L'arancina è femmina | Ed è soltanto al burro

L’arancina è femmina | Ed è soltanto al burro

E nessuno osi più dubitarne. Per scherzare un po'.

Nel momento in cui plotoni di palermitani famelici cominciano a battere, palmo a palmo, le rosticcerie, nel dì consacrato a Santa Lucia, giova ricordare la verità delle verità: l’arancina è femmina ed è al burro. Anzi, ‘abburro’. Tanto per dire, con l’arancino, simpatica mascotte dei cugini, sarebbe giusto coltivare un atteggiamento di affettuosa tolleranza come si fa con certi studenti testoni che si impegnano, pur non essendo forniti di doti particolari. E’ grazioso, vezzoso e ha un accento pittoresco, il suddetto ‘arancino’. Ma l’arancina, scusate ‘mbaruzzi, è proprio un’altra questione. E non c’è niente da dimostrare, essendo la verità delle verità già dimostrata, lampante di per sé.

L’arancina è dunque femmina per la sublime consistenza del suo incarnato, per la bellezza che le appartiene, per la meraviglia di cui essa ha l’impasto. Con buona pace del commissario Montalbano, della dotta Accademia della Crusca che pilatescamente stabilì l’eguaglianza dell’uso nelle due versioni, di coloro che mettono in dubbio la verità delle verità, qui si ribadisce con efficacia perpetua in forma di enciclica gastronomica: l’arancina è femmina. E’ chiarooo?

Ed è al burro. Anzi, ‘abburro’. Giova rammentare pure questo a chi sta leggendo, con l’altra mano già intrisa di impanatura, chicchi di riso e scintille di rosticceria. L’arancina più buona è al burro, per delicatezza, complessiva armonia, equilibrio e per una levità del sapore che la rende più appetibile.

Qui, tuttavia, si può concedere un accenno di dibattito, benché sorridente e incruento, come incruenta, amichevole e sorridente era la filippica sull’arancina-ino (non prendetela sul serio per eventuali ritorsioni a base di ragù rovente).

Abburristi e accarnisti abitano universi paralleli. Frequentano scuole diverse. Tifano per squadre nemiche e non si incrociano mai se non per scambiarsi reciproci sguardi di commiserazione. Talè un abburista, sussurra l’accarnista. Mischinu un accarnista, sospira l’abburrista. Entrambi procedono sul proprio sentiero, contenti di non somigliare a quell’altro. E laggiù possiamo lasciarli. Oggi è Santa Lucia, chi vuol esser lieto (e grasso) sia. Ognuno a modo suo, con la sua religione e con i suoi sorrisi.

Qual è, infine, l’arancina più buona a Palermo? Ecco il domandone che nel giorno celebrativo rimbalza con normale insistenza di marketing e amarcord. E’ quella di cui ti sei innamorato da bambino e che tuttora abita dentro di te. Sempre lì la assaggi e la ritrovi. Sempre lì la ami, mentre le telefonate e gli sguardi di un tempo che fu mordono il cuore come se fosse lui un’arancina con il gusto inimitabile delle cose perdute.

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