L'Isola della prima repubblica |e la quinta volta di Orlando - Live Sicilia

L’Isola della prima repubblica |e la quinta volta di Orlando

Dal Foglio. Il sindaco di Palermo punta a un altro mandato a più di trent'anni dal primo. Mentre le cronache giudiziarie azzoppano la concorrenza.

Dal Foglio
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Correva l’anno 1985. Era il maggio odoroso e mentre il Verona di Osvaldo Bagnoli si apprestava a festeggiare il suo storico scudetto e Mikhail Gorbaciov muoveva i primi passi da segretario del Pcus, a Palermo un professore democristiano trentottenne diventava sindaco. Si chiamava Leoluca Orlando, o Orlando Cascio, come ancora oggi qualche nostalgico lo chiama ricordando il doppio cognome usato dal padre, avvocato e professore. All’epoca al Quirinale sedeva per le ultime settimane Sandro Pertini e a Palazzo Chigi regnava Bettino Craxi. Oggi, quel professore democristiano che aveva mosso i primi passi in politica accanto a Piersanti Mattarella, il presidente della Regione ucciso dalla mafia, scalda i motori per chiedere ai palermitani di riconfermarlo ancora sindaco, per la quinta volta, trentadue anni dopo. Trentadue anni trascorsi tutti all’ombra dell’ingombrante presenza di un politico che come pochi altri ha intrecciato un rapporto quasi carnale con la sua città, che gli è diventata quasi consustanziale.

Un evergreen sopravvissuto politicamente senza battere ciglio alla prima e alla seconda repubblica, Leoluca Orlando. Un vero e proprio primato nazionale il suo. Basta scorrere l’elenco delle liste che correvano alle elezioni del 1992, le ultime col proporzionale, prima di tangentopoli e della caduta dei partiti tradizionali. Tra i Forlani e gli Occhetto, i Fini e i La Malfa, gli Altissimo e i Cariglia, solo un leader di partito di quella competizione elettorale siede ancora tra le prime file della politica italiana, ed è proprio l’allora leader de La Rete. Già all’epoca abile e visionario interprete di quel sentimento antisistema che spinse i candidati del suo movimento legalitario ai primissimi ballottaggi per le amministrative delle grandi città: Nando Dalla Chiesa a Milano, Diego Novelli a Torino e Claudio Fava a Catania. Persero tutti. Non Orlando, che a Palermo tornò sindaco, direttamente eletto, per due mandati dal 1993 al 2000. Sulla stessa poltrona che aveva occupato nei difficili e insanguinati anni ’80, quelli della Primavera, della guerra contro i potentati democristiani e le infiltrazioni mafiose che si insinuavano in ogni anfratto di potere ma anche della spregiudicata polemica con Giovanni Falcone e la procura su quelle carte sui misteri palermitani che secondo Orlando sarebbero rimaste “nei cassetti”. Erano gli anni del sistematico “mascariamento” dell’avversario, del “sospetto anticamera della verità” professato dal gesuita Ennio Pintacuda, suo ascoltatissimo ispiratore prima di una clamorosa e mai sanata rottura, ma anche quelli del celebre articolo di Leonardo Sciascia sul professionismo antimafia che riportava proprio l’identikit di un sindaco innominato che a Orlando tanto assomigliava. Articolo per il quale l’intellettuale di Racalmuto collezionò sfregi e sputi dalle conventicole antimafiose che tra Roma e Palermo celebravano la fortunata ascesa del giustizialismo orlandiano.

Secoli appaiono trascorsi da quei (difficili) tempi, tanto è mutato, tutto fuorché Leoluca Orlando. Alle scorse amministrative aveva detto di non essere interessato. “Come volete che lo dica, in aramaico che non mi candido?”, ripeteva il Professore che sosteneva a quel giro Rita Borsellino. Ma quando la sorella del magistrato ucciso dalla mafia perse le primarie, Orlando scese in campo last minute, solo contro tutti, sbaragliando la concorrenza e sfiorando il successo già al primo turno. Al ballottaggio poi, fu un plebiscito.

