PALERMO – “Sono stato il primo a indicare Rosario Crocetta come candidato alla presidenza della Regione”. Lillo Speziale conosce bene il governatore. Non solo per la comune origine geografica. Ma anche perché ne ha seguito, accompagnato, verificato ogni suo passo politico. Da quella candidatura a sindaco di Gela nel 2002 fino all’ultima, vincente corsa verso Palazzo d’Orleans. “Che lanciai io, in occasione di una direzione del Partito democratico”. Per questo, oggi, l’ex presidente della Commissione antimafia all’Ars si “permette” di dare qualche consiglio al presidente della Regione: “Attento ai trasformisti, possono solo fare danni”.
Chi sono questi trasformisti? E che danni possono creare al governatore?
“Mi riferisco a chi ha costellato la propria storia politica di una serie di ‘cambi di casacca’. Se Crocetta dovesse dare spazio a queste persone, trasmetterebbe l’idea che anche lui appartiene alla vecchia politica”.
Possiamo fare anche qualche nome?
“Nessun problema. Penso, ad esempio, a Totò Cardinale, che ha promosso la nuova formazione dei Democratici e riformisti, con politici provenienti da storie differenti. E in effetti lo stesso Cardinale ha fatto del trasformismo una ‘cifra’ della sua carriera politica”.
Ma Crocetta, una volta eletto, aveva la necessità di allargare il proprio consenso, anche dal punto di vista numerico, in Assemblea.
“Certamente, e ha fatto bene. Del resto, Crocetta è abituato a dialogare con tutti. Ma bisogna capire cosa si intenda per dialogo. Nelle scelte e nella composizione del governo, i trasformisti non devono entrare”.
Il presidente ha già detto, del resto, di essere “fedele” ai partiti che ne hanno accompagnato l’elezione: Pd, Udc e Megafono.
“E spero lo sia fino in fondo. Ricordo che in occasione della seconda elezione a sindaco di Gela, lui fu sostenuto da Ds e Margherita. E una volta eletto, dialogò e concertò le scelte della giunta insieme ai partiti”.
E oggi? Il presidente Crocetta è diverso dal sindaco Crocetta?
“Su alcune cose certamente sì. Nella composizione del governo regionale, ad esempio, è evidente che lui non abbia ascoltato il Pd nella sua collegialità, ma che abbia invece dato spazio solo a specifiche aree del partito”.
Qualche responsabilità l’avrà anche il partito stesso, non crede?
“Assolutamente sì. Le maggiori responsabilità, in effetti, sono del Partito democratico, incapace di proporre idee unitarie. Anche per questo motivo, infatti, io lanciai l’idea di Crocetta presidente”.
Vale a dire?
“In quei mesi ricordo bene che il Pd era in pieno stato confusionale. Eravamo giunti a lanciare Pippo Baudo… Io ho pensato che la figura di un ex sindaco di una città difficile, con una chiara matrice antimafia, potesse essere la scelta giusta, e i fatti mi hanno dato ragione”.
Sembra passato un secolo. Lei considera Crocetta ancora un dirigente del Pd? È caldissima la polemica sulla “natura” del Megafono.
“Io credo che bisogna partire dai fatti. Esistono due realtà: il Pd e il Megafono. Quest’ultimo vuole strutturarsi e diventare un partito. Negare questo fatto sarebbe come provare a nascondere il sole con la mano”.
E allora, che si fa? Come si scioglie la matassa dei rapporti tra Pd e Megafono?
“Intanto, riconoscendo l’utilità del Movimento. Il Megafono, se si strutturasse, potrebbe rappresentare l’anima maggiormente autonomista, territoriale del centrosinistra. E concorrere così a far vincere la nostra coalizione in qualunque competizione elettorale”.
Questo significa che il Megafono deve diventare un vero e proprio partito. Alleato, ma comunque distinto dal Partito democratico.
“Mi sembra che stia lavorando proprio in questa direzione. In molte realtà locali addirittura il Megafono è opposto al Pd. Vogliamo negare la realtà? Semmai il problema è un altro…”.
…ed è evidente: si può essere dirigenti di due partiti?
“Esatto, proprio così. Non si può far parte di entrambi. Se il Megafono aspira a diventare un partito, dovrà avere necessariamente un ‘titolare’. Come vale per gli altri”.
Ma Crocetta si considera ancora un dirigente del Pd.
“Non conta quello che pensa Crocetta, se poi lavora per formare una nuova forza politica”.
E torniamo ai rapporti col partito. Lei ritiene, come hanno già proposto altri esponenