La facile arte del delitto | Palermo e la violenza - Live Sicilia

La facile arte del delitto | Palermo e la violenza

Il degrado culturale, la mancanza di riferimenti, la crisi, la mafia che regola il caos per mostrare che funziona meglio dello Stato. A ciascuno le proprie valutazioni con un punto di partenza, freddo e impietoso come la cronaca che ci consegna una città dove, forse, prima ancora di essere normale, ammazzare qualcuno è diventato facile.

Il fenomeno
di
12 Commenti Condividi

PALERMO – “Assuefazione” è la parola che si sente ripetere a magistrati e investigatori. Assuefazione alla violenza e alla morte come sua estrema conseguenza. E quando la violenza diventa “normale” accade che un uomo, pure lui “normale”, prema il grilletto e uccida un padre di famiglia che lavora in una pompa di benzina.

Si può condividere o meno il ragionamento; ci si può, o forse ci si dovrebbe, misurare con l’analisi sociologica di certi fenomeni; si può condividere o meno che la violenza sia figlia del degrado culturale o della mancanza di riferimenti (come hanno detto in questi giorni gli addetti ai lavori), oppure della crisi economica; si può ipotizzare che la mafia regoli il caos per mostrare che Cosa nostra funziona meglio dello Stato. A ciascuno le proprie valutazioni con un punto di partenza, freddo e impietoso come la cronaca che ci consegna una città dove, forse, prima ancora di essere normale ammazzare qualcuno è diventato facile.

I morti di mafia li abbiamo contati a centinaia sulle nostre strade. Negli ultimi tempi le eliminazioni sono diventate chirurgiche. Cosa nostra, però, quando è stato necessario ha ricordato a tutti, che chi sbaglia paga. Davide Romano fatto ritrovare dentro il bagagliaio di una Fiat Uno a pochi metri da corso Calatafimi. Giuseppe Calascibetta crivellato di colpi a Belmonte Chiavelli. Francesco Nangano, ucciso in via Messina Marine appena uscito dalla macelleria. Giuseppe Di Giacomo massacrato alle sette di sera in una trafficatissima strada della Zisa. Sono tutti delitti che chi vive in una terra di mafia finisce per ritenerli ineluttabili. A volte si corre pure il rischio di considerarli “fatti loro”.

Cosa diversa è quando l’assassino è l’uomo della porta accanto. Colui che sveste i panni della normalità per diventare killer, assoldato non da qualcuno ma da se stesso. Da una mente contorta, la sua, che lo spinge a scaricare rabbia e violenza contro un nemico estemporaneo. Lo hanno detto il procuratore Francesco Lo Voi e il questore Guido Longo per il caso dell’omicidio del benzinaio Nicola Lombardo, spostando la questione alla radice – “bisogna capire perché mai un uomo come Mario Di Fiore debba andare in giro armato” – e cioè al degrado della società di oggi.

La cronaca è piena di storie di ordinaria follia, di gialli risolti e di altri casi che non hanno abbandonato il colore del mistero. Qualcuno, in questi anni, ha ritenuto normale o facile, fate voi, affondare per ventisette volte un paio di forbici nella gola di Ninni Giarrusso, la parruccaia di via Dante; fare fuoco sul commerciante di bibite Daniele Discrede mentre teneva per mano la figlia di otto anni; entrare a casa di una prostituta, Anna Maria Renna, e infierire con una dozzina di coltellate sul suo corpo nell’appartamento di via Maggiore Toselli. Misteri irrisolti, come il delitto di Enzo Fragalà, il penalista bastonato a morte sotto il suo studio ad una manciata di metri dal Palazzo di Giustizia.