Ora, a pochi mesi dalla tornata di amministrative che ha in Palermo la città più grande chiamata alle urne, il Pd locale sta cercando di riallacciare un’alleanza con lui. Vani sono stati i tentativi dell’ultima ora dei dem di convincere qualche nome della “società civile” a scendere in campo per contrastare l’uscente. Che nella sua area politica ha fatto da quel dì terra bruciata. Senza mai lasciare le luci della ribalta ad altri che non fosse lui stesso, il Sinnacollando, come si dice nel ventre di Palermo. Nessun delfino, nessun erede, al massimo disciplinati gregari e un pugno di fedelissimi. Che Orlando ha distribuito ai vertici della gigantesca macchina che fa capo a Palazzo delle Aquile, sede del municipio. Una sorta di mastodontica holding che controlla decine di migliaia di posti di lavoro e anche aziende dal fatturato pesantissimo. Uno scampolo di socialismo reale che è anche una gigantesca piramide di consenso al cui vertice sta proprio Orlando, nella doppia veste di sindaco e di sindaco metropolitano, cioè capo della ex Provincia.

Dalla doppia poltrona Orlando controlla, oltre all’esercito dei dipendenti comunali, anche le partecipate strategiche che gestiscono tutti i servizi, dall’acqua ai rifiuti – con risultati tragici sul fronte della raccolta differenziata, che a Palermo è ferma a percentuali imbarazzanti – e amministrano tra l’altro la gigantesca discarica di Bellolampo. E ancora, tra i pezzi pregiati del risiko manovrato da Orlando, la Gesap, società di gestione dell’aeroporto di Punta Raisi che Comune e Città metropolitana da lui retti controllano saldamente. Quella Gesap a cui l’Enac del sempreverde Vito Riggio, coetaneo del sindaco e suo vecchio compagno di strada ai tempi delle giovanili Dc (i due fondarono insieme a Sergio D’Antoni la sezione universitaria della Cisl di Palermo, poi ruppero), minaccia di dare il benservito per l’assenza dei fondi necessari ad attuare gli investimenti per la sicurezza dello scalo. Una vicenda che sa di vecchia baruffa tra sopravvissuti della Balena bianca ma che è anche un delicato scontro di potere su un asset più che strategico, che farebbe gola a più di un imprenditore del settore.

Eppure, malgrado il controllo di un impero pubblico talmente sconfinato, Orlando, da sempre abile comunicatore a suon di slogan, ha caratterizzato la sua azione politica sullo spartito antisistema: sindaco di lotta e di governo, come da una trentina d’anni a questa parte. E il gioco sembra riuscirgli. Questa settimana il Sole 24 Ore lo dava in netta ascesa nel sondaggio annuale sul gradimento dei sindaci. Era lui il più apprezzato tra i primi cittadini siciliani, mentre nella classifica della pagina accanto, Rosario Crocetta, per anni bersaglio degli strali dell’Orlando furioso, precipitava sempre più ultimo tra i governatori.

“Gli altri cercano consensi, io ho il consenso”, sintetizza lui. Riuscendo a parlare da sempre alle due anime della città. Quella borghese di cui è espressione ma anche quella popolare, per la quale il Sinnacollando è ormai un’icona pop, alla stregua del pane con la milza e del Festino di Santa Rosalia. Nelle borgate per molti Orlando è ancora oggi ‘u papà, dai tempi in cui, eccola tornare la prima repubblica, leggi nazionali e regionali aprirono le porte del Comune di Palermo a infornate di precari di ogni sorta, rimasti per decenni a gravare sui bilanci pubblici. Lì, nelle periferie palermitane, o nei rioni popolari accucciati a un tiro di schioppo dal salotto buono della città, Orlando c’è. Anche fisicamente, perché come nessuno il sindaco da sempre è attento a presenziare e farsi sentire vicino dalla città. Alla vigilia dell’elezione al Quirinale di Sergio Mattarella, a cui Orlando fu vicinissimo in passato, in un’intervista il sindaco definì il futuro Capo dello Stato un politico che “non ama toccare e farsi toccare”, una pennellata che in negativo potrebbe rappresentare un suo efficace ritratto. “Il sindaco lo sa fare”, recitavano gli azzeccati manifesti della precedente campagna, che invitava i palermitani ad affidarsi all’usato sicuro. Funzionò alla grande.

