La rivolta degli ex Telecolor: | "Atteggiamento scandaloso"

La rivolta degli ex Telecolor: | “Atteggiamento scandaloso”

I giornalisti licenzianti nel 2006 hanno presentato istanza di fallimento di Telecolor: il gruppo Ciancio sostiene che i 52 milioni di euro finiti in Svizzera sarebbero frutto di un lascito ereditario, tesi non riscontrata dalla Procura. Ad oggi, nessuno - dopo la vittoria ottenuta in sede civile - è stato risarcito del dovuto.

Dopo la sentenza della Cassazione
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CATANIA. Sono trascorsi cinque mesi esatti da quella che fu la sentenza della Cassazione: il pronunciamento dei giudici fu chiaro e diretto. I licenziamenti dei giornalisti furono ritenuti illegittimi. Da allora nessuna risposta ed allora ecco la presa di posizione di Alfio Sciacca, Fabio Albanese, Nicola Savoca, Walter Rizzo, Katia Scapellato, Giuseppe La Venia: “Abbiamo dato l’incarico ai nostri legali di depositare l’istanza di fallimento nei confronti della società Telecolor Srl”, spiegano.

Ed ancora: “La famiglia Ciancio ha palesemente dimostrato di essere un cattivo pagatore, non rispettando la sentenza della Cassazione che la condanna al pagamento di quanto dovuto per un licenziamento illegittimo che risale a ben 9 anni fa. Con pervicacia ed arroganza la proprietà di Telecolor ha messo in atto una tattica meramente dilatoria rigettando, di fatto, qualunque proposta di transazione. Un atteggiamento scandaloso se solo si considera che, sempre la famiglia Ciancio, deve difendersi in altre inchieste dall’accusa di aver depositato all’estero capitali per oltre 52 milioni di euro.

Ricordiamo che il 29 maggio scorso sono stati licenziati altri 17 dipendenti di Telecolor, ai quali va tutta la nostra solidarietà. Questo è avvenuto prima della nostra istanza di fallimento. Nessuno provi quindi ad imputare alle nostre rivendicazioni altri tagli che dovessero ricadere sui pochi dipendenti rimasti. Abbiamo piuttosto il sospetto che Telecolor possa essere stata progressivamente svuotata di molti cespiti patrimoniali in favore di altre società sempre della famiglia Ciancio, come nel caso della vendita della sede storica di Via Francesco Crispi. Riteniamo dunque che possano emergere profili penalmente rilevanti nella gestione societaria. Per questo, oltre all’istanza di fallimento, presenteremo anche un esposto alla Procura della Repubblica di Catania affinché si valuti il comportamento degli amministratori che si sono alternati alla guida della società”.

Dal Gruppo Ciancio intanto, viene fatto sapere che “quei 52 milioni di euro altro non sarebbero che un lascito ereditario”.

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