Politica e istinto di conservazione - Live Sicilia

Politica e istinto di conservazione

Governo e parlamento sembrano interessati solo a respingere le ipotesi di commissariamento. Nel frattempo, per tenere in piedi la baracca, lasciano ai siciliani 8 miliardi di debiti e nemmeno un euro per lo sviluppo.

 

Il dissesto finanziario non basta. Non è un motivo sufficiente per parlare di commissariamento. La politica ci tiene a precisarlo. Anche a costo di bacchettare il ministro Boschi. Come se il problema fosse appunto il commissariamento e non il disastro dei conti. Dal presidente della Regione alle cariche istituzionali, il “chiodo fisso” sembra quello dell’autoconservazione. Della difesa dagli attacchi romani. Delle “prerogative dello Statuto”. Della cara Autonomia. Del mantenimento dell’apparato. A prescindere dai mezzi, dai modi, dagli esiti. A prescindere dal futuro.

Rosario Crocetta nelle ultime ore ha brindato all’approvazione in giunta della manovra finanziaria. Ha persino usato qualche tono vagamente trionfalistico. Nonostante quel bilancio sia il frutto delle aperture di Roma e di un controllo così stretto da rappresentare già un commissariamento, seppur informale. Ma già si parla di Sicilia salva. Ed è partita la corsa per acquisire i meriti di una manovra che consentirà di vivacchiare ancora un po’.

Ed è esemplare, in questo senso, la scelta di chiedere a Roma il congelamento di rate di mutuo per 150 milioni di euro. Per due anni. Dopo, bisognerà riprendere a pagare. Intanto, però, il maquillage (insieme ad altri) consentirà all’apparato di restare in piedi. Di conservare poltrone e di mantere strette le leve di un potere sempre più legato all’oggi che al domani. E mai come in queste ore sembra tornare buona la differenziazione segnata da Alcide De Gasperi tra il politico e lo statista. Il primo interessato alle prossime elezioni, il secondo alle prossime generazioni.

Ed è difficile, allora, oggi trovare uno statista, nella vicenda finanziaria siculo-romana. Mentre si correrà per raccogliere la palma del “salvatore dell’Isola”, infatti, la politica che salva se stessa, lascerà ai cittadini (segnati dalla colpa di averla scelta e di averla nutrita con la propria disponibilità alle pratiche clientelari) due elementi, su tutti. Otto miliardi di mutui da pagare. E nemmeno un euro per gli investimenti. Cioè per lo sviluppo. Il governo regionale, in sintonia con quello di Roma, ha deciso di utilizzarli per coprire buchi vecchi e nuovi. E tenere in piedi la baracca. E se stesso, ovviamente, insieme a un’Assemblea regionale popolata da deputati che si accontentano di sparare con lo scacciacani, ben coperti dallo scranno. “Il commissariamento non è possibile”, si affannano a precisare. Tutti quanti. Pensando a oggi. A come restare in piedi. Solo a questo.


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