E così oggi Orlando, sulla soglia dei settant’anni, si prepara a candidarsi per il suo quinto mandato. In una città in cui attorno a lui il tempo s’è fermato. Mentre procede la trattativa con il Partito democratico locale – ultimo capitolo della sindrome di Stoccolma della sinistra palermitana, che Orlando ha per decenni vampirizzato e condannato alla marginalità dai tempi dei Ds a oggi – sulla possibilità di un’alleanza, il Professore ha già stretto patti con altri pezzi di centrosinistra. E anche qui l’effetto macchina del tempo si fa sentire. L’accordo è già chiuso, ad esempio, con il Partito socialista, che a Palermo ha come uomo di punta quel Carlo Vizzini, classe 1947 come il sindaco, già cinque volte ministro per il Psdi di Longo e Nicolazzi tra il 1982 e 1992. Altro patto già in cassaforte è quello con Sicilia Futura, movimento regionale vicino ai renziani che fa capo a Salvatore “Totò” Cardinale, classe ’48, già uomo forte della sinistra democristiana ai tempi d’oro di Calogero Mannino, poi ministro delle Comunicazioni in quota Udeur con D’Alema e Amato. Quasi che ogni rivoluzione, a queste latitudini, non possa che tornare alla Dc.

Attorno a Orlando a questo giro ancora una volta ci sarà uno scenario diroccato. Con la concorrenza trasversalmente inguaiata dalle cronache giudiziarie. Il primo papabile avversario in odor di candidatura a essere eliminato dall’incrocio giustizia-politica è stato Francesco Cascio, già presidente del parlamento regionale, già Forza Italia oggi Ncd, condannato in primo grado tre mesi fa per corruzione. Fuori uno.

Poi c’è il centrodestra, che arranca e non ha ancora ufficializzato il candidato, quel centrodestra che negli anni d’oro del berlusconismo riuscì a sconfiggere Orlando due volte (una volta alla Regione e una volta al Comune), imponendogli di fatto un esilio politico scandito da un errare per partiti fino all’approdo all’Italia dei valori di Tonino Di Pietro, suo ultimo domicilio politico conosciuto prima del recente salto antisistema che lo ha portato a fondare il “suo” Movimento 139 a cui oggi aderiscono i suoi consiglieri comunali. Storia recente, questa, quando già la “reconquista” palermitana era cosa fatta e i fedelissimi strategicamente piazzati in tutti i gangli strategici di una città in cui la leva della spesa pubblica resta ancora il fondamento dell’economia.

Solo macerie tutto attorno al Professore in questa competizione. Il giovane Fabrizio Ferrandelli, aspirante erede che allo scorso giro lo abbandonò, lo sfidò e le buscò al ballottaggio, tenta una difficile corsa solitaria su cui s’è abbattuto questa settimana il macigno della notizia di un’inchiesta per voto di scambio politico-mafioso, scaturita dalle dichiarazioni dell’ultimo pentito di Cosa nostra. Rivelazioni fresche quelle del collaboratore di giustizia, con tempi che sgombrerebbero il campo da maliziosi sospetti di avvisi di garanzia a orologeria. Solo un clamoroso colpo di fortuna per l’avversario da battere, appunto Orlando.

