“Aggredita dai rom, non porto rancore” - Live Sicilia

“Aggredita dai rom, non porto rancore”

Nostra intervista alla vittima
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(Questa intervista fu pubblicata pochi giorni dopo l’aggressione)
La voce al telefono è sommessa. Va avanti a scatti e singhiozzi. L’adolescente Lara (nome inventato), lunedì scorso, ha passato il più brutto quarto d’ora della sua vita. Tre rom, presumibilmente del campo della Favorita, hanno aggredito lei e io suo ragazzo mentre aspettavano il 101 allo Stadio delle Palme. Terribile la cronaca: calci, pugni, palpeggiamenti. Ma Lara non ha trasformato il suo dolore in un generico impulso vendicativo: “Sono per l’integrazione e non cambio idea”. E’ un bel segnale di sensibilità e tolleranza e vale ancora di più perché arriva da chi ha patito in prima persona una brutale violenza. La voce al telefono è dolente. Pochi minuti di conversazione. Il carico dello strazio si fa, via via, insopportabile.

Lara cosa è successo?
“Aspettavamo l’autobus, il 101. Avevamo fatto qualche giro di corsa nel giardino che c’è accanto allo Stadio”.

Poi?
“Sono sbucati in tre”.

Dal campo rom della Favorita?
“Sì, da lì. E lì sono tornati. Uno ha puntato il coltello alla gola del mio ragazzo. Hanno cercato di toccarmi. E’ stato orribile”.

Ha avuto paura che la situazione potesse degenerare?
“Sì, ho avuto paura che facessero male al mio ragazzo col coltello. Sono stati attimi indimenticabili. Ho avuto paura di morire”.

D’ora in poi Lara odierà tutti gli “zingari”?
“No, sono per l’integrazione e l’accoglienza. Ci sono persone perbene e delinquenti ovunque. Non è giusto fare di tutta l’erba un fascio”.


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Commenti

    Plaudo alla vittima che non generalizza l’operato di singoli.
    Tuttavia la comunità rom è un a comunità circoscritta e l’identità di questi tre delinquenti è sicuramente ben nota.
    Se vogliono dare un segno chiaro della volontà d’integrarsi con il resto della società civile palermitana che li denuncino, se ciò non avverrà allora tutta la comunità rom è complice.

    Sono andata a ripescare la lettera della madre della ragazzina aggredita che Puglisi, forse il solo a Palermo, ha pubblicato su questo stesso sito.
    Non mi pare dica di voler perdonare. La riporto qui:

    “Questi delinquenti, non credo che si sia trattato della loro prima rapina con un coltello a serramanico, si sono poi rifugiati presso quel campo nomadi e da quel posto provengono. Mia figlia non può perdonare, quasi come fosse accaduto uno ‘’spiacevole episodio”, chi le ha fatto tanto male; chi ha mostrato verso di lei tanto odio e disprezzo, chi ha puntato alla gola del suo ragazzo un coltello, chi lo ha picchiato…”

    Gentile Vera, nessuno ha parlato di perdono da parte della madre, almeno non qui. Anche perché il perdono è un fatto personale. Noi, per esempio, abbiamo riportato l’intervista alla ragazza che ci ha detto quelle cose che si possono leggere. Noi non condividiamo certe “provocazioni” di Forza Nuova e l’abbiamo scritto in sede di commento. Ma siccome, nella sua lettera, la signora ringraziava i militanti di Forza Nuova, non c’era motivo di tacere questo particolare che era un dato di cronaca da riferire.

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