Il principe della risata | Virtù e talenti di Fiorello

Il principe della risata | Virtù e talenti di Fiorello

Il principe della risata | Virtù e talenti di Fiorello

In cartellone lo show del comico. Ecco perché non possiamo fare a meno di lui.

Esistono fondamentalmente due tipi di comici: quelli che vogliono fare pensare e quelli che fanno soltanto ridere, grazie a Dio. Per sapere in quale lato del campo giochi Rosario Fiorello, basta leggere i commenti degli aficionados sul suo sito: “Tu non lo sai, ma io e ti adoro da quando avevo cinque anni! Ho iniziato con il karaoke e poi non ho mai smesso di seguirti!! E soprattutto, non ho mai smesso di divertirmi insieme a te! Sei la gioia di vivere fatta a persona!”. E ancora: “Sei straordinario ed elargisci sempre buon umore! Un abbraccio”. Tutto dipende dall’organo, dal muscolo, che si cerca di attivare. Ci sono presunti comici che bramano il cervello, che tessono elzeviri, che a ogni passo tirano fuori dal taschino uno specchio per riflettere e ripetere: avete visto quanto siamo intellettuali? Ci sono veri artisti della risata che sanno essere davvero intelligenti, cucinando piatti semplici e sfiziosi, puntando alla bocca che si allarga e al cuore che si rallegra. Siano benedetti per le oasi di buonumore che seminano nel nostro cammino.

Saro (no, non quello, il gelese, che ha la stoffa del barzellettiere vanaglorioso e dovrebbe, invece, governare, se ne fosse capace), Saruzzu da Augusta, sarà a Palermo, al teatro di Verdura, il 4 e il 5 luglio. Verrà accolto come un benefattore da chi si è ampiamente dissetato alla fonte del suo talento.

Che poi il ragionamento può declinarsi perfino all’isolana. Esistono gli aedi del senso di colpa, quelli che dietro ogni battuta spunta un sasso in bocca. Ricordiamoci che viviamo in terra di mafia – fratelli e penitenti – in contrade di infedeli, nella disgraziata Trinacria: nessun sorriso risulti innocente, ogni scherzo porti la gravità di una sociologia applicata a tutto, lasciando baluginare fantasmi di coppole e lupare; la leggerezza sia un macigno travestito, perché abbiamo la condanna di essere siciliani e dunque dannati.

Vorrebbe tessere – questa metrica d’incerta poesia – trame di impegno civile, ma regala solo alibi alla tristezza; vorrebbe ‘risvegliare le coscienze’ – quante volte abbiamo sentito la precedente espressione, tante da desiderare di non leggerla mai più – e finisce per addormentarle nell’espiazione e nella gnagnera

Per sua e nostra fortuna, Fiorello gioca nella parte del campo nobile, persegue una risata luminosa senza tortuosità, va dritto al bersaglio, è un siciliano buono dell’arte, a dispetto di troppi conterranei cattivi. Di se stesso ha detto: “Sono arrinisciuto, ma quando lavoravo per le pompe funebri il mio massimo era lavorare per quello. Quando ho cominciato a fare il cameriere nei villaggi turistici l’importante era fare il cameriere nel miglior modo possibile. Così di cosa in cosa, è venuta l’animazione senza mai avere un punto d’arrivo”.

E’ il segreto del successo, il messaggio in bottiglia lanciato in mare, nella certezza che troverà un approdo. E uno se l’immagina, impegnato a copiare la vita dal suo lato bellissimo, a cesellare personaggi e imitazioni mentre si occupava di altro, capace di ridere anche durante il suo impiego alle pompe funebri – che c’è stato, narrano biografie e wikipedia – non per sarcasmo, ma di tenerezza, inventando un guizzo in tutto quel mortorio.

Chissà che suggestione avrebbe – fantasticandoci un po’ sopra – lo scambio di destini: Saro da Gela a distribuire bibite e vanagloria nei villaggi turistici, Saro da Augusta a Palazzo d’Orleans. Magari gli esiti amministrativi si manifesterebbero egualmente tremendi. Però, ci sarebbe di che ridere, a gola spiegata, senza il pungiglione d’amarezza che ancora ci tormenta.

 

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