La Cisal chiede il ponte sullo Stretto: "Musumeci lo rivendichi a Roma" - LiveSicilia.it

La Cisal e il ponte sullo Stretto| “Musumeci lo rivendichi a Roma”

Ponte sullo Stretto
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Commenti

    sono d accordissimo con lei, il ponte è strategico e il governo s è dimenticato della sicilia ormai da decenni, purtroppo è già evidente che musumeci non ha nessuna voce in capitolo ,,,,,non è certo Zaia o Toti altrimenti se fossimo al nord questo ponte sarrebbe già finito da decenni,,,,,,,,e non ci possiamo nemmeno appellarci ai nostri mitici parlamentari all ars,,,,,,mi viene da ridere a gente come Miccichè , il figlio di Genovese o Tamajo o al mitico Milazzo che ci rappresenta a Bruxelles nonostante a stento parli il siciliano stretto ,chiedere il ponte al governo? saremmo alle comiche

    finiamola bisogna guardare la realtà il ponte sullo stretto è un lusso che non possiamo permetterci è solo una presa in giro che dura da 50 anni , e come dire ” voglio fare il ponte da palermo verso l’isola delle femmine.”

    Non si riesce a ristrutturare il ponte sul fiume oreto, figuriamoci costruire un ponte di sana pianta sullo stretto di Messina. Si fa prima ad andare su Marte.

    Costerebbe molto meno un tunnel sottomarino a quattro canne, due ferroviarie e due autostradali che inoltre resisterebbe meglio del ponte ad eventuali sismi fino al 7° grado Richter così come hanno dimostrato studi effettuati nei vari concorsi internazionali indetti dalla ex società Stretto di Messina che si sono succeduti negli anni. Perchè andare a spendere tanti soldi in più del dovuto per ottenere il medesimo risultato?

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

La responsabilità morale della morte per difterite di una bimba è anche di coloro che oggi governa questo paese e che ha fatto propria e diffuso la sub cultura no vax. Non può esserci discrezionalità per certe cose che attengono non solo alla salute dei singoli ma la salute pubblica. Perchè sopratutto nel caso dei bimbi, le conseguenze di scelte scellerate ricadono poi sui bimbi stessi. Che non hanno avuto la possibilità di scegliere tra la vita e la morte.

una ristrutturazione datata 2023, che ha portato a continue proroghe degli attuali incarichi, e che rischia con i numeri attuali di lasciare quasi la metà delle strutture senza dirigenti, e questo perchè : 1 il numero dei dirigenti che si ritiene vadano in pensione nel prossimo triennio, tiene conto solo di quelli che ci vanno per raggiunti limiti di età e non di quelli che avranno maturato il diritto per contribuzione. 2 in ogni caso dal numero complessivo si devono togliere i dirigenti generali, quelli a capo degli uffici speciali, i capi di gabinetto e altri inquadrati nei gabinetti, quanti pur iscritti nel ruolo svolgono funzioni presso altri uffici o in comando o in aspettativa, e solo queste categorie assommano a circa 100 dirigenti, per cui a fronte di 561 strutture ne copriranno forse 300. E tutto questo perchè una politica incapace non si rende conto che il vero problema sta nel superamento della legge 10/2000 che dopo 25 anni ha esaurito la sua funzione, e che occorre ripensare la regione per i prossimi 20/30 anni, a meno che non la si voglia chiudere.

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