La Sicilia che (non) vorrei: "Il confronto deve svolgersi sui fatti"

La Sicilia che (non) vorrei: “Il confronto deve svolgersi sui fatti”

Massimo Russo
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La nostra iniziativa. Le parole dell'ex assessore alla Salute
la polemica
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Ho letto l’intervento di Costa. L’autore non mi nomina espressamente e non posso quindi affermare con certezza che si riferisca a me. Tuttavia, la coincidenza temporale con il mio articolo e i riferimenti alla sanità, alle responsabilità di governo e a chi avrebbe costruito «con le proprie mani» il disastro attuale rendono questa interpretazione più che plausibile.

Se il riferimento è alla mia esperienza di assessore regionale alla Sanità, il confronto deve svolgersi sui fatti.
Costa sostiene che chi oggi denuncia liste d’attesa, pronto soccorso in crisi e debolezza dell’assistenza territoriale avrebbe contribuito a determinare quella situazione. È un’affermazione grave. Eppure non indica una sola scelta, una nomina, un taglio o un atto della mia gestione che avrebbe prodotto i problemi di oggi.
Ho concluso il mio incarico nel novembre 2012. Da allora sono trascorsi quasi quattordici anni, durante i quali si sono succeduti governi regionali e numerosi assessori alla Salute. Cancellare tutto ciò e attribuire la situazione attuale a chi lasciò l’assessorato nel 2012 non è un’analisi: è una comoda deformazione della realtà.
I fatti raccontano una storia diversa. Al termine di quella stagione di riforme, le valutazioni di Agenas collocavano la sanità siciliana in una posizione mediana rispetto alle altre Regioni: non un sistema perfetto, ma una realtà risanata, credibile e in miglioramento.

Negli anni successivi quel percorso è stato progressivamente disperso, fino alle recenti rilevazioni che hanno riportato la Sicilia in coda su indicatori fondamentali. È proprio da questo arretramento che è nato l’appello “La Sanità che vogliamo”: non per celebrare il passato, ma per capire che cosa sia accaduto e ricostruire ciò che è stato compromesso.
Durante la mia esperienza furono affrontati interessi consolidati, ridotti gli sprechi, riequilibrati i conti e recuperata la credibilità istituzionale della sanità siciliana. Questi risultati possono essere discussi, ma attraverso atti, dati e decisioni precise, non con la suggestione di qualcuno che vivrebbe nel Paese delle meraviglie.
La credibilità e la fiducia non si costruiscono né si distruggono con insinuazioni, formule a effetto o implausibili riferimenti storici. Si conquistano nel tempo, attraverso i fatti, i risultati e la coerenza dei comportamenti.

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Quanto alle frequentazioni, ciascuno risponde delle proprie. Io rispondo di una storia professionale e istituzionale pubblica e verificabile, fatta di indagini, processi, risultati giudiziari e atti di governo concreti. Una storia costruita sul lavoro, non sulla retorica dell’antimafia né sull’uso dell’antimafia come strumento di visibilità o di carriera.
Chi sostiene che io abbia contribuito a costruire il disastro attuale indichi quali atti avrei adottato, quali interessi avrei favorito, quali nomine avrei compiuto e quali danni avrei prodotto. A contestazioni precise risponderò con altrettanta precisione.
Prima di invitare gli altri a guardarsi allo specchio, sarebbe dunque opportuno che ciascuno guardasse la propria storia e indicasse ciò che ha realmente fatto, oltre a ciò che ha detto.

Invito pertanto l’autore a chiarire: se il riferimento non è a me, sarà semplice precisarlo. Se invece lo è, abbandoni le allusioni e indichi apertamente fatti, nomi e circostanze, assumendosi la responsabilità delle proprie affermazioni.
A questo punto, però, devo concludere che probabilmente non si riferiva a me. È stato lui stesso a scrivere che la verità richiede il coraggio di chiamare le responsabilità con nome e cognome.
E siccome il mio nome non lo fa, sulla base del principio da lui solennemente enunciato non posso che prenderlo sul serio.


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