Come quello che che ha travolto i grillini, dilaniati in città da una faida senza quartiere tra due opposte fazioni, che è esplosa nella recente indagine sulle firme false che accompagnarono le liste delle ultime amministrative. Tra anatemi reciproci e screzi da social network, le due anime dei pentastellati cittadini si combattono senza quartiere con la pervicacia autodistruttiva da gang di bulli di quartiere. Alla fine il loro candidato sarà l’avvocato Ugo Forello, tra i fondatori di Addiopizzo, un altro esponente dell’antimafia organizzata che però ha in casa pentastellata i suoi primi nemici. Tutto grasso che cola per Orlando, grillino ante litteram. In lui politica e antipolitica da sempre trovano una sintesi per i palermitani. E al suo cospetto, i ragazzi di Grillo con i loro pasticci appaiono poco più che apprendisti stregoni. Tanto da far malignare più di un notabile di centrodestra a taccuini chiusi sull’ipotesi di fantomatici patti di non belligeranza tra Orlando e grillini, in vista di una mano d’aiuto del sindaco ai 5 Stelle alle regionali che si terranno il prossimo ottobre e che potrebbero incoronare il primo governatore grillino d’Italia.

Quella di Palermo è una partita vinta in partenza, insomma? Non è così scontato. Tra Leoluca Orlando e la sua quinta volta da sindaco c’è ancora una campagna elettorale che sarà attraversata dal malcontento e dalla protesta che ha caratterizzato tutte le ultime elezioni. Dalla sua il sindaco potrà menar vanto per il successo delle pedonalizzazioni, che hanno rianimato il centro storico. Contro di lui ci sarà la vendetta che i commercianti gli hanno giurato per la zona a traffico limitato che ha accelerato l’agonia di un pezzo città vecchia.

Le incognite rimangono, insomma, come quella dell’alleanza tra il sindaco e il Pd, a cui Orlando vorrebbe imporre persino le forche caudine della rinuncia al simbolo. I dem siciliani stanno cercando di gestire la pratica senza finire troppo col cappello in mano e nei prossimi giorni proveranno a frenare la fuga in avanti dei loro cespugli che sono già stati folgorati sulla via del Professore. Che tace sornione da un pezzo, pregustando il tuffo nella mischia, lui tanto appassionato di football americano da presiedere da anni la federazione nazionale dello sport amato negli States della sua amica Hillary Clinton. Attende Orlando, che aprirà alla fine del mese la campagna elettorale. L’ennesima. Ci sarà tempo per puntare, a suo modo, il bersaglio di turno. Come gli andreottiani negli anni ottanta. Bei tempi per i rivoluzionari, oggi tocca accontentarsi di attaccare Crocetta. 

 

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Commenti

    i tempi cambiano…Trump docet e questo ormai sa’ di …muffa!!!

    Due frasi dell’articolo mi hanno colpita , ” le pedonalizzazioni che hanno rianimato
    il centro storico ” , la precisazione e’ che hanno rianimato solamente ed esclusiva
    mente , due tratti di strade , intorno queste aree , altro che rianimazione , il resto e’
    la visione di un malato terminale , e poi ” la ZTL che ha accellerato l’ agonia del
    centro storico ” ,quindi anche voi siete consapevoli del disastro fatto , una domanda
    perche’ ha abbandonato invece di accellerarlo il percorso da lui iniziato di risana
    mento , riqualificazione del centro syorico ? A distanza di 25 anni di quello che
    fu il suo cavallo di battaglia del suo impegno elettorale , che fece le sue fortune
    elettorali , oggi sono rimaste solo le macerie , gli abitanti che hanno investiti capi
    tali non indifferenti che fuggono , e di conseguenza storiche attivita’ commerciali
    che chiudono o delocalizzano , e’ questo il successo del risanamento ? Ci chiedia
    mo , il perche’ di questo defilarsi , ci sono state incapacita’ , eppure avevate a
    disposizione anche un PPE , da voi voluto , che avrebbe fatto felice qualsiasi altra
    amministrazione , che ne avrebbe fatto tesoro , eppure su questo progetto avete
    fallito , oggi vogliamo sapere quale programma avete per continuare il risanamen
    to , o se avete buttato la spugna , e allora perche’ ?

    L’errore più grande che sta commettendo Orlando è l’accordo con Totò Cardinale da Mussomeli , papà della deputata nazionale nominata in quota PD , l’accordo con un altro vecchio campione della politica pentapartitica tale Vizzini ed inoltre col partito di Alfano-Castiglione & co.
    A queste condizioni anche la competenza andrà a farsi friggire perché la DOPPIA
    MORALE sarà soppiantata dal semplice incompetente malcontento di Forello e comPagni.

