PALERMO – Più che un agguato è stata un’esecuzione, con il colpo di grazia sparato alla testa. I killer che hanno ucciso Vincenzo Greco a Belmonte Mezzagno hanno mostrato rabbia e freddezza.
Gli investigatori hanno ricostruito, attraverso l’autopsia e la perizia balistica, gli ultimi istanti di vita dell’agricoltore freddato in campagna. Era a bordo di un Mitshubishi Pajero, la cui corsa è stata bloccata dal killer che lo ha affrontato frontalmente. Con una mira da cecchino lo ha colpito al volto.
Greco ha perso il controllo del mezzo che è finito dentro una cunetta. Impossibile proseguire la marcia. A quel punto è probabile che Greco abbia cercato di scappare a piedi, visto che lo sportello lato passeggero è stato trovato aperto. Un tentativo stoppato con altri colpi sparati dal finestrino lato guida che lo hanno raggiunto alle spalle. Infine, il killer si è spostato dal lato del passeggero e ha mirato alla testa di Greco che nel frattempo era uscito dal fuoristrada.
Nessun dubbio: a fare fuoco sono state persone che hanno dimestichezza con le armi. Resta da capire chi e perché lo ha ucciso. In macchina e a casa di Greco sono stati trovati un panetto di hashish, cinque mila euro e tre armi. E se avesse rapinato qualcuno che meritava rispetto? Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Bruno Brucoli e Gaspare Spedale puntano su questa pista, anche se le modalità dell’agguato ricordano sono tipiche degli omicidi di mafia.

