Professore Roberto Lagalla, sindaco di Palermo, come valuta la nota vicenda dell’assessore Ferrandelli che ha ‘occupato’ un appartamento dello Zen, con altre figure conosciute, per stroncare una catena di abusi: stava interpretando la linea del Comune?
“Ci sono diverse linee che si incrociano nella domanda. Rispondo a tutto”.
Prego.
“Intanto nel governo e nell’applicazione pratica degli interventi risalta un dato incontrovertibile. Questa amministrazione sta investendo più di ogni altra nei quartieri periferici della città. Parliamo di un investimento che sfiora i cento milioni solo per le periferie Sud, cioè Sperone e Brancaccio. C’è grande attenzione, ovviamente, su Borgo Nuovo e lo Zen”.
Come si sostanzia?
“Lo Zen in particolare ha avuto un impatto, come è noto alle cronache, sulla violenza urbana. Abbiamo agito in sinergia con tutte le istituzioni per mettere insieme svariate attività, aumentando i controlli del territorio, anche nel centro storico con le zone rosse. Da marzo scenderanno in campo i nuovi vigili urbani. A Borgo Nuovo ci sono quaranta milioni di investimento del decreto Caivano due, di cui sedici del Comune. Allo Zen siamo impegnati con la nuova piazza e col ‘playground’ dietro la chiesa, per circa ottocentomila euro. Stiamo affrontando i problemi dei cumuli di rifiuti, interverremo nelle scuole, stiamo implementando le attività sociali, presto ripristineremo gli uffici comunali al momento chiusi. Serve un ingrediente fondamentale per cambiare le cose”.
Quale, sindaco?
“La consapevolezza e la partecipazione della città. Siamo tutti chiamati a un patto civile nel segno dell’identità e della solidarietà. Le politiche abitative rappresentano uno snodo fondamentale. Abbiamo modificato un sistema, velocizzando e rendendo trasparenti i meccanismi di assegnazione, anche cercando di avviare una sempre maggiore condivisione con l’Iacp. Lavoreremo con la prefettura nel controllo della rete idrica…”.
Sì, però non mi ha risposto su Ferrandelli.
“In quella circostanza specialissima, un atto di eresia va considerato funzionale a un risultato che è stato ottenuto: sorvegliare un appartamento e proteggere nuclei familiari intimiditi”.
Perché eresia?
“Perché non è stata un’azione consueta, ma ha funzionato in modo soddisfacente, accendendo la voglia di partecipazione di Palermo e del quartiere. Io ero lì, con altri della giunta, per condividere. Non è questo ovviamente il modello classico e permanente a cui si ispira la giunta”.
Infatti il consigliere Milazzo, di Fratelli d’Italia, è stato piuttosto critico.
“Il consigliere Milazzo è esponente di primo piano di un partito importante della coalizione e ha una radicata consuetudine con i quartieri, oltre a godere della mia stima per la sua efficace azione consiliare. Le sue parole hanno legittimamente dato rilevanza critica all’aspetto apparentemente eretico della vicenda, rispetto al più classico comportamento istituzionale: tuttavia, uscendo dal formalismo, si è generato un momento di sentita e diffusa compartecipazione. In ogni caso, nessuno può dire che non ci sia stato, come c’è continuamente, un contatto stretto del sindaco con le altre istituzioni. Quando qualcuno ha staccato la luce nell’appartamento, le forze dell’ordine sono arrivate in tre minuti, a dimostrazione di un raccordo operativo esistente e funzionante”.
Sa cosa dicono le malelingue, sindaco?
“Beh, ne dicono tante…”.
Nel caso in specie che Fabrizio Ferrandelli, attuale assessore della giunta Lagalla, potrebbe essere uno suo avversario alle prossime comunali. Lei che ne dice?
“Io sono abituato a pensare che un uomo delle istituzioni dia il meglio di sé, quando si impegna per un lavoro nell’interesse della comunità. Questo lo stanno facendo tutti coloro che, con coraggio e buonafede, operano quotidianamente per il bene collettivo tanto in giunta, quanto in consiglio comunale. L’assessore Ferrandelli ha compiuto una scelta politica netta, dopo essere stato candidato sotto altri vessilli. Ha poi condiviso un progetto, con un percorso politico diverso e nel centrodestra, dimostrandosi sensibile al gioco di squadra. Gli riconosco chiarezza nelle scelte, coerenza e lealtà personale, oltre che politica. Credo di avere risposto alla sua domanda”.
Per ora non si parla più di allarme sicurezza.
“Io ho dovuto subire una voluta confusione tra percezione e realtà fattuale. Noi abbiamo operato al meglio per aggredire un problema comunque degno della massima attenzione, con alcune drammatiche ricadute. Non abbassiamo la guardia, anche se i risultati in miglioramento sono evidenti; però il rischio zero non esiste. Ma a Palermo è sempre attuale la maledizione del Gattopardo: il fare non sarà mai né riconosciuto, né perdonato”.
Lei ha già chiarito di puntare al bis. Come immagina l’ultimo anno più qualcosa del suo mandato?
“Noi abbiamo operato in un tempo limitato, recuperando solo nel 2024 l’agibilità economico-finanziaria, ferma dal 2019. Ci confrontiamo con una opposizione priva di idee propositive, ma incline alla polemica rovente, alimentata anche da qualche breccia in quella che dovrebbe essere la naturale riservatezza di alcuni uffici preposti a delicate funzioni comunali. Noi, tornando al Gattopardo, abbiamo fatto, stiamo facendo e faremo e questo magari per qualcuno può risultare fastidioso. Di certo, non tutto è stato fatto. Ci sono opere importanti da mandare avanti e completare. Mi riferisco, tra le altre, alla piscina, al palazzetto dello sport, al rifacimento degli assi viari, per sanare la questione delle buche, alla manutenzione del verde, al raddoppio del ponte Corleone, ai lavori per la Fiera, a quelli della tratta C del tram… siamo molto concentrati su tutto questo”.
Ritiene necessario un ritocchino alla giunta?
“Non mi pare un’esigenza primaria, per il rispetto del lavoro portato avanti dagli assessori che ho già elogiato e per gli equilibri che riguardano il consiglio comunale”.
Il bis lo considera garantito o no?
“Vedo una grande solidarietà e un forte affiatamento all’interno della coalizione dove, inevitabilmente, ognuno rappresenta legittimi interessi specifici”.
Diamo uno sguardo oltre Palermo: il suo giudizio sull’approccio al referendum?
“La soluzione è il confronto. Sposo le parole sagge del Presidente della Repubblica, col suo invito alla moderazione e a disarmare le parole. L’importante è votare”.
Insomma, Ferrandelli promosso?
“Diceva forse Mao Zedong, o forse Deng Xiaoping: non importa se il gatto è bianco o nero; è essenziale che catturi il topo”.
Mao o Deng?
“Alla fine, metaforicamente, è prendere il topo che conta”.