    Mi auguro che il 29 prossimo al teatro Golden Luca Orlando dichiari pubblicamente che accordo con Cardinale, Vizzini ed NCD non ne fa perché ritengo che questo errore lo porterebbe a far dimenticare tutte le sue battaglie all’insegna della pulizia e del rinnovamento e dalla liberazione dei vecchi arnesi della politica che tanto male hanno causato a Palermo, alla Sicilia ed all’ intera Italia.
    Spero veramente che Orlando sia sempre lo stesso come ai tempi della Rete!

    Ma se uno per trent’anni rimane gigante in mezzo ai nani la colpa è del gigante o dei nani?

    Orlando incarna Palermo. E’ parte integrante della citta’. E’ il sindaco che ha acchiappato per i capelli i palermitani quando erano odiati ed emarginati da tutto il mondo essendo cittadini di una macelleria umana e a saputo trasfondere la forza per farli rialzare;
    ha istituito forme di assistenza alla cittadinanza che hanno conferito un ruolo alle persone altrimenti emarginate e condannate ad essere delinquenti e manovalanza delle mafie;
    ha carisma, questa e’ la verita’.
    Sostituirlo non e’ facile anche perche’ essendo professore universitario, e pertanto con il difetto condiviso con molti suoi colleghi di ritenersi il non plus ultra, ben si e’ guardato dal creare una scuola di persone con la preparazione culturale adeguata a sostituirlo per potere governare una citta’ difficile e composita come Palermo e proporli ai cittadini.
    Dopo di lui il vuoto!
    ecco cosa avverra’ se non si riuscira’ a trovare un candidato all’altezza di sostituirlo.
    E’ questo il grosso limite della politica di oggi : non esiste una scuola che prepari una classe dirigente formata sul patrimonio storico, etico, morale, culturale lasciato in eredita’ da uomini che con la loro azione politica alimentavano e alimentano il progresso civile e democratico del Paese. E’ una politica senza ideali, senza tensione etica, personalistica, che usa l’azione della magistratura impropriamente e naviga a vista.

    Se ci sarà il PD con Orlando saranno tanti voti in meno penso che lo sappia anche lui e non cada nella trappola

    Mi consenta, è un gigante solo nel suo giudizio di sfegatato ammiratore.

    Sarebbe importante sapere ai fini etici se il prof. Orlando continua a prendere i doppio vitalizio, come ex parlamentare e come ex deputato regionale e se a questi aggiunge l’indennità di sindaco.

    Il concetto di democrazia , dovrebbe essere quello di dare voce al popolo , nelle
    scelte che coinvolgono la societa’ . Niente di piu’ sbagliato , oggi vediamo la corsa
    per l’occupazione del potere per fini personali piu’ o meno leciti . Il fatto che ancora
    alcuni partiti non sanno se appoggiare o meno Orlando dimostra che costoro concor
    rono purtroppo a rendere piu’ difficile il governo della citta’ , infatti se hanno l’uomo forte concorrono da soli contro l’ attuale sindaco , se non lo trovano si alleano . Noi dovremmo avere fiducia in costoro ? Sapra’ il sindaco dar loro un bel calcio ……
    riprendendosi il controllo della situazione ? Ne uscirebbe sicuramente piu’ forte.

    Dopo tanti mandati( 25 anni di Orlando) Palermo dovrebbe essere un salotto e invece ………….. ; questo fa capire ai cittadini che non funziona nulla e che bisogna cambiare.

    Trovo che l’ articolo sia bellissimo ma l’amministrazione Orlando (l’ultima) è stata catastrofica, tuttavia è il politico più intellettuale della Sicilia. Il termine “icona-pop” è perfettissimo. Leoluca Orlando è imbattibile in Palermo. Quando vuole sa essere più palermitano di un palermitano e allorché non vuole è il più europeo fra gli europei. La storia gli sta dando ragione e i palermitani gli somigliano in codesto “camaleontismo di maniera.” E, Orlando s’annaca come si annacano i palermitani belli e orlandiano a vita. I partiti politici a Palermo valgono meno di zero.

