Larghe intese che dividono |Le due anime della sinistra in piazza

Larghe intese che dividono |Le due anime della sinistra in piazza

L’antifascismo riamane una delle poche certezze granitiche di un’area che va dai riformisti ai radicali nonostante le polemiche tra Anpi e Pd.

 

CATANIA– La sinistra scende in piazza con l’Anpi dopo la bufera referendaria. Piattaforme politiche a parte, la giornata di oggi richiamerà in piazza il popolo della sinistra. L’antifascismo riamane una delle poche certezze granitiche di un’area che va dai riformisti ai radicali nonostante le polemiche che hanno caratterizzato il rapporto referendario tra Anpi e Pd e il progressivo allontanamento delle due sinistre che sembrano sempre più due rette parallele destinate a non incontrarsi. Per il Pd il 25 aprile è una ricorrenza fondamentale anche per riconnettersi con il proprio popolo e la propria storia in vista dell’appuntamento con le primarie. Lo scopo dichiarato è di scongiurare un flop in termini di affluenza sintomatico di disaffezione da parte dell’elettorato. Ciò nonostante, queste settimane sono passate un po’ in sordina soprattutto in casa renziana. Una campagna sottotraccia e poco rumorosa. A fare molto frastuono, invece, ci ha pensato la composizione delle liste in sostegno dell’ex premier che ha visto l’esclusione di due veterani come Enzo Bianco e Giovanni Burtone. Sulla prima assenza, il segretario regionale Fausto Raciti ci ha messo una toppa con la nomina alla vicesegreteria del partito del braccio destro del primo cittadino, Francesco Marano. “Un modo per mettere i puntini sulle i”, dicono in casa bianchista.

Burtone, reduce dall’esclusione dall’Olimpo renziano, è dato in pole position per una corsa a sindaco di Militello. L’onorevole nei giorni scorsi ha comiziato con Maria Elena Boschi nel suo paese natale. E la cosa non sembra casuale. I classici lavori in corso per ricomporre l’area renziana in attesa dell’esito del voto che s’intesteranno direttamente gli ormai “renziani doc” Luca Sammartino e Valeria Sudano e il franceschiniano Anthony Barbagallo. Chissà se oggi le nuove leve scenderanno in piazza dove gli esponenti storici del partito sono stati una presenza più o meno fissa. Chi ci sarà di certo, come si legge in una nota diffusa dagli organi di stampa, saranno gli orlandiani. Giuseppe Berretta, Concetta Raia e Angelo Villari (fresco di dimissioni e pronto a correre alle regionali) che, in vista delle primarie, sperano di replicare il buon risultato del primo turno, uno dei migliori d’Italia per il guardasigilli. Una volta chiuse le urne ed eletto il nuovo segretario, il Pd etneo dovrà tentare di superare il guado dell’immobilismo del partito e affrontare la sfida delle amministrative. Farlo in modo unitario sembrerebbe, ad oggi, una chimera e lo scontro diventerà sempre più acceso con l’avvicinarsi delle regionali.  Che a spuntarla sia “il patto della seppia” o quello del pistacchio (se Firrarello ci metterà il suo zampino) si tenterà comunque una strada per mettere in piedi una compagine larga per scongiurare la vittoria dei pentastellati. E già c’è chi si sfrega le mani pensando che per tanti elettori tali portate potrebbero risultare indigeste.

Qualche tentativo per somministrare una compressa di maalox da larghe intese si sta mettendo in campo. A sinistra dei dem c’è un mondo composito che in Sicilia non vanta percentuali particolarmente significative, ma che si dice pronto a ricompattarsi anche perché lo scoglio dello sbarramento è sempre dietro l’angolo. Insomma, sembra esserci vita a sinistra del Pd. “Il tentativo di smuovere le acque” è partito proprio dalla città etnea. Una sorta di fuga in avanti legata a un appello per la creazione di una “lista alternativa di sinistra”, ancorata a un progetto che ha per protagonisti movimenti territoriali, associazionismo e partiti. Nello specifico, le compagini di partito sono: Rifondazione Comunista di Mimmo Cosentino, Pci di Luca Cangemi, Possibile di Danilo Festa, Azione Civile, Risorgimento Socialista e Altra Europa. Una galassia di sigle che sarebbe pronta a ricompattarsi in vista delle regionali, ma su una piattaforma politica in totale antitesi non solo con il Pd ma anche con chi sostiene il governo Gentiloni. Per Matteo Iannitti e Catania Bene Comune (che ancora non ha ufficialmente aderito) è “un primo passo importante, ma l’obiettivo è unire la sinistra a partire dai territori in cui governa”. E in effetti, per costruire una compagine veramente inclusiva e competitiva si dovrebbe pescare a Palermo, a Messina e nella rete degli amministratori locali della provincia etnea. Sinistra Italiana aspetta il congresso regionale per sciogliere la riserva, ma è chiaro che il modello di riferimento sarebbe “Sinistra Comune”. Un’esperienza che rimane un unicum a livello amministrativo, una sinistra (finora senza il Pd) di governo,  con caratteristiche diverse dal centrosinistra che amministra la città etnea, una compagine quest’ultima in cui la sinistra è rappresentata praticamente dalla presenza solitaria dall’assessore Orazio Licandro (ex Pdci) da qualche tempo senza più un partito.  Un altro pezzo che si sta riorganizzando, ma che sarebbe escluso dalla piattaforma della lista catanese, è Articolo 1 che in città conta un po’ di fuoriusciti dal Pd e che potrebbe arricchirsi di nuovi arrivi. Insomma, grande è la confusione sotto il cielo, ma senza un candidato forte alla presidenza e il coinvolgimento di ampi settori della società civile e della sinistra la situazione non è poi così favorevole.

 


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