La magia di Donatella: "Ma che epoca quella della primavera catanese"

La magia di Donatella: “Che epoca la primavera catanese”

Una grande attrice, tra cinema e teatro, con un dna catanese: è Donatella Finocchiaro.
L'INCONTRO
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CATANIA. Una grande attrice. E un grande talento. Quello di Donatella Finocchiaro: dna catanese coinvolta e coinvolgente tra cinema e teatro.

Hai avuto la fortuna di vivere da adolescente gli anni ‘80. Com’era in quel periodo Catania?

Negli anni 80 ero adolescente e non uscivo tantissimo. Cominciai ad uscire un po’ nell’86/’87 ed era una Catania bellissima! Era una Catania dove, anche se era il periodo dei morti ammazzati, della mafia, noi non respiravamo quest’angoscia. Poi un po più grande, nell’88, fine degli anni ‘80, io uscivo con le mie amiche un pò più grandi in macchina, insomma eravamo già libere a quell’epoca, nonostante la Sicilia e nonostante un periodo appunto non sicuramente luminosa ma un pò buia della nostra terra, della nostra Sicilia. 
Però c’era la spensieratezza, diciamo più negli anni 90, dei vent’anni, del divertirsi, dello stare insieme. 
Catania era una città allegra, negli anni 90 era piena di vitalità, era piena di teatro, era piena di concerti.
Io e i miei vent’anni me li ricordo veramente meravigliosi. Mi ricordo i Denovo, mi ricordo Battiato, poi Carmen Consoli, mi ricordo una grande vivacità in quell’epoca. 
Infatti nel mio documentario, “Andata e Ritorno”, presentato a Venezia nel 2011, racconto proprio i miei vent’anni, racconto quel periodo meraviglioso che abbiamo vissuto tutti noi catanesi, quell’epoca d’oro della famosa primavera catanese.

Dopo una formazione classica, hai frequentato la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Catania, dove ti sei laureata nel ‘96. Qual’è stato il corto circuito che da giurista ti ha trasformato in un’attrice?

Respirando forse questo clima di arte che si respirava in quegli anni a Catania, grazie ai City Lab organizzati dal Comune di Catania, cominciai ad avvicinarmi al teatro. Quindi ho cominciato a fare le prime esperienze con Gioacchino Palumbo, con Gianni Salvo, i primi laboratori di teatro, ed è stato un innamoramento totale, una grande passione che pian piano è nata e da lì ho cominciato a fare l’attrice.
Mi si è insinuato in pratica il tarlo di voler fare questo mestiere, ma in realtà arrivò abbastanza tardi. 
Mi stavo quasi laureando infatti e  grazie a una mia amica, che mi disse “Andiamo a fare il provino all’Accademia Silvio D’Amico!”, dove passai il primo provino, e dissi a me stessa “Mamma mia, è una cosa strana!”. Questa esperienza mi mise questo dubbio, che forse ne potevo fare addirittura un mestiere.
Il mestiere di avvocato mi piaceva, ma lo sentivo più come un dovere di in realtà, e piano piano me ne allontanai.
Il mio avvocato mi disse: “Decidi cosa devi fare: o fai l’avvocato, o fai l’attrice. Non puoi fare tutte e due insieme”. Perché un paio d’anni ho tentato di fare la scuola di teatro, lo Stabile e l’avvocato, ma poi dopo un po’ non ce l’ho fatta più a fare entrambe le cose.
Poi sono andata avanti ed ho scelto di fare teatro, ma già, era il ‘97/’98. 

È stato difficile sognare il teatro ed il cinema partendo da una città come Catania?

Cominciai a fare teatro a Catania ed era un periodo, come ancora oggi, dove non è che arrivi e fai l’attrice. All’inizio infatti è difficile per tutti. Io penso gli attori del resto, anche oggi che cominciano a vent’anni e devono affermarsi, devono prima fare delle scelte. Insomma, è un percorso lungo e complicato.
Io lo iniziai con alti e bassi. Ovviamente cominciai a lavorare allo Stabile, feci “Le Troiane”, con Lina Sastri, cominciai a fare le tournèe,  a fare  teatro come coro. Feci anche la trilogia di Ronconi, “Le Rane”, “Prometeo” e “Le Baccanti”.