E poi si sono i casi che, secondo gli investigatori, hanno un colpevole. Come l’omicidio di Salvatore Quartararo preso a pistolettate, nel 2014, dai componenti di un nucleo familiare, i Marra, che difesero il loro onore impugnando un’arma tra le bancarelle del mercatino rionale al Cep. Un mese fa a Brancaccio, si è scoperto che un venticinquenne, Cosimo Geloso, avrebbe lanciato la sua macchina contro un anziano, travolto e ucciso nel tentativo di salvare la nipote diciassettenne, vero obiettivo del folle gesto scambiato a lungo per un casuale incidente stradale. Ed ancora come la triste storia di Aldo Naro, il giovane laureato in medicina ucciso con un calcio alla tempia dal buttafuori di una discoteca, minorenne e reo confesso.

Storie di dolore e morte, di violenza e sopraffazione che non accadono, come ha ricordato il questore Longo, nella periferia di una città sudamericana, ma sotto casa nostra, “a Palermo, una delle più importanti città italiane”.


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

12 Commenti Condividi

Commenti

    Riccardo Lo Verso disegna il quadro di una città allo sbando, di una città senza valori ma soprattutto senza regole. L’illegalità piccola e grande è visibile in ogni angolo di strada dal posteggiatore abusivo alle ormai migliaia di venditori di ogni tipo di mercanzia che invadono strade e marciapiedi. Certo, questo è un problema apparentemente minore di fronte ai tanti atti di violenza, ma è anche il segnale di debolezza di un’amministrazione che pensa di governare con annunci demagogici ma anche delle difficoltà delle forze dell’ordine perennemente sotto organico. Serve una sterzata, un cambio di rotta. Per imporre la legalità non bastano le belle parole ma servono i fatti

    Quella che è venuta meno è la c.d. “intelligenza sociale”. Quella intelligenza che ci consente di relazionarci con gli altri e , soprattutto, di prevedere le possibili conseguenze di ogni nostro comportamento. Se io dico cretino ad una persona, metto in conto, proprio in forza della intelligenza sociale, che costui reagisca con una invettiva. Volendo, posso anche mettere in conto che mi dia una testata. Non posso mai rappresentarmi come possibile o probabile reazione, che esca il coltello o che mi spari. Se sferro un cazzotto, devo mettere in conto un calcio nelle palle. Non una sventagliata di mitra Se esco il dito medio per un sorpasso, mi aspetto il gesto dell’ombrello o una chiamata in causa di mia madre o di mia sorella. Non di essere arrotato. E gli esempi potrebbero continuare.
    Era per chiarire il concetto e rendere l’idea dell’improvviso deficit che connota il nostro sistema sociale. Non so quali siano state le cause e quali i possibili rimedi. Posso solo registrare che, in queste condizioni, ciascuno di noi è un possibile bersaglio e un potenziale carnefice.
    C’è poco da stare allegri
    Ennio Tinaglia

    Città allo sbando. ….. un bel bacino di voti x i soliti politici, aspettiamo le solite promesse alle prossime elezioni !!!

    Palermo somiglia (in maniera preoccupante) sempre più a qualche violenta città del sud america o del brasile, in più tutte queste ondate di immigrati senza controllo non fanno altro che aggravare la situazione. In tutto questo, ovviamente, stanco di dirlo, i nostri governanti non fanno nulla.

    La causa è la totale mancanza di rispetto verso le regole da parte, prima di tutti, di chi le regole dovrebbe farle rispettare. Se no non si spiegherebbe perché il posteggiatore di piazzale Ungheria (parcheggio a pagamento gestito dal Comune di Palermo) si permetta di dire ed affermare (gridando) che gli si possono mandare tutti i vigili urbani e tutti i poliziotti del mondo tanto lui di lì non andrà mai via perché quella è la sua proprietà e delle forze dell’ordine lui non ha paura. Quando anche i delinquenti (non i delinquenti mafiosi, ma la minuzzaglia che ormai imperversa nelle strade cittadine) si permettono di non preoccuparsi delle forze dell’ordine anzi di ridergli in faccia è la fine. E’ allora che di fatto si dice alla gente per bene di munirsi di fucili per proteggersi da sola.

    condivido pienamente il commento scritto da @nicola e aggiungo inoltre un problema invisibile che molti ignorano o credono sia una stupidaggine “la violenza alla TV” ci sono questi nuovi programmi sul digitale terrestre che ci bombardano di continuo usando immagini e linguaggi molto spinti e violenti.

