PALERMO – È saltato l’esame in dibattimento, davanti alla corte d’assise di Palermo, dell’eritreo accusato di essere a capo di una delle principali organizzazioni criminali che gestiscono la tratta di migranti tra il Nordafrica e la Sicilia. Il pm Gery Ferrara ha modificato i capi di imputazione a carico dell’africano, estendendo le contestazioni dal 2014 fino al novembre del 2016. L’udienza è stata rinviata al 17 luglio per dar modo all’imputato di prendere visione delle nuove accuse. L’uomo è al centro di uno “scontro” tra accusa e difesa. I suoi legali sostengono infatti che ci sia un errore di persona e che in carcere, dopo l’estradizione dal Sudan avvenuta nel 2016, non ci sia Mered Medhanie Yehdego, il boss della tratta, ma un connazionale che si trovava a Karthoun per affrontare il viaggio verso l’Italia e che nulla avrebbe a che vedere con il traffico di uomini.
All’udienza di oggi è stato sentito un altro imputato, Tareke Andebrahan. L’uomo, trovato in possesso di un cellulare da cui risultavano migliaia di telefonate con personaggi coinvolti nei viaggi verso la Sicilia, ha sostenuto di aver comprato il telefono il giorno prima della “visita” della polizia da un bengalese e di averlo restituito al vecchio proprietario il giorno dopo. Dalle intercettazioni emerge, però, una conversazioni allarmata, dopo la perquisizione, in cui Andebrahan si diceva preoccupato di essere stato scoperto. (ANSA).

