La Super Camera non si scioglie |Niente intesa in Stato-Regioni - Live Sicilia

La Super Camera non si scioglie |Niente intesa in Stato-Regioni

Non è passata la proposta avanzata dalla Regione Siciliana e dal presidente Musumeci.

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CATANIA – Si è conclusa con la mancata intesa la Conferenza Stato-Regioni che si è riunita lo scorso giovedì 11 gennaio per la prima volta nel 2018. Il punto all’ordine del giorno era il n. 4 e si riferiva alla rideterminazione delle circoscrizioni territoriali delle Camere di Commercio e l’approvazione dei piani di razionalizzazione. Ancora Camere di Commercio, quindi, e ancora una volta si metteva in discussione la possibilità che Catania camminasse da sola staccandola da quell’accorpamento con Siracusa e Ragusa ormai conclamato e sancito da agosto 2017. La pubblicazione del decreto ministeriale ufficializzava l’accorpamento del Sud Est siciliano e stabiliva, contemporaneamente, la nuova mappa delle Camere di Commercio su tutto il territorio nazionale creandone 60 così come imposto dalla Legge Madia.

Niente intesa, dunque, neanche stavolta e del resto non sarebbe stato facile visto che “l’intesa” in Conferenza Stato Regioni significa consenso unanime. In altre parole o sono tutti d’accordo o la proposta non passa. E anche questa volta – come già era capitato a Crocetta – la proposta avanzata dalla Regione Siciliana e dal presidente Musumeci è ritornata al mittente con un nulla di fatto. Per chi ha seguito da vicino la vicenda il risultato era scontato né si poteva pensare di collegare la sorte della nuova Camera del Sud Est con i giudizi di legittimità sollevati dalle Regioni Puglia, Toscana, Liguria e Lombardia – e non anche Sicilia – accolti dalla Consulta con la sentenza pubblicata a dicembre 2017.

E c’è di più. Poco prima della fine dell’anno il ministro Calenda aveva fatto sapere a Palazzo d’Orléans che questo matrimonio non si poteva sciogliere, matrimonio che tra l’altro pone le sue basi non sul decreto legislativo della Madia ma sulla Legge 580/93 sul riordino delle Camere di Commercio che è di molto antecedente alla Madia. Per fugare ogni dubbio, però, nel verbale della Conferenza Stato Regioni di ieri si legge che il Ministero dello Sviluppo Economico “ha sottolineato l’impossibilità di accogliere le richieste di un ulteriore allargamento del numero complessivo di Camere, atteso quanto previsto” dal d.lgs. 219/2016. Insomma scindere la triade in una coppia tra Siracusa e Ragusa con Catania che cammina da sola non è possibile perché il numero delle Camere in 60 è stato stabilito e 60 devono essere.

Questo vuol dire che la Camera del Sud Est non potrà mai da una, perché ormai tale è, sciogliersi per ricostituire le tre unità di Catania, Siracusa e Ragusa? Pare che una strada ci sarebbe e chi ce l’ha suggerita sostiene che è in mano al Consiglio camerale che dovrebbe, con una maggioranza qualificata, prossima ai due terzi (e forse più) degli aventi diritto, deciderne il divorzio. Ammesso che sia una strada possibile, al momento non sembra percorribile. Bisogna quindi trovare il modo di mettere d’accordo le due importanti governance che fanno capo a Nello Musumeci e Pietro Agen e auspicare un futuro fattivo immediato per questa Camera del Sud Est.

Nel frattempo, sotto l’Etna, il Consiglio Camerale che era stato convocato in prima battuta per il 20 dicembre 2017 e poi rinviato al 16 gennaio, cambia data ancora una volta ma lo fa per la visita del Presidente della Repubblica atteso a Catania proprio martedì pomeriggio.

 


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