La solita litania... - Live Sicilia

La solita litania…

Giudici e politica
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La litania è nota. Lasciamo lavorare i magistrati, cui va, of course, tutta la fiducia. Vedremo, quando conosceremo le carte decideremo. Ciò significa, papale papale, che l’attività giudiziaria guida partiti e istituzioni. Ma poi le carte non le legge nessuno. Perché va a finire che se i giudici archiviano, o non rinviano a giudizio, tutto si chiude con una pacca sulle spalle. Un ci fu nienti. Pigghiamunni u cafè. Se si va a processo e si arriva a condanna, i garantisti duri e puri della prima ora non li vedi più neanche con il binocolo. Liquefatti. Restano in campo solo il giudice, e, mischinu, l’imputato. Se la cosa è grossa, ma dev’essere proprio gigante, può scivolare la poltrona da sotto quell’affare che per somma decenza non nominiamo. Anche in tal caso, ma che ve lo dico a fare, è sempre la magistratura a decidere chi, quando, e perché, deve lasciare la carica. Vi sembra un buon metodo? Non importa la vostra risposta, prendete atto che le cose stanno così. Se l’imputato è potente e non uno scassapagghiara, leggasi piccolo malavitoso, una volta che esce con le stimmate di un’assoluzione strappata con i denti o di una prescrizione agguantata per i capelli, viene beatificato. Santo subito. Vi pare, quello descritto, un uso politico della giustizia? Domanda retorica. Se non è uso politico delle determinazioni del potere giudiziario questo, vuol dire che non siamo in grado di vedere il sole a mezzogiorno in piena estate. E quella bella parola che chiamiamo politica? Non pervenuta. Vale come il due di coppe quando la briscola è a bastoni. Il suo primato, da molti osannato, non vuol dire un bel nulla. La politica si muove soltanto, in maniera convulsa, quando ode il tintinnio delle manette o dopo le decisioni della magistratura. Sino ad allora attende e tranquillizza. E tu, caro lettore, così rassicurato, dormi tranquillo. Come la sera consigliavano i più anziani durante il servizio militare. Poi, di notte, puntuale, arrivava il gavettone di acqua gelata.


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Commenti

    Quella che lei chiama “solita litania” è il principio fondatore della giustizia italiana.
    Esso prevede, lo ricordo dato che pare faccia comodo a molti cercare di dimenticarlo, che qualunque cittadino, personaggio politico o meno, è innocente fino a che non sia provato il contrario, almeno al di là di ogni ragionevole dubbio, nell’ultimo dei gradi di giudizio previsti dal nostro ordinamento giudiziario.

    anche livesicilia all’ultima spiaggia?

    L’articolo fa le domande e si da le risposte che meglio crede per qualunque situazione si venga a creare. Così è facile avere ragione, ma la giustizia e la vita democratica non sono quelle descritte nel pezzo. Semmai la litania descritta rimarca lo stato d’animo di chi non crede nello stato e di chi si sente sempre ai margini della vita politica….
    Eccolo il motivo per il quale, purtroppo, anche la gente democraticamente sana del PD non viene votata, per colpa di queste posizioni masochiste che ci portano sempre a perdere! Ricordo che il governo Prodi è stato silurato da questi pseudo-giornalisti che si credono garanti della verità. Ma per favore…

    Siamo alla frutta, chi dovrebbe giudicare se non la magistratura? Avete finito anche voi gli argomenti? Volete che la il potere giurisdizionale venga affidato in maniera ufficiale e definitiva ai giornali? No meglio di no!

    Questo articolo mi sembra veramente strano, è come se si volesse incitare il cittadino a ribellarsi al solito modo di decidere della giustizia. Queste indagini e questi processi non sarebbero reali ma pilotati e se uno è potente la fa franca. Ma stiamo scherzando? “Vale come il due di coppe quando la briscola è a bastoni” queste frasi da osteria e per nulla originali. Quindi se i giudici archiviano e non rinviano a giudizio in ogni caso l’indagato deve essere un delinquente e non si può ricreare un’immagine di fronte all’opinione pubblica? Allora repubblica che ha un contenzioso con il governo ha fatto bene a dare lo scoop, il risultato lo ha già ottenuto a prescindere dalla sentenza. Si affermiamo il principio di giustizia sommaria!

    Ma che vuol dire? Litania di che? Non facciamo processi, condanniamo direttamente perché altrimenti abbiamo perso tempo? Mi sembra di essere nelle arene dove l’imperatore alla fine di ogni combattimento deve per forza abbassare il pollice perché se non si elimina il gladiatore non è vero spettacolo!

