Finalmente tutta l'Italia ha capito perchè in Sicilia chiamiamo Musumeci NULLO.

Finalmente tutta l'Italia ha capito perchè in Sicilia chiamiamo Musumeci NULLO.
Bellissimo e commovente articolo. Orazio era un grande giocatore che avrebbe meritato molto di più, ma ha vissuto tempi difficili per il Catania Calcio. Comunque onore e grandi ricordi del cuore per un giovane di grandi virtù. Nel 1990 lo premiai quale miglior giocatore del torneo a Sant'Agata li Battiati. Il suo primo mentore ed allenatore fu Enzo Fazio della Polisportiva Battiati, una grande società di giovani in gamba. Ritorna al Padre.
Sapere dello stato in cui versa la Sicilia ... e ora anche la citta' di Niscemi e non fare nulla !! Ma in che mondo si vive ? I miliardi destinati al progetto del ponte si devono utilizzare per le opere e gli aiuti che servono alla nostra isola DA SEMPRE gli stanziamenti hanno avuto destinazioni diverse specialmente al Sud. Bisogna farlo subito perchè ci sarà il rischio non solo per Niscemi ma per tutte le coste della Sicilia di non poter piu' ripartire al disastro.
Ci risiamo Assessori sempre e sempre gli stessi indagati anche se in assessorati diversi ma sempre coinvolti in magagne nonostante abbiano e ricoprono ruoli all'apice della Regione Siciliana. Solo un colpo di spugna potrà dare un volto nuovo all'assemblea regionale , bisogna avere solo il coraggio di farlo e questo potrà farlo solo il Presidente Schifani.
Siciliano leghista; e niente, fa già ridere così senza bisogno di andare oltre.
CARO CUGINO Giorgio Casella ,si muore così perchè noi genitori non sappiamo fare i genitori, perchè la tecnologia E i social ormai ci hanno mangiato pure a noi il cervello….è purtroppo si muore così perchè si fa uso di droga e alcol e poi ci si mette in auto e si corre!!!…si muore così..non saranno gli ultimi purtroppo!!!
R.I.P.
C’è chi parla al cellulare, chi scrive un messaggio e chi addirittura si fa un selfie. Poi c’è chi ha preso l’auto di papà e vuole dimostrare che la si può guidare diversamente, chi vuol fare bella figura con la ragazzina seduta di fianco e chi ingaggia gare con gli amici piuttosto che con chi gli si affianca al semaforo. E allora giù l’acceleratore, via sgommando, spazio alla follia, e fine dei programmi: la morte sale a bordo e dirotta qualsiasi illusione di sopravvivenza. Naturalmente c’è pure chi fa uso di alcol o di droghe e perciò non si rende neppure conto di quel che fa e a cosa va incontro mettendosi alla guida.
Insomma, le cause di certi incidenti stradali possono avere infinite variabili, ma c’è un minimo comune denominatore: le vittime sono tutte giovanissime!!
Il dolore di perdere un figlio/a è incomparabile. La morte di un giovane figlio è la morte dell’innocenza. Una parte del genitore muore quando il figlio muore, forse perché il futuro, con tutti i sogni e le speranze, va in frantumi.
In ogni famiglia c’è la consapevolezza che l’unità familiare, in quanto tale, si spezzerà col tempo: i bambini cresceranno ed andranno via, i genitori invecchieranno e moriranno.
L’improvvisa, imprevista morte di un figlio, per ogni famiglia, è un evento devastante. Non c’è tempo per prepararsi alla tragica perdita. I genitori si aspettano che i loro figli vivano a lungo, che gli sopravvivano.
Le povere mamme dicono: “Se solo potessi averlo aiutato”, “Se potessi tenerla con me una sola volta ancora”, “Se solo potessi dirle ti amo una sola volta ancora”.
Il ruolo dei genitori é di proteggere i loro figli; auto-biasimo, senso di colpa e di fallimento possono tormentare i genitori. Essi razionalmente sanno di non essere responsabili della morte del loro caro ma tuttavia, dietro le lacrime spesso si sentono le parole: “scusami, scusami…” Tanto è intenso lo shock di perdere un figlio.
Ogni volta che leggo di queste tragedie, mi si accappona la pelle, ogni perdita di una giovane vita, rappresenta una sconfitta per noi adulti e per l’intera società. Anche se non si può più tornare indietro e fermare questa sfrenata corsa verso il progresso e l’ignoto, per noi genitori, adulti e società civile, è giunto, quantomeno il momento di fermarci a riflettere e fare autocritica.