CAGLIARI – Era la sua seconda missione in Afghanistan, a settembre sarebbe dovuto tornare a casa, il capitano Giuseppe La Rosa, 30 anni, originario del messinese, morto questa mattina nell’attentato in cui sono rimasti feriti altri tre militari. Dal dicembre dello scorso anno era effettivo nel 3/o Reggimento bersaglieri della Brigata Sassari di stanza a Capo Teulada. “Era un ufficiale solare, sempre disponibile – lo ricorda il suo comandante, il colonnello Corrado Carlini – Professionalmente preparato, bene si era inserito nella realtà del Reggimento”. La Rosa era originario di Barcellona Pozzo Di Gotto, un comune a pochi chilometri da Messina, dove aveva vissuto con i genitori e i due fratelli.
Attualmente era addetto all’Ufficio operazioni e addestramento del 3/o Reggimento bersaglieri di Capo Teulada – una delle unità più decorate dell’Esercito composta da un comando di Reggimento, una Compagnia di supporto logistico e un Battaglione bersaglieri – ed era partito a marzo per l’Afghanistan. Una missione all’estero che seguiva le altre tre a cui aveva partecipato. Dal 2007 al 2009 il capitano era andato in missione in Kosovo, due anni dopo la prima puntata in Afghanistan terminata a marzo dello scorso anno, poi a dicembre l’arrivo al 3/o Reggimento bersaglieri e la partenza per la nuova missione. Il generale Manlio Scopigno, comandante della Brigata Sassari, a nome di tutti i ‘Sassarini’, si stringe attorno ai familiari della vittima ai quali ha espresso sentimenti di cordoglio e solidarietà. Sono vicini alla famiglia anche gli ufficiali del 183/o corso Lealtà dell’accademia di Modena.
Proprio i compagni di corso ricordano il capitano come un ragazzo dai grandi valori, sempre scherzoso e disponibile nei confronti degli altri. Amava la famiglia, gli amici e il suo lavoro, era infatti entrato giovanissimo all’accademia militare di Modena. La notizia della scomparsa di La Rosa ha sconvolto chi lo conosceva e i compagni di corso: “Mai più di oggi è dura per tutti noi – dicono – andare avanti senza Giuseppe”.
I familiari del capitano, intanto, sono chiusi nel loro immenso dolore nella casa di Barcellona Pozzo di Gotto. Sono assistiti al momento da psicologi dell’esercito e non vogliono rilasciare dichiarazioni. “Abbiamo appreso la notizia stamattina – spiega il tenente colonnello della Brigata Aosta di Messina Angelo Vesto – e insieme al vicecomandante e al cappellano militare siamo venuti ad informare la madre, il padre e la sorella che vivono qui a Barcellona Pozzo di Gotto. Il ragazzo ha anche altri due fratelli che risiedono fuori Messina. Giuseppe tornava spesso qui dopo le missioni per salutare i familiari. Da quello che mi ha riferito il suo comandante – aggiunge l’ufficiale dell’esercito – era una persona esperta e motivata, e aveva fatto altre missioni all’estero. Siamo tutti addolorati se ne è andato uno dei nostri migliori uomini”.
Nel popoloso quartiere di Sant’Antonio, dopo la notizia della morte del capitano non si vede nessuno. Anche la casa dove abitano gli anziani genitori, il papà Biagio e la mamma Concetta Li Voti, è serrata. In via Statale S. Antonino, assieme ai genitori c’é la sorella, anch’essa vive nella città del Longano. Davanti casa, ci sono dei militari che, cortesemente ci fanno sapere che i genitori non vogliono parlare con i giornalisti e si sono chiusi nel loro dolore. Un ufficiale dell’esercito, in servizio alla caserma Aosta di Messina, anch’egli davanti al portone, conosceva bene il collega Giuseppe: “era un ragazzo d’oro che indossava la divisa con grande orgoglio ed era sempre in prima linea per svolgere i compiti che di volta in volta gli venivano assegnati.
“Era una ragazzo d’oro, solare… è una notizia incredibile…”. Parla tra i singhiozzi un vicino di casa del capitano Giuseppe La Rosa, morto oggi in Afghanistan. Le due famiglie vivono al primo piano in case attigue nel palazzo a due elevazioni del popoloso rione di Sant’Antonio, a Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese. L’uomo in lacrime, parla con difficoltà, travolto dal dolore e dall’emozione. Ricorda quando “Giuseppe tornava a casa, era sempre una festa… Io lo confondevo con suo fratello, che è anche lui un ufficiale, tenente, dell’esercito”. “Era legatissimo alla sua famiglia – ricorda commosso – tanto che quando tornava in licenza non usciva di casa, stava sempre con i genitori”. Giuseppe La Rosa, da qualche anno si era trasferito a Casamassima in provincia di Bari mentre, quando era in Italia prestava servizio nel terzo reggimento bersaglieri di stanza a Cagliari.