    Pensavo che il concetto fosse chiaro. La magistratura ha un compito, davanti ad essa tutti i cittadini devono essere in grado di espletare ogni loro diritto, e non sono colpevoli sino al terzo grado di giudizio. La politica, se non vuole dipendere del tutto dai giudici, e riacquistare il suo primato, che deriva dal consenso popolare, ha un altro compito. Cioè decidere, anche quando qualcosa non è reato di fronte al giudice, o non sia maturata una sentenza passata in giudicato, cosa è opportuno e cosa lo è meno. Alcuni esempi. Recentemente si è dimesso il sindaco di Bologna. E’ stato per caso giudicato nei tre gradi di giudizio? No. Come cittadino ha il diritto di espletare, ripeto, tutti i suoi diritti, come sindaco ha deciso di fare un passo indietro. Ha fatto bene? Questo è un altro problema. Ma ecco cosa significa, secondo me, che la politica si riappropria del suo ruolo. Potrei citare ancora dei casi. Nel 2001 il ministro del lavoro del governo Bush si è dimessa perchè non aveva pagato i contributi alla colf. Due ministri di Obama hanno lasciato, uno per evasione fiscale, l’altro sempre per problemi con i contributi della colf. Lo stesso Clinton, per un fatto del tutto privato, ma che aveva minato la fiducia che gli americani riponevano in lui, è arrivato, come sapete alla soglia dele dimissioni. Forse che negli Stati Uniti sono giustizialisti? Per niente. Sanno che una cosa è un reato, che deve accertare il tribunale, un’altra cosa sono i comportamenti, ovviamente non inventati, che, pur non essendo reati, o non essendo ancora passati dal giudice, tuttavia creano un problema politico, che alla politica tocca risolvere. Potrei citarvi ancora molti casi, ma vi annoierei, del resto basta che vi facciate un giro sulla rete per conoscerli. Insomma, per me la politica viene prima di tutto, ma deve sapersi assumere la responsabilità delle scelte senza aspettare i giudici. In questo ragionamento ha un ruolo importante la libera informazione. Perchè, per dirla tutta, anche i giornalisti spesso vanno a ruota dei giudici. Mentre invece devono essere in grado di fare emergere autonomamente, offrendoli all’opinione pubblica, dei fatti, certamente documentati e veritieri. Vi ringrazio, comunque la pensiate, del confronto.

    A me quello che sostiene Palazzo, sia nell’articolo che in quest’ultimo intervento, appare molto chiaro e condivisibile. La magistratura e la politica hanno ruoli diversi. I giudizi sui fatti dei giudici e della politica, devono guardare a due aspetti diversi. I tribunali stabiliscono se c’è reato. La politica se un dato accertato comportamento è compatibile con una funzione pubblica.

    In Italia, al solito, ci raccontiamo fiabe, o forse sarebbe più giusto dire che dissimuliamo.

    Dietro ogni Magistrato c’è un essere vivente e poi umano, come tutti noi. Dire sempre bene di tutta la Magistratura, come al contrario dire male, è solo non dire nulla, come d’altronde si fa quando si generalizza.

    Poi, sull’aspetto, piuttosto stucchevole in quanto non corrisponde nei fatti (tranne nel Diritto) alla realtà, che fino al terzo giudizio passato in giudicato chiunque è innocente, poteva valere in una Nazione di persone consapevoli ed istruite, che avevano pure superato lo spettro dei tempi dell’inquisizione.

    Invece, basta semplicemente che un Magistrato, in buona fede e convinto, o (umanamente) in mala fede perchè opportunista e appartenente a qualche fazione politica oppure distrettuale, faccia sapere che una persona è anche solo indagata, il tutto adeguatamente veicolato da certo sistema politico-istituzionale-mediatico (che prima c’era solo a sinistra, ora lo hanno copiato pure a destra seppure con più classe), che tutti gli spettri interiori di ognuno di noi si ri-materializzano come quando si stava al bordo del patibolo continuando a mangiare e rammendare nell’attesa che il condannato fosse bollito vivo o crocifisso.

    Ci vorrebbe, forse, una grande terapia di gruppo, per tutti noi, ma non credo che si possa più fare nulla per i nostri cristallizzati cervelli.

    Solo nuove generazioni istruite in una scuola pubblica moderna possono migliorare questa Penisola, e particolarmente la Sicilia, ma figurarsi, chi dovrebbe cambiare questa istruzione dei tempi del mio antenato neanderth-ialiano ? I primati che ci governano, proiezione di noi stessi ?

