Quali sono le impressioni a margine della conferenza stampa del presidente della Regione, Renato Schifani? Proviamo a trarle dal taccuino. Abbiamo visto un governatore convinto del percorso compiuto che considera non esaustivo, ma di buon auspicio per il domani.
I numeri di Palazzo d’Orleans
Ai giornalisti presenti per i saluti di fine d’anno è stato consegnato un carpettone zeppo di numeri. Che sono variamente interpretabili, diversamente spiegabili, ma che restano numeri. Titolo dell’opera: ‘Il risanamento dell’economia siciliana 2022-2025’.
Il presidente ha, ovviamente, sottolineato: l’azzeramento del disavanzo della Regione e la formazione di un avanzo di oltre due miliardi. C’è un elemento già squadernato da Palazzo d’Orleans: “I nuovi dati Istat confermano che la Sicilia cresce più del resto d’Italia. Con un Pil del 2024 in aumento dell’1,8%, la nostra Regione si colloca al primo posto a livello nazionale e continua a trainare la crescita del Mezzogiorno e del Paese”.
Ci sono altri dettagli che consentono al presidente Schifani di parlare di una “economia in salute e in crescita”. Ci sono i finanziamenti dell’Irfis, per famiglie e imprese, i fondi per l’emergenza idrica, i lavori sulla Palermo-Catania.
Un manifesto di cifre che l’inquilino di Palazzo d’Orleans seziona e spiega. Numeri, appunto. Non nascondono le criticità in corso, ma offrono – dal punto di vista governativo – il calendario di un impegno. Rimane sul tappeto l’enorme questione irrisolta della disastrata sanità siciliana con la promessa di valutazioni rigorose e riforme per gli incarichi.
La trama politica
C’è, sullo sfondo, da convitato di pietra evocato dalle domande, una trama politica ingarbugliata, perché le elezioni si avvicinano e crescono le tensioni. Tuttavia, l’indirizzo non sembra cambiato. Il no alla Dc rimane, mentre si approssima un necessario rimpasto.
“Devo riempire due caselle nel mio governo, perché non mi possono consentire di avere ancora gli interim, c’è quasi una situazione di immobilismo nei due assessorati. Quindi è un atto dovuto – ecco le parole del governatore -. Ho adottato una scelta di fondo e nulla è cambiato rispetto a due mesi fa: non ho estromesso due assessori ma un partito. Stimo quel partito, ma secondo le indagini la Dc ha dimostrato di avere modelli gestione non consoni a come io intendo la trasparenza e l’uso delle istituzioni”.
Una presa di posizione che andrà verificata nella prova dei passaggi politici. Quale sarà la reazione della Dc davanti a una evidente chiusura, sia pure con la cornice dell’aplomb istituzionale? E come deciderà, il centrodestra, di affrontare la gigantesca questione morale che lo riguarda in primis?
La partita del bis
La madre di tutte le fibrillazioni riceve la seguente risposta: “Sto lavorando. Sulla base delle regole del centrodestra i presidenti di Regione uscenti vengono riconfermati. Se dovessi cambiare idea chiederò di interrompere questa regola, ma sono concentrato sul lavoro e occorrono dieci anni per attuare un programma completo. Non è una rivendicazione, ma un dato di fatto. A me è stato chiesto di scendere in campo, non ho alzato il ditino io”.
E ancora: “Fermo restando che i leader nazionali sono liberi di valutare diversamente e cambiare metodo ma non mi risulta che il metodo sia cambiato, a meno che un mese prima non impazzisca e decida di dedicarmi ai miei nipoti ma prendetela come una battuta. Siamo laici. Ho ottimi rapporti con i leader nazionali e regionali. Sono sereno, poi la politica è imprevedibile”.
Sussurri e indiscrezioni suonano una canzone diversa, rispetto a qualche mese fa, quando la ricandidatura di Schifani appariva solida. Oggi, si propende per una scalata almeno non agevolissima. Ma il presidente che si è presentato per la conferenza stampa di fine anno – ecco l’impressione conclusiva – ha le sue carte da giocare e le giocherà.
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