L'assassinio di Jenny, quanta rabbia per un altro lutto insopportabile

L’assassinio di Jenny e la rabbia per un altro lutto insopportabile

Proseguono le indagini per consegnare alla giustizia il carnefice: ma ormai non sono più casi sporadici
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CATANIA. Il cliché dell’orrido rivive una volta ancora. E non c’è nulla di diverso, non c’è lezione che sia servita a qualcosa.
La strage delle donne fatte fuori dalla mano della gelosia è divenuto un bollettino incontrollabile che ha l’amaro sapore della sconfitta. Che porta croci depositate per sempre sul petto dei figli, dei genitori e di coloro che rimangono in vita ereditando un dolore profondo che non troverà requie lungo la strada di una consolazione impossibile. 
Il cliché dell’orrido rivive anche nelle solite frasi di circostanza da dopopartita. Nei fiori destinati ad appassire accanto alle tombe che portano scolpite i nomi di chi non ha trovato scampo: assassinate in modo vigliacco e senza essere in grado nemmeno di poter accennare una difesa.

E’ accaduto lo stesso anche per Giovanna Cantarero, chiamata affettuosamente Jenny da chi aveva più confidenza.
Leggere e ascoltare le cronache che raccontano come Jenny è stata ammazzata senza alcun rimorso è l’ennesimo affacciarsi in uno spaccato dell’inferno, in un crepaccio di sentimenti che testimoniano come non si tratti più di casi sporadici.
Niente affatto.
Il fatto è che non ti aspetti il male: ma il male arriva e con esso una barbarie originaria che scatta e che annulla ogni parola e ogni convinzione.

Jenny non c’è più. Ed al momento non c’è nemmeno l’unico indagato per l’omicidio della 27enne catanese. L’uomo avrebbe avuto una relazione (definita turbolenta da alcuni testimoni) con la vittima ed è irreperibile dalla notte del delitto. Eppure vorremmo che uscisse spontaneamente allo scoperto per dirci se è stato davvero lui a fermare per sempre il battito del cuore di una mamma che sentiva addosso tutta la responsabilità verso la propria figlioletta di 4 anni. Nelle dissolvenze di una povera 27enne, massacrata a colpi di pistola e lasciata lì, sull’asfalto come un oggetto.

Le indagini, intanto, proseguono. Jenny merita giustizia, certo. Ma nessun arresto e nessuna confessione restituirà Jenny a sua figlia ed ai suoi cari.
E, forse, in questo senso di rimorso c’è pure il segno di un cammino, di un’impronta che dovrebbe indicarci la direzione che porta al far sì che tutto questo non abbia più a succedere ancora.
Ma Jenny non c’è più. Un lutto, un altro lutto, tremendamente insopportabile.


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