Catania, mafia, "l'ultimo boss" dei Santapaola e il 41 bis: il ricorso

Mafia, “l’ultimo boss” dei Santapaola e il 41 bis: il ricorso della difesa

Richiesta al Tribunale di Sorveglianza contro il carcere duro

CATANIA – Francesco Russo, presunto ‘uomo d’onore riservato’, dice no al regime carcerario più duro d’Europa. Ritenuto l’ultimo dei capi conosciuti del clan Santapaola Ercolano, Russo è attualmente sotto processo per l’inchiesta “Ombra”. Per lui il Pm Raffaella Vinciguerra ha di recente chiesto una condanna a 20 anni di reclusione, ma nel frattempo, il carcere preventivo, da mesi lo sta ‘scontando’ al 41 bis.

È stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, accogliendo la comunicazione della Dda, a disporre per lui il cosiddetto “carcere duro” per i capimafia. Il 41 bis è una norma dell’ordinamento penitenziario che comporta diverse, controverse, restrizioni ai capimafia, tuttavia fondamentali per limitare le comunicazioni dei boss con l’esterno del carcere. Del resto un capomafia, secondo la procura distrettuale, Russo lo sarebbe a livello provinciale. È accusato di associazione mafiosa aggravata, per l’appunto, dall’ipotesi di aver diretto e organizzato le attività del clan Santapaola in provincia di Catania.

Russo subentra a Napoli

Gli investigatori lo ritengono il successore del cosiddetto boss dal “sangue blu”. Sarebbe arrivato subito dopo Francesco Maria Tancredi Napoli, detto “Ciccio”, già condannato in primo grado a 14 anni e tuttora in attesa di appello. Vecchio amico di Russo, Napoli – che si trova a sua volta al 41 bis – è sotto processo assieme a lui (più altre 31 persone) nel rito giudiziario che segue una delle più importanti maxi-inchieste dell’ultimo decennio, la cosiddetta “operazione Ombra”. Russo in questa operazione fu arrestato. Era il 24 luglio 2024. Russo è difeso dagli avvocati Pippo Rapisarda e Salvo Pace.

Per l’accusa, sarebbe stato il capo della cosca dal 10 novembre 2022 “all’attualità”, cioè fino al luglio dell’anno scorso. Secondo i giudici, lui sarebbe stato un uomo d’onore “riservato”, quel titolo che è stato inventato dai boss catanesi per cercare, con scarsi risultati, di sfuggire alle inchieste. La difesa ha presentato ricorso al Tribunale romano di Sorveglianza. Si terrà qui l’udienza, eppure, nonostante siano passati circa 4 mesi, non è stata fissata la data.

La gambizzazione nel 2023

Ma una delle accuse a carico di Russo è quella di essere platealmente uscito allo scoperto. Il 31 ottobre 2023, dopo un banale litigio sul lavoro, sarebbe brutalmente passato dalle parole ai fatti. Avrebbe aggredito, stando sempre alla tesi dell’accusa, assieme ad altre due persone un uomo sul lavoro.

Uno degli aggressori avrebbe usato una mazza da baseball, l’altro gli avrebbe sparato gambizzandolo, a bruciapelo. Il movente? La vittima dell’aggressione gli aveva mancato di rispetto. Russo si sarebbe fatto rispettare a modo suo.

A illustrare il senso della già citata, ipotetica, “riservatezza” del suo potere mafioso, è un altro arrestato, che, intercettato, avrebbe detto: “È lui che ha la patata”. E poi avrebbe spiegato: “Se la vede da fuori… neanche lo nominano… io lo so perché lo… ma in pochi lo sappiamo… u paloccu riferisce a lui, hai capito?”.


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