NISCEMI (CALTANISSETTA) – “È casa tua ma non hai il permesso di entrare”. Siria ha la voce tremolante. Mentre parla più di una lacrima scivola inevitabilmente sul volto. Sono i segni feroci e tangibili di cosa significhi non poter rimettere più piede in quell’abitazione – ad una manciata di metri da quel dirupo spaventoso e profondo che ha inghiottito non soltanto porzioni di terra – costruita con i sacrifici ed il lavoro di una vita.
La sua è una delle centinaia di storie che raccontano il dramma della frana di Niscemi. Assieme al marito Vincenzo ed al loro figlio di appena 1 anno sono tra gli oltre 1200 sfollati in cerca di un nuovo focolare. Tutto è cambiato in una domenica di fine gennaio. Quando ci si apprestava a sedersi per il pranzo.
La frana di Niscemi e la zona rossa
Niscemi ad ogni giorno che passa acquisisce la consapevolezza del dramma in corso. Non è solo una questione geologica. È, semmai, una vicenda che abbraccia la dimensione umana nella sua interezza e complessità. Donne, uomini e bambini. Giovani e anziani. Benestanti e meno abbienti. La zona rossa che dal burrone si estende per 150 metri riguarda tutti e non ha risparmiato nessuno.
Anche chi lì non ci abita. Un’intera comunità, infatti, si riversa nel corso della giornata a ridosso dell’aerea off limits per rendersi conto delle necessità dei loro concittadini. Ed in un modo o nell’altro provvede. Fosse solo una parola di conforto. Una gara di solidarietà che in queste ore conosce, però, anche la schiettezza dell’accaduto.
Una settimana cominciata con un impatto emotivo devastante ma che si conclude in un clima di tensione. Nella necessità di conoscere perché – quantomeno negli ultimi trent’anni – non si sia mai intervenuti.
“Lei è un giornalista?”, ci ammonisce un ormai ex abitante del quartiere fantasma Sante croci dopo avere riempito in fretta la sua auto di ciò che è stato possibile portare via da quella che era il suo appartamento. “Bene. Non chiamatelo evento naturale, quello che è successo. Perché qua ci sono precise responsabilità che devono essere appurate. Io ho perso tutto e non accettiamo che si parli di un fenomeno naturale”.
Una frana in movimento
Intanto, i vigili del fuoco non tirano il fiato nemmeno per un istante. Raccolgono le richieste di ingresso nelle abitazioni da chi fino a domenica abitava lì. C’è chi chiede di potervi tornare una seconda volta perché ha dimenticato qualche documento importante o un oggetto al quale è particolarmente legato. Un rito straziante. Che i pompieri assolvono con pazienza e scrupolo. Ma nelle case che si trovano nei primi cinquanta metri della zona rossa, non c’è più modo di accedere. Troppo pericoloso. In quell’area non si può più accedere: rischia di crollare tutto da un momento all’altro.
Nel frattempo, proseguono i sopralluoghi dall’alto per monitorare il movimento del terreno. Con i droni e persino con gli scatti dell’Agenzia spaziale italiana. La frana che ha provocato una faglia di 4 chilometri è ancora in movimento. Ed in un sentimento di speranza e confusione, Niscemi ha paura. Non potrebbe essere altrimenti.