    GOVERNANTI ,POLITICI,BUROCRATI E POTENTI, riflette su questa analisi purtroppo VERISSIMA (che avete tutti perpetrato a scopo sempre e puramente personale), non avendo mai avuto il pensiero vero, per una crescita morale e civile del POPOLO SICILIANO.

    E la sera, tornati a casa dopo una giornata di lavoro, possiamo dire finalmente ” Oggi, non mi ha sparato nessuno ” .

    A Palermo, il ricambio generazionale non è avvenuto come nei siti e nei luoghi che conosciamo e che visitiamo in tutto il mondo (anche occasionalmente).
    Delle malefatte ci stupiamo sempre in pochi…e molti altri si sono assuefatti.
    Il declino morale,che in questi ultimi dieci anni ci ha travolto, ha ragioni sociali profondissime.
    Vi accorgete delle stornellate neo-melodiche che dai cellulari ammorbano l’aria in ogni zona della città? Questi ragazzi crescono e vivono in un ambiente dove il normale per loro è orrore per noi.
    Fortunati noi che gli uomini (degni) del passato, ci hanno lasciato mirabili meraviglie architettoniche e culturali; saremmo oggi alla stregua di chi ci vuol sopraffare anche con le armi.
    Come Diogene cerchiamo ancora l’uomo che non riusciamo a trovare, ma non credo che lo troveremo nel palazzo, se il popolo non cambia l’uomo e introvabile.

    L’analisi del dott. Lo Verso è corretta : Il degrado culturale, la mancanza di riferimenti e la crisi economica, sono certamente dei motivi validi per spiegare l’attuale situazione . A questo però vorrei aggiungere altri due fattori, la crisi della mafia e della vecchia politica. Da quando sono venuti a mancare i due “poteri forti” che, fino alla prima repubblica, avevano gestito il potere in città e che avevano rappresentato una specie di collante delle varie anime e realtà cittadine, abbiamo assistito alla “balcanizzazione”della città. Ormai ogn’ uno si muove senza più controlli e senza regole. La mini criminalità e l’illegalità diffusa sono gli aspetti eclatanti della realtà palermitana. La vecchia classe dirigente democristiana ( e non solo) riusciva a garantire il lavoro, grazie all clientelismo e alle raccomandazioni. La pubblica amministrazione era un importante valvola di sfogo delle tante richieste di lavoro. La vecchia mafia controllava invece le attività private . Gli appalti pubblici rappresentavano il punto di contatto tra i due poteri, quello “legale” e quello illegale. Ma per poter continuare i loro affari i due poteri avevano bisogno di una parvenza di “pace sociale”. Gli omicidi, ed erano tanti in quel periodo, servivano a togliere di mezzo chi poteva rappresentare un pericolo per tale “equilibrio”. Con la crisi e poi con la fine della prima repubblica, questo equilibrio ”patologico” è saltato. Le inchieste della magistratura, la “primavera di Palermo”, i vari pentiti, i nuovi partiti hanno fatto piazza pulita di questa realtà. C’era l’occasione per creare un nuova società, basata sulla legalità e su nuove regole. Purtroppo quella “rivoluzione” non ha creato questa nuova società . Abbiamo distrutto il vecchio ma non siamo stati capaci di creare un alternativa valida. E in questo vuoto è prosperata la piccola delinquenza e l’illegalità diffusa, senza controlli e senza regole .

    Belfagor, questo vale per tutta l’italia..

    Io sono anni che lo dico nei miei commenti su Livesicilia, tempo 10 anni e Palermo diventerà come Ciudad Juarez. Però saremo tutti ancora convinti che sia la città più bella del mondo, perché c’è il sole, il mare, il panino con le panelle e la squadra in serie A.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *