Lucchese svela gli affari del clan| "Me ne voglio uscire bello pulito"

Lucchese svela gli affari del clan| “Me ne voglio uscire bello pulito”

Brancaccio

Tra le rivelazioni del pentito, le dinamiche dello spaccio nel quartiere palermitano di Brancaccio. "Anch'io ho venduto droga".

PALERMO – Lotto clandestino, imballaggi industriali, estorsioni, ma anche e soprattutto droga. Giovanni Lucchese, che collabora con la giustizia da agosto, rivela ai magistrati anche le dinamiche dello spaccio in uno dei territori di Palermo in cui l’attività gestita da Cosa nostra continua a trovare sempre più terreno fertile.

E lo fa raccontando episodi che lo riguardano in prima persona: “C’ho avuto a che fare anche io con la droga, in tutta sincerità. Dico, dato che uno deve fare un bel quadro a 360 gradi…perché domani può capitare che questo Di Fatta vuole seguire la giusta strada e dice: io a te ti ho dato, tu hai dato a me, un chilo di fumo e questo non glielo hai detto alla dottoressa? Allora io lo anticipo, mi segue?”.

Il pentito di Brancaccio, insomma, ribadisce di voler raccontare tutto, precisando: “Così bello bello me ne esco. Io me ne voglio uscire bello pulito, un domani non ci deve essere praticamente nessuno che…dico io, se devo fare una cosa del genere la devo fare con tutto il sentimento. Devo morire e voglio morire sazio, voglio morire come dico io, bello pulito”.

Le pagine del verbale in cui Lucchese parla dell’affare della droga, riguardano la cessione di vari chili di hashish a Giuseppe Di Fatta. Sarebbe stato proprio il neo collaboratore di giustizia a rifornirlo: “L’avevo conosciuto tramite mio genero in via Messina Marine. Per tre volte gli ho dato circa tre chili. Anche se lui non poteva prenderla da me, io non ero autorizzato a dare la droga, già a lui gliela danno la droga. Lui si metteva con la cosa per la frutta allo Sperone, aveva questo camper e io là gliel’ho portata la droga”.

Ma ad occuparsi dei pusher, collocati in varie zone del quartiere, sarebbe stata una persona di cui ha già più volte fatto il nome, Giuseppe Caserta. “Lo conosco di vista, gira allo Sperone per traffici di droga, per i pusher. Poi c’era lo Porto, che mi dava soldi per mio padre, credo per i soldi che prendono dal pizzo e per il giro di droga che hanno, che gestiscono loro”.


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