Nel 2001 “Angela” di Roberta torre, presentato al Festival di Cannes, ricevi la nomination ai David di Donatello ed ai Nastri d’Argento e vinci il Globo d’Oro ed il Festival di Tokyo. Che ricordo hai di quell’esperienza straordinaria?

Dal ‘98 cominciai a lavorare un pò in teatro, da lì mi prese Roberta nel 2001 per girare “Angela”. Mentre poi Angela stava andando a Cannes, io ero al Teatro Greco di Siracusa con Ronconi.
Poi andai a Cannes e fu una cosa pazzesca per me entrare dalla porta principale del mondo del “Cinema”, stiamo parlando di vent’anni fa, quest’anno fanno venti, e fu assolutamente un privilegio, una fortuna: ce ne fossero di registi che scelgono delle sconosciute per fare le protagoniste dei loro film, sarebbe bello! 
Poi da lì cominciò la mia carriera, comimciò tutto da “Angela” di Roberta Torre.

Ormai ti muovi da anni con disinvoltura tra teatro e cinema. Puoi provare a raccontarci le differenze e le peculiarità di questi due mondi probabilmente così vicini e così lontani?

La differenza tra teatro e cinema per me non esiste, cioè esiste una differenza sostanziale ma è un fattore tecnico Per me non esiste cioè una differente fuga nel senso più per me non esiste una differenza, emotivo. E’ un mezzo completamente diverso il teatro dal cinema ma per me sono complementari. Per me un attore non può fare solo cinema o fare solo teatro, dovrebbe fare tutte e due, ed il teatro poi è un allenamento fisico importantissimo per l’attore. Io ho fatto l’anno scorso “Il filo di mezzogiorno” con la regia di Mario Martone, l’anno prima “Taddarite”, e sono degli spettacoli che mi hanno assolutamente migliorato, anche nella mia capacità attoriale.
Per me dopo un paio d’anni che non faccio il teatro ne sento proprio la necessità, perchè lì c’è il contatto col pubblico il contatto con il pubblico, è quel momento, è il qui e ora. Per un attore è bello avere questo contatto col pubblico, anche uscire dal teatro, vedere la gente, che pensa dopo a quello che ha sentito, a  qello che ha visto, e questo è meraviglioso.
Con il cinema si c’è il contatto col pubblico, però solo alla prima, non c’è questo contatto col pubblico che è lì in sala con te che respira la stessa energia: questa è la magia, la diversità del teatro dal cinema.

Anna Magnani una volta dichiarò che “I grandi amori non esistono: son fantasie da bugiardi. Esistono solo piccoli amori che durano un periodo di tempo più o meno breve.” È stato così anche per te o sei stata più fortunata?

Non sono d’accordo. Io ne ho avuti di grandi amori, ed anche di piccoli. Dipende sempre dagli incontri, perchè l’amore è un fatto molto personale, dipende anche da come sei predisposto. 
A volte siamo noi che non siamo disposti all’innamoramento. A vent’anni è molto più facile prendere le sbandate, innamorarsi, fidarsi delle persone, a cinquant’anni lo è un po meno, perchè sei un po’ ferito, perchè vieni da tutto il tuo passato e quindi hai un pò delle sovrastrutture che ti bloccano, purtroppo, però non è impossibile.
L’altro giorno vedevo proprio in palestra due signore di sessant’anni anni, una di queste veniva dal viaggio di nozze e raccontava che era stata in Tanzania: ”Ah, com’è stato bello! Ecco, sposarsi, in tarda età, è stat una cosa bellissima!”. Ho pensato “Allora ancora è possibile innamorarsi e vivere un amore sereno!”.

Si, forse è possibile, è bene crederci.


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