PALERMO – Favoreggiatore di Messina Denaro sì, mafioso no. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della Procura generale e conferma la pena. Condanna a sei anni definitiva per l’operaio comunale Andrea Bonafade.
Secondo l’accusa, avrebbe meritato il doppio degli anni di carcere per il più grave reato di associazione mafiosa.
Bonafede, omonimo e cugino del geometra che prestò una delle identità usate dal latitante per curarsi, è stato il primo ad essere stato condannato nella cerchia ristretta degli amici del padrino di Castelvetrano arrestato nel 2023 e morto un anno dopo.
In lui il capomafia trapanese riponeva massima fiducia tanto da chiedergli aiuto in un momento di grandissima difficoltà. Il 3 novembre 2020 Messina Denaro ha saputo di essere malato di tumore. All’indomani Bonafede attivò una sim card inserita in un vecchio cellulare usato dalla suocera e dalla madre.
I carabinieri del Ros, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia e dell’allora aggiunto Paolo Guido (oggi procuratore a Bologna), mapparono il telefonino che il 5 novembre agganciò la cella in cui ricade l’ospedale di Mazara del Vallo. Stessa cosa avvenne con la scheda del telefono in uso a Bonafede.
In ospedale con il padrino
Il 6 novembre i due cellulari erano ancora vicini. Era il giorno in cui il geometra Andrea Bonafede ha fatto accesso in ospedale per una visita. In realtà si trattava di Messina Denaro. Dal 9 novembre i contatti si interrompevano.
La nuova linea è rimasta per giorni muta. Il 13 novembre Messina Denaro è stato operato la prima volta all’ospedale Abele Ajello, due mesi prima del secondo intervento alla clinica La Maddalena di Palermo. Il 14 novembre fu attivata una nuova utenza, sempre intestata a Bonafede l’operaio. Il 18 novembre la nuova sim e quella intestata a Bonafede agganciarono una cella di Campobello di Mazara. Messina Denaro era tornato a casa.
All’inizio all’imputato era stato contestato solo il fatto di avere prelevato le ricette mediche per il latitante dal medico Alfonso Tumbarello. “Un favore a mia insaputa”, aveva detto nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Non sapeva che fossero destinate al parino di Castelvetrano.
Nel corso del processo la Procura aveva depositato un video in cui si vedeva Messina Denaro, il 13 gennaio 2023, dunque tre giorni prima dell’arresto, muoversi a Campobello di Mazara. Bonafede arrivò al volante di una macchina del Comune. Si fermò a parlare con il capomafia, poi riprese la marcia.
La difesa
Non è bastato, però, per arrivare a una più pesante condanna per mafia. Sarebbe andata diversamente se l’avvocato Tommaso De Lisi non fosse riusciti a confutare, non consentendo il superamento di ogni ragionevole dubbio, la tesi dell’accusa che ci fosse sempre l’operaio Bonafede al fianco di Messina Denaro quando si recò a Palermo, nel 2012, per fare un tatuaggio dicendo di chiamarsi Vito Ferreri e nel 2015 a fare la spesa in una salumeria di via Gaetano Daita.
L’operaio, Messina Denaro, il verbale
Altri contatti ci sono stati, ma la Corte di appello che scontò di sei mesi la pena di primo grado scrisse che “si inseriscono comunque nel solco di un rapporto personale tra due soggetti… non vengono pertanto in rilievo condotte dell’imputato, esulanti il rapporto personale con il latitante”.
“La mia vita ormai è finita, ho perso tutto”, disse l’operaio al pm Gianluca De Leo che andò a interrogarlo in carcere. Presto finirò di scontare la pena.

