Mafia, blitz con arresti e sequestri | "Tutti gli affari di Messina Denaro"

Mafia, blitz con arresti e sequestri | “Tutti gli affari di Messina Denaro”

Secondo gli inquirenti il boss era in grado di condizionare gli appalti. I NOMI. IL VIDEO.

TRAPANI- Gli uomini della Squadra mobile di Trapani, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, hanno eseguito undici misure cautelari e sottoposto a sequestro tre imprese controllate – secondo l’accusa – da Cosa Nostra.

L’operazione, denominata in codice “Ermes 2”, infligge un duro colpo al clan del superlatitante Matteo Messina Denaro. Secondo gli inquirenti il boss, attraverso le imprese sequestrate, era in grado di condizionare gli appalti nella zona del Trapanese.

Complessivamente sono stati impegnati nell’operazione settanta uomini della Polizia di Stato di Trapani, Palermo, Mazara del Vallo e Castelvetrano. L’indagine avrebbe confermato i saldi contatti tra il clan mafioso di Mazara del Vallo, retto secondo gli investigatori da Vito Gondola, e quello di Castelvetrano, e avrebbe svelato gli accordi per spartirsi gli appalti sotto le direttive del latitante Messina Denaro, cui Gondola si sarebbe rivolto per dirimere le varie controversie insorte.

Le imprese sequestrate sarebbero state direttamente controllate dalle famiglie mafiose del Trapanese attraverso alcuni prestanome. Mediante queste imprese Cosa Nostra si sarebbe infiltrata, ad esempio, nei lavori per la realizzazione del parco eolico di Mazara del Vallo e nei lavori di ristrutturazione dell’Ospedale.

Il giornalista coinvolto

C’è anche il giornalista freelance Filippo Siragusa, noto per le sue campagne antimafia, tra le persone coinvolte nell’inchiesta della dda di Palermo sui legami tra l’imprenditoria e il capomafia latitante Matteo Messina Denaro. Siragusa, accusato di fittizia intestazione di beni, ha avuto l’obbligo di dimora e di firma. Secondo i pm avrebbe creato, insieme ad altre tre persone, una società, la Medio ambiente società coop, che sarebbe stata la prosecuzione della Mestra srl, ditta degli imprenditori Loretta, sponsorizzati dal capomafia di Mazara del Vallo Vito Gondola.

Siragusa “era perfettamente a conoscenza del ruolo all’interno di Cosa nostra dei personaggi con i quali era in contatto”, ha sottolineato il questore di Trapani Maurizio Agricola nel corso della conferenza stampa tenutasi stamani in questura. Un aspetto, questo, rimarcato anche dal capo della squadra mobile Fabrizio Mustaro: “dalle intercettazioni emerge la sua piena consapevolezza del livello dei fratelli Loretta”. (ANSA).

La precisazione dell’Asp

“In riferimento a notizie di stampa su un’azienda coinvolta nell’operazione Ermes 2 che avrebbe svolto dei lavori in subappalto nell’ampliamento e ristrutturazione dell’ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo, la direzione strategica aziendale dell’ASP di Trapani precisa che il subappalto a quella ditta, indicata come legata a Cosa nostra, fu revocato dall’ASP già due mesi prima dell’interdittiva antimafia della Prefettura, sulla base di timori emersi in alcune notizie di stampa. Tale ditta lavorò solo circa un mese in cantiere. Nel seguire i lavori il settore tecnico dell’Asp ha sempre operato in accordo con la prefettura di Trapani”.

Gli affari dei boss

“Dall’operazione Ermes 2 emerge uno scenario tipico di come opera Cosa Nostra: la riconversione, con persone pulite, delle società sottoposte ad interdizione antimafia e quindi escluse dagli appalti”. E’ questo il quadro delineato, in sintesi, dal questore di Trapani, Maurizio Agricola e dal capo della Mobile, Fabrizio Mustaro, durante la conferenza stampa per illustrare i risultati dell’ultima inchiesta che ruota attorno agli interessi del boss latitante Matteo Messina Denaro. Dalle intercettazioni, ma anche dalle dichiarazioni rese ai pm della Dda di Palermo dal collaboratore di giustizia, Lorenzo Cimarosa, emerge un ruolo di primo piano della mafia nel controllo dell’eolico. Secondo l’accusa un vero e proprio accordo sarebbe stato suggellato tra Filardo e Gondola rispettivamente rappresentanti delle “famiglie” di Castelvetrano e Mazara del Vallo, per controllare il settore dell’energia. La forza e la pericolosità del sodalizio mafioso mazarese emerso dall’indagine si evidenzia in particolare “da un dialogo intercettato tra Vito Gondola e Carlo Loretta. I due infatti, – affermano gli investigatori – sorpresi a discutere all’interno di una autofficina di Mazara, apparivano in grado di avvalersi, direttamente e o indirettamente, di uomini infedeli dello stato al fine di carpirne segreti investigativi, eludere e salvaguardare gli interessi economici propri e del sodalizio criminale. Loretta infatti, era riuscito a sapere che nei suoi confronti erano in corso accertamenti finalizzati proprio al sequestro della ditta Mestra”. “L’attualità dei contatti tra Gondola ed Epifanio Agate – aggiungono gli investigatori – ha dimostrato l’interesse della cosca ai problemi economici attuali della famiglia Agate specie dopo il sequestro della Calcestruzzi Mazara, loro azienda”.

 I nomi

In carcere sono finiti Epifanio Agate, Carlo e Giuseppe Loretta, Angelo Castelli. Obbligo di dimora per Andrea Alessandrino, Paola Bonomo, Rachele Francaviglia, Filippo Siragusa, Francesco Mangiaracina, Nataliya Ostashko, Nicolò Passalacqua,

*Aggiornamento ore 19.52
Con riferimento al sequestro della Mestra srl e della Media ambiente soc coop , disposto dall’ufficio del gip presso il Tribunale di Palermo, l’amministrazione giudiziaria insediatasi in data odierna, comunica che l’attività ed i servizi commerciali offerti dalle imprese in sequestro continueranno regolarmente sotto l’amministrazione dell’avvocato Ernesto Forte, nominato custode ed amministratore giudiziario. Pertanto si invitano tutte le aziende a mantenere inalterati i rapporti commerciali sino ad ora intrattenuti.

 

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