    Lei è stato perfettamente chiaro nella sua parte di verità. Lei ci ha parlato dell’esigenza da parte della politica di fare un passo indietro quando ci si trova di fronte alla necessità di rispondere ai cittadini ed alla propria coscienza prima ancora che alla magistratura. Come poterle dare torto? Il fatto è che noi tutti che proviamo a “dire il contrario”, non diciamo il contrario. Non ci troviamo in disaccordo con lei. Aggiungiamo qualcosa, siamo solo un pò più pignoli e vogliamo parlare di un’altra parte di verità che molti, lei compreso, faticano a percepire. Il semplice fatto che si sia potuto organizzare un complotto (e non scandalizziamoci nell’udire questa parola, che siamo in sicilia) per cercare di fermare un’evidente opera riformatrice anomala per la sicilia. Lo ammetta pure lei, gli interessi sono fortissimi, e l’arma della calunnia, e dell’enfasi eccessiva, è sempre stata utilizzata da chi aveva bisogno di uccidere politicamente. Non si vuole assolutamente mettere in dubbio la buona fede sua e dei cronisti di repubblica(?) e soprattutto dei magistrati, ma qui in sicilia abbiamo veramente l’obbligo di mettere nel calderone di tutte le possibili teorie, anche quella del complotto. Ma mi scusi, non mi dica che lei non si è mai posto questa domanda, che non ha mai avuto un minimo dubbio su ciò di cui sto parlando. è quantomeno anomalo che non si faccia il minimo riferimento nel suo articolo ad un’eventualità del genere.è una cosa percepita (dico percepita, non realmente esistente) da molti. Non crede che vi possa essere la possibilità di essere, lei stesso, strumentalizzato per fini diversi da quelli che persegue lei? A questo punto le chiedo rispettosamente di esprimere una sua opinione al riguardo. Grazie.

    Un esempio calzante, ha mai sentito parlare della “beffa delle palme”?

    Gentile Luca, che ci possano essere complotti nelle trame politiche è qualcosa che può accadere. Tutti dobbiamo coltivare il dubbio e dobbiamo stare attenti. Quindi terrò in considerazione la sua parte di verità. Quello che volevo sottolineare, in linea generale, percè è un dato che si trascina da almeno un quindicennio, è l’importanza che la politica si rimetta in mano il proprio destino. Rispettando, da una parte, la volontà degli elettori, quindi quando si perde la maggioranza si torna al voto, e dall’altra assumendo proprie determinazioni autonome. Mi pare che la beffa delle palme si riferisca alla fine del secondo governo Milazzo, pare causato da uno scandalo montato ad arte.

    Il tema trattato da Francesco Palazzo è di quelli che inevitabilmente genera discussioni e questo accade da molti anni, molti più dei quindici a cui spesso ci riferiamo in relazione all’era “berlusconiana”.
    Non c’è dubbio che la politica abbia abdicato al suo ruolo primario che è quello, tra gli altri, di definire le regole entro cui muoversi in un contesto sociale e civile degno di essere aggettivato così.
    Ha ragione Palazzo a sostenere che la politica debba riappropriarsi di questo ruolo: nel bene e nel male, le scelte politiche non possono essere delegate alla magistratura che, invece, deve compiere, e spesso compie, in maniera adeguata il proprio ruolo facendo rispettare le leggi perseguendo chi le disprezza.
    La politica, oltre che determinare le leggi stesse, ha il compito di determinare che chi le scrive sia al di sopra di ogni sospetto e, soprattutto, sia animato ad agire nel solo ed esclusivo interesse pubblico, e non in quello suo personale.
    Oggi vale un paradigma che con tutto ciò non ha nulla a che vedere: se la magistratura, nei suoi vari gradi di giudizio, non ha ravvisato reati o, peggio, ancora, pur ravvisandoli non ha potuto perseguirli perchè nel frattempo sono andati prescritti, l’inquisito viene “assolto” anche sul piano politico a prescindere se il suo agire morale sia stato o no confacente a quanto il suo ruolo richiede.
    Se poi, peggio ancora, il reato è stato individuato e perseguito, beh, a questo punto, non c’è neanche bisogno di dirlo, ci troviamo di fronte a qualche giudice comunista o portatore sano di calzini turchesi.
    In questi anni, la politica, certa politica, ha fatto altro: ha depenalizzato ciò che non si poteva negare (vedasi falso in bilancio), ha delegittimato chi ha compiuto solo ed esclusivamente il proprio dovere, ha prevaricato chi ha tentato di riproporre la questione morale come una delle questioni fondanti, assunta sin dall’antichità (ricordiamo la moglie di Cesare?), per far rivivere il primato della Politica (questa volta la P è maiuscola!).
    La discussione è, e rimane, aperta, ma non possiamo negare che fino a quando la politica non si sarà riappropriata del suo ruolo, questo “gioco” continuerà ad andare avanti in questo modo.
    Io continuerò a pensare che non solo la moglie di Cesare, ma Cesare per primo dovrà essere sempre al di sopra di ogni sospetto, a prescindere dai carichi più o meno pendenti!

    Da D.R. attraverso FB

    Verità pura ed intanto nel particolare che si fa? Non prendersi “cura” del malaffare e dell’arroganza del potere man mano che si sperimenta potrebbe essere e… volere essere.. un modo sterile e …modaiolo.. (pardon) di parlare di liberazione e riscatto di una Sicilia dove non funziona quasi nulla. Chi ha più responsabilità ha più responsabilità sempre, nel bene e nel male, chi ha meno appoggi e raccomandazioni ed è chiamato a svolgere responsabilità non può che attendersi squalifiche continue.. Che gioia!!

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