pm”

"Non risolve problemi. Sorteggio? fonte di nuove opacità"
LE DICHIARAZIONI
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PALERMO – Il rischio dell’assoggettamento del pubblico ministero al potere esecutivo, l’irrilevanza della riforma sui reali problemi della giustizia, il pericolo che il sistema del sorteggio nella designazione dei membri togati del Csm sia foriero di nuove opacità: il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, in una intervista rilasciata nei giorni scorsi al sito Giustiziainsieme.it e pubblicata stamattina, esprime pesanti critiche sulla riforma Nordio.

“Mi sembra molto alta la probabilità che a questa prima riforma ne debba seguire un’altra che proprio per riequilibrare i poteri, squilibrati da quella della quale stiamo parlando, riconduca il pm ad una responsabilità non autoreferenziale, ovvero ad un controllo esterno, che evidentemente non potrebbe essere altro che quello esercitato dall’esecutivo”, spiega.

“Una cosa che non può che alimentare dubbi e incertezze è proprio che per molti profili la riforma, ove approvata, sarà chiara, nella sua reale portata, solo quando saranno note le cosiddette norme applicative. Tra l’altro il modo nel quale la riforma è stata approvata in Parlamento, senza alcuna discussione nelle aule, non lascia affatto tranquilli sul metodo che sarà usato per l’approvazione di tali norme”.

“È chiaro a tutti che si vorrebbe una giustizia ragionevolmente veloce e giusta, fatta di processi rapidi e di decisioni corrette sia nel settore penale che civile – prosegue – Questi desiderata non saranno esauditi in alcun modo dalla riforma, anzi una parte delle risorse che servono alla giustizia, dovrà essere impiegata per dare vita al secondo Csm ed alla Corte Disciplinare”

E sul sorteggio “in realtà – aggiunge de Lucia – è destinato a creare nuove opacità e a realizzare contatti clandestini tra i nuovi componenti dei nuovi Consigli e tra essi e soggetti esterni. Ricordo che nella notte dell’Hotel Champagne, più volte evocata come la rappresentazione del male, con alcuni consiglieri in carica al tempo sedevano due parlamentari della Repubblica”. 


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