Maiorana, i ricatti, Messina Denaro| Un nickname alimenta il mistero - Live Sicilia

Maiorana, i ricatti, Messina Denaro| Un nickname alimenta il mistero

Antonio e Stefano Maiorana

La scomparsa degli imprenditori, padre e figlio, avvenuta nel 2007. Una donna del mistero

Il giallo
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PALERMO – Un nickname alimenta il mistero della scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana, risucchiati in un buco nero nel 2007. Un mistero su cui il giudice per le indagini preliminari Marco Gaeta lo scorso settembre ha ordinato di continuare a indagare, respingendo la richiesta di archiviazione della Procura di Palermo.

Affari, ricatti sessuali, l’ombra della mafia e persino di Matteo Messina Denaro: il fascicolo è degno della trama di un giallo. Di sicuro ci sono due persone scomparse. Forse uccise, secondo gli stessi pm che, però, fino allo scorso settembre non avevano raccolto prove sufficienti per chiedere di processare i due indagati, Francesco Paolo Alamia e Giuseppe Di Maggio. Nel frattempo Alamia è deceduto. Alla richiesta di archiviazione si era opposta Rossella Accardo, moglie di Antonio e madre di Stefano, tramite l’avvocato Giacomo Frazzitta al cui impegno si deve un corposo fascicolo di indagini difensive.

Nella richiesta di archiviazione la Procura avanzava l’ipotesi che Antonio Maiorana avesse ricattato Alamia usando un video pornografico e, scrisse la Procura, minacciandolo di “farlo finire sui giornali”. Dieci giorni prima della scomparsa dei due imprenditori, Alamia, socio della Calliope, l’impresa che si era affidata ai Maiorana per costruire un residence a Isola delle Femmine, cedette le quote a Dario Lopez, che ne deteneva già il 50%, e da questi finirono a Karina Andrè, allora compagna di Antonio Maiorana. Quest’ultimo, in pratica, da collaboratore esterno si ritrovò proprietario di mezza azienda.

Nell’aprile 2010 Accardo guardando nella stanza del figlio Marco che, tragedia nella tragedia, decise di togliersi la vita, trovò un fumetto di Topolino e lo consegnò ai carabinieri. Marco vi aveva scritto sopra: “Paolo era il suo peggior nemico e doveva pagarla… ricattare Paolo e Dario per avere il 50% delle quote Calliope diventò il suo pensiero fisso, Karina avrebbe fatto da spalla mentre lui conquistava tutti con promesse di soldi sollecitando interessi sessuali… con Karina abbiamo distrutto la memoria del Pc ove si conserva il materiale con cui si teneva Paolo e Dario ricattabili. Abbiamo temuto per le nostre vite. Sapevo che quella mattina mio fratello andava a discutere qualcosa di grave e non sono riuscito a trattenerlo”.

Nel corso delle indagini l’ipotesi dei ricatti sessuali è stata alimentata da due testimoni i quali, prima ancora che gli venisse chiesto, hanno spontaneamente raccontato che Karina Andrè, ex compagna di Antonio Maiorana, avesse una relazione con il latitante Messina Denaro. La donna glielo avrebbe confidato seppure parlasse in maniera vaga di un boss potentissimo della zona di Trapani. Dalla donna solo smentite, ma i testimoni sono addirittura svenuti mentre riferivano il retroscena al pubblico ministero Roberto Tartaglia e ai carabinieri. Gli investigatori parlarono di clima di terrore.

Ora viene fuori la storia del nickname. In diverse conversazioni intercettate si faceva riferimento a tale “Perrotta”. Ad esempio dalle parole di Lopez sembrava che Perrotta fosse a conoscenza di qualcosa che riguardava i Maiorana e fosse in contatto con tanti protagonisti della vicenda. Chi è Perrotta? Lo stesso Lopez, che pure ne citava il nome, nel 2017, sentito dai pm, disse di non conoscerne l’identità. In questi mesi sarebbero state rintracciate delle e mail che farebbero risalire il nickname a una donna. Una donna, almeno all’apparenza, ignara del contenuto dei messaggi che portavano la sua firma. Qualcun altro scriveva celandosi dietro una falsa identità? Chi era la vera vittima del ricatto sessuale? Il mistero si infittisce.

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