    Quando, nei lontani anni ’80 Luca si candidò per la prima volta mi catturò con la promessa di osteggiare i professionisti della politica.
    Due mandati al massimo. E poi a casa. Urlava.
    Non è concepibile che ci siano persone che della politica hanno fatto un mestiere.
    diceva.

    Diceva pure che il rispetto per la legalità è fatta di piccoli ma significativi gesti; anche nel rifiutare gli acquisti per la strada nelle bancarelle abusive.
    In via Piemonte, angolo via P.Pe di Paternò, c’è la seconda generazione di ambulanti abusivi……..
    Pioggia o caldo estivo sempre lì.
    A vendere Arance, broccoli, cassette di uve, fragole etcc a seconda della stagione.
    Grandissimi lavoratori, orari che fanno addirittura pensare a forme di schiavitù.
    Ma sempre rigorosamente abusivi in mezzo al traffico.
    Meditiamo…..meditiamo….

    Che dire, è la fotografia perfetta di questa Palermo senza speranza e con una sola certezza: rimarrà per sempre un luogo di traditori, voltagabbana e denigratori professionisti. Amen

    Orlando incarna la Palermo del sottosviluppo, una specie di sobborgo di Napoli. Se i palermitani lo votano, vuol dire che gli fa piacere rimanere così.

    Meglio lui mille volte…..culturalmente l’unico adeguato!

    Mi consenta, più che altro nel giudizio degli elettori che per ben quattro volte l’hanno preferito, appunto, ai nani (che si ostinano pure a riprovarci),

    Io non ne sono ammiratore, ma oggettivamente intorno a Orlando c’è il vuoto. A destra e a sinistra.

    E che vuole farci… la Palermo europea l’abbiamo vista con i due mandati di Cammarata, il sindaco skipper.

    Dal 1980, anno della sua prima elezione a consigliere comunale, a oggi sono trascorsi 36 anni e nessuno dei grandi problemi della città è stato risolto ma anzi aggravato.
    Fortunatamente questa volta per Orlando è veramente finita e ritornerà nelle pagine obliate della storia dalle quali è inavvertitamente e stranamente fuggito nelle amministrative di 5 anni fa.

    Orlando,come Renzi,come la Boschi. Non vogliono abbandonare le poltrone e il potere,a dispetto di tutti.Fanno accordi e alleanze con tutti pur di invecchiare politici e non lavorare.Alla faccia del rinnovamento e della rottamazione.Però non dimentichiamo mai che l’ultima parola spetta al popolo,e se vogliamo possiamo travolgerli tutti.

    Il fatto che culturalmente sia il più adeguato non significa che debba per forza fare il sindaco. Anche i nobili di una volta erano culturalmente più elevati del popolo, allora ritorniamo alla monarchia. Il quinto mandato significa 25 anni pagato da sindaco uno che occupa una cattedra all’università. Al poato suo si sarebbero liberati almeno 3 posti di ricercatore. Questi non mollano nulla, arraffano tuttone noi come delle pecore pensiamo che vada bene perché è colto. Io dico che cambiare fa bene, anche con chi è culturalmente meno colto di lui. La cultura non c’entra.

    Ma bastaaa,se palermo in questi 25 anni fosse diventata veramente una bella città potrei capirlo,ma siamo una città ancora indietro su tutto e ancora parliamo di Orlando,ma i giovani dove sono?ma ai vostri figli ci pensate?ma ad un domani ci pensate o dobbiamo rimanere sempre 50anni indietro?A questa tornata elettorale i giovani si facciano sentire in blocco tutti con Fabrizio Ferrandelli l’unico che ha lasciato la poltrona e lo stipendio da deputato regionale.

    Intitoliamogli una strada e …basta!!!

    in effetti, a Palermo, si mangia soltanto cultura!!!

    É un Gigante…. Gli altri sono pigmei…. PD INQUALIFICABILE!!!!

    Dopo 25 anni in politica Orlando è il sistema ed è anche professionista della politica.

