PALERMO – Il legali di Chiara Schirò, moglie del deputato Pd Francantonio Genovese, agli arresti domiciliari a seguito dell’inchiesta che ha investito il mondo della formazione professionale, in una nota esprimono il proprio “sconcerto” per il rigetto dell’istanza di scarcerazione che era stata presentata in favore della donna. “Un provvedimento che riteniamo assolutamente sbagliato e ingiusto – scrivono gli avvocati Nino Favazzo e Alberto Gullino -. Il tribunale ha perso un’occasione per fare definitiva chiarezza sul nodo centrale posto a fondamento di tutti gli addebbiti: la congruità dei canoni di locazione e di noleggio praticati agli enti di formazione dalla società amministrata a suo tempo dalla Schirò. Era su questo, infatti, – spiegano i due legali – che si reggeva l’intero impianto d’accusa, ed è questo che si è dimostrato del tutto infondato”.
Il collegio difensivo della Schirò, citando due diverse consulenze, parla di “assoluta congruità dei canoni praticati”, così come di quelli relativi “al noleggio delle attrezzature”. I due avvocati annunciano inoltre il ricorso in cassazione “non certo per ottenere ‘successi’ o ‘vittorie’ della difesa sull’accusa, ma per cercare di ristabilire la verità, riconducendo i fatti alla loro reale portata, in maniera scevra da suggestioni e condizionamenti che l’impatto mediatico può sempre determinare, ed ottenere quella giustizia che finora – concludono – ci è stata negata”.
