PALERMO – “Se guardiamo al mondo intero, nel suo assetto odierno, ci rendiamo conto di come si stenda su di noi la coltre della sordità, come ci blocchi l’impaccio della cecità”. Lo afferma l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nell’omelia per il decennale della sua ordinazione episcopale invitando a “non girarci dall’altra parte”, ma ad ascoltare “l’appello che ci giunge dal fratello, dalla sorella, dal loro volto sfigurato, sfinito dalla guerra, dalla povertà, dalla violenza” e combattere “un conflitto distruttivo e infinito, in cui i più forti prevalgono sui più deboli, in cui i potenti senza scrupoli e i mafiosi prevaricano sulla gente, spargendo paura, miseria, terrore e morte”. Soltanto così, osserva mons. Lorefice, “creando dal basso i presupposti di un mondo nuovo, tutto sarebbe diverso e il profilo della vita sarebbe nella luce”.
“Non siamo superiori agli altri”
“La storia – aggiunge l’arcivescovo di Palermo – non sarà lo spazio di quelli che spadroneggiano, che credendo di mostrare i muscoli altro non fanno se non mostrare la loro insicurezza e il loro fallimento. E con loro spariranno i cantori della colpa. Sono tutti quelli che sciorinano lamenti e magari improperi sul mondo perduto. Non conoscono altra via che quella di dar la colpa agli altri: del degrado, dell’ingiustizia, del soffrire. I cristiani – osserva mons. Lorefice – non sono dei moralisti, ma sanno che se non fai parte della soluzione, fai parte del problema. Non siamo superiori agli altri. Viviamo accanto a tutti, per gioire dell’essere alla vita e per ‘con-gustare’ la misericordia di Dio e sanare insieme le colpe, le uniche colpe reali, generate da relazioni ferite, da infanzie catastrofiche, da ingiustizie strutturali, da strutture di peccato”.

