L'otto marzo di Annalisa Tardino: "Contro il pregiudizio"

L’otto marzo di Annalisa Tardino: “Per le donne è ancora più difficile”

Le difficoltà iniziali e le prospettive. Parla la presidente Tardino
L'INTERVISTA
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4 min di lettura

“Per una donna può essere più difficile, sì…”

Il racconto dell’otto marzo di Annalisa Tardino, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia Occidentale, comincia qualche giorno prima nel suo ufficio a cavallo tra un mare nascosto e i lavori in corso, accanto all’Ucciardone. Una giornata palermitana di sole incerto, di sentiero di mezzo. Fa freddo, c’è una luce un po’ lattiginosa.

La figura in portineria è accogliente, si respira un’aria serena. Chi lavora da quelle parti racconta che “la presidentessa” ha un saluto per tutti, ponendosi da persona cortese. Non è stato facile insediarsi al posto del prodigioso Pasqualino Monti, scansando certe perplessità anche legittime e qualche strumentalizzazione di corredo.

Ma il fronte del porto è ormai un ricordo. Il ricorso della Regione sulla nomina dell’allora commissaria in quota leghista, scelta direttamente dal ministro Matteo Salvini, ha il rintocco dei giorni lontani. Lo stesso leader della Lega ha dato, di recente, il suo ‘sta bene’ al bis del presidente Schifani. Il mare non appare più increspato, ora che regna la concordia.

L’otto marzo che c’entra? C’entra, c’entra, perché questa è pur sempre la storia di una donna al vertice di qualcosa: un evento che ancora appare non scontato.

Presidente Tardino, lei è nata a Licata, quando la licatese Lara Cardella scrisse ‘Volevo i pantaloni’, testo su emancipazione e arretratezze, lei…
“Avevo undici anni e lo lessi subito”.

Perché?
“Ne parlavano tutti, tanti si scandalizzavano. Come si faceva a non leggerlo? Frequentavo la scuola media, a qualcuno la mia opzione apparve inconsueta. Però…”.

Però?
“Non riconobbi Licata in quella descrizione. Vivevamo in una città progressista, avanzata, con il mito di Ines Giganti Curella, politica, parlamentare, femminista di grande tenacia. Licata non era una realtà retrograda”.

Eppure, sulla strada dei diritti delle donne gli ostacoli, magari dissimulati, resistono ovunque.
“Sì, per una donna è più difficile affermarsi, questo non è cambiato. L’ho imparato sulla mia pelle, vivendo in un ambiente difficile come quello politico. Per fortuna tante battaglie sono state vinte. C’è Giorgia Meloni premier. Ma è vero che bisogna sgomitare. Sono stata scelta, per questo incarico, da un ministro milanese. La Sicilia è splendida, tuttavia, qui come altrove, se sei una donna devi essere quattro volte più brava”.

Pure essere siciliani può diventare fonte di discriminazione.
“Perfino dentro i confini regionali. Mi sono laureata in Giurisprudenza con 107 e meritavo 110. Qualcuno, addirittura per incoraggiarmi, mi ha detto: ‘Dottoressa, sia contenta. Ha preso un voto alto e non è nemmeno palermitana…’. Naturalmente non mi sono sentita affatto incoraggiata”.

Un ministro milanese l’ha scelta.
“Intendiamoci, io sono orgogliosa della mia identità siciliana. Ovunque, la nostra terra è sinonimo di bellezza e di fascino”.

Tra le perplessità sul meccanismo della sua nomina il fatto che è stata pensata nel perimetro della politica e della suddivisione, dunque…
“Alt, la fermo subito. Un altro pregiudizio. La politica ha un valore o no? Io penso che lo abbia e che sia importante, se portata avanti con rettitudine. Vogliamo abolirla? Il mio curriculum parla per me. Ho lavorato in Commissione Trasporti, occupandomi di porti, in Commissione Giustizia, in Commissione Pesca. Ho una formazione giuridica di altissimo livello e ritengo che sia utile. Il mio predecessore Pasqualino Monti sarà sempre un valore aggiunto. Qui c’è una squadra formidabile che funziona. Da soli non si va da nessuna parte”.

Un momento dell’intervista

Progetti in corso?
E qui gli occhi di Annalisa Tardino si accendono, mentre snocciola con competenza e dovizia di particolari numeri e dati… “In dirittura d’arrivo a Termini Imerese, grazie al Pnrr. Il molo Nord con 6,5 milioni di risorse nostre, il bacino di carenaggio, le gare bandite per i lavori all’Acquasanta e all’Arenella, il molo Sud, ma ci vogliono i soldi, il porticciolo turistico di Sant’Erasamo…”. Un poderoso elenco di idee, destinato a cambiare molte fisionomie esistenti, se arriverà in porto.

Come sono, ora, i suoi rapporti col presidente Schifani?
“Ottimi, come sono sempre stati, in effetti. Rispetto il presidente della Regione e Renato Schifani che conosco da tempo. Forse ci sono state difficoltà iniziali di comunicazione tra lui e il ministro Salvini, ma è una storia di ieri”.

Si è sentita, ancora una volta, nel laccio di un pregiudizio?
“Non qui dentro e nemmeno da parte del presidente, circa la mia persona. Altro sono stati attacchi fuori misura di colleghi politici che non giustifico”.

Proprio il ministro Salvini ha spiegato che in prospettiva, dopo il bis di Schifani, una candidatura leghista a Palazzo d’Orleans non sarebbe impossibile. Un pensierino?
“Non perdo tempo con i pensierini. Sono molto concentrata su quello che sto facendo, sul lavoro che ho iniziato e che voglio portare a termine”.

Sarà soddisfatta se riuscirà…?
“A contribuire ai risultati della Sicilia che deve avere il posto che le spetta al centro del Mediterraneo”.

Per una donna è dunque (ancora) più difficile.
“Sì, ma se hai la testa dura, la spunti”.

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