Sembrerebbe il titolo di un film: ‘Isma’ (nel senso di Ismaele La Vardera) corre da solo? Il leader di Controcorrente, anche con le ultime esternazioni social, parrebbe proiettarsi un po’ oltre le suggestioni del campo largo, di cui abbiamo narrato le titubanze siciliane, grazie alla cronaca del nostro Salvo Cataldo. Questa, almeno, è l’interpretazione che qualcuno sussurra. C’è già chi lo dà quasi per scontato. Ma potrebbe avere l’aria di una difesa rispetto alle altrui resistenze, più o meno carsiche.
Le dinamiche della coalizione – da noi messe in fila – riflettono un magma estremamente incerto. Il Pd tira fuori il suo candidato, benché ancora innominato. La Vardera si avvicina ai pentastellati. Tuttavia, per scosse nazionali, potrebbero essere i democratici a trovare la sintesi con M5S. Le primarie restano sullo sfondo.
La traversata solitaria
In questo contesto friabile è dunque possibile che il suddetto si prepari fortemente alla traversata solitaria, alla candidatura senza accordo col centrosinistra. O che, almeno, ci tenga a fare capire che è pronto alla sfida. Sicilianamente: un si scanta…
La strategia è quella della risposta frontale a più livelli. Spicca, in calce a ricostruzioni giornalistiche, la missiva social alla segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, sulla strategia del Partito Democratico regionale circa un fantomatico piano ‘anti-Ismaele’.
Cosa suggerisce Agrigento
Soprattutto, la vicenda agrigentina, diventata simbolo di intransigenza e diversità, corrisponde alla dinamica del personaggio politico che fa da sé, che segue la sua stessa natura, peraltro chiaramente esposta, non disponibile ai compromessi di un’alleanza. Cosa sarebbe accaduto – lavoriamo di immaginazione – con un’identica polemica tra un eventuale presidente La Vardera e un eventuale assessore di centrosinistra? Però, nessuno – ecco il punto – può dirsi sorpreso. ‘Isma’ fa ‘Isma’ fino in fondo. In questo è coerente, restando, come tutti, fallibile nel merito.
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Probabilmente, oltretutto, al ‘popolo di La Vardera’, la trasvolata rivoluzionaria piacerebbe perfino di più, perché sarebbe glorificata dalla purezza, con annessa messe di consensi indivisibile, anche se difficilmente baciata dalla vittoria, in caso di rottura. Resterebbe il tempo necessario per consolidarsi e costruire successi futuribili, con un ruolo da protagonisti, non più da passeggeri.
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