    Orlando, io non ti voto: la mia preferenza andrà ad Ugo Forello o al partito di Matteo Salvini.

    E’ probabile, alla luce degli ultimi articoli giornalistici su Fabrizio Ferrandelli, che anche stavolta, purtroppo, la sventura Orlando si abbatterà ancora una volta ( la 5a, 6a, boh ! ) su Palermo e sui suoi cittadini! Certo fa molto pensare e riflettere quanto sta accadendo al probabile più forte candidato, avversario del sindaco uscente! Che coincidenza! Spesso a pensare male si commette peccato, ma………..!

    Occorre cambiare…

    Hai ragione, infatti le condizioni di vivibilità di Palermo ne rispecchiano a pieno tale cultura! Ma per cortesia!

    Speriamo che finisca come Trump.!!!!
    Non ne possiamo più di Re Mida !!!
    Tutto quello che tocca lo trasforma in fumo…..
    Basta ! Diamo spazio ad un po’ di umiltà e competenza….
    Palermo è diventata veramente invivibile!!!

    ORLANDO non sarà (forse) il massimo ma intorno a lui vedo il niente, il vuoto e il peggio…per non dire altro.
    FORZA ORLANDO…..SEI IL MIGLIORE

    Ci si attendeva dai grillini una candidatura forte che potesse sfidare Orlando. Invece con la designazione di Forello è chiaro che il movimento 5 stelle ha deposto le armi, almeno per quanto riguarda la guida di Palermo.

    FRANCESCO
    STAMATTINA HO POSTEGGIATO IN VIA GIOACCHINO DI MARZO ANGOLO VIA LIBERTA’
    AL CIVICO 11 DI VIA GIOACCHINO DI MARZO CE UNA CAMPANA X LA RACCOLTA VETRO
    STRAPIENA, E I MARCIAPIEDI DISASTRATI ,QUESTO E’ IL SALOTTO DI PALERMO
    CAPITALE CAPITALE CAPITALE DI BHO’ ? SE ME LO PUO’ SPIEGARE QUALCUNO CHE SI E’ PROCLAMATO “IO IL SINDACO LO SO FARE “

    Sig. Luca, guardi che nelle elezioni del 2012 il SUO sindaco aveva detto che non si sarebbe più candidato, poi visto il parterre dei concorrenti, evidentemente anche spinto dal suo staff, ci ha ripensato. Ha solo preso una piccola parte dei voti dei palermitani che sono andati alle urne (nella misura del 40% circa ) voti sufficienti all’elezione. Lei è sicuro dell’altro 60% dei palermitani che non ha espresso nessuna preferenza? Poi per carità ormai oggi tutto è possibile, anche il masochismo allo stato puro!!

    Da ottimo investitore, continua a riscuotere gli interessi mantenendo intatto il capitale.

    Dal professore Orlando, una volta eletto, ci aspettiamo la conferma del vicesindaco Arcuri, di Giusto Catania e dei fratelli Giambrone. Dopo l’incarico assegnato all’onorevole Vizzini, quale delegato a risollevare le sorti della palermocalcio, ci aspettiamo la nomina dell’onorevole Cardinale quale Sopraintendente generale del Comune.
    Altre ai risultati conseguiti, al riconoscimento della fedeltà per quanti si sono spesi al suo fianco in questi decenni, del professore apprezziamo parimenti la rappresentazione che fa di Palermo, la sua scommessa sul futuro e ancora di più il coinvolgimento delle giovani generazioni.

    Speriamo che sia così

    Non bastava la sua biografia in diverse lingue che da anni viene imposta fare a spese dei contribuenti ha due Comunali che li rilegano pure invece di svolgere le loro mansioni al Palazzo,anche voi?

    Salvatore,sono tutti vecchi della politica tranne Orlando?boh!!!

    PER CARITA’! ANCORA ORLANDO? NOOOOOOOOOOO!!!!!!

    Questa coalizione pd Ndc è deleteria per il paese il popolo è stanco.Ma si vedrà alle elezioni io voterò per i piccoli partiti siciliani autonomia siciliana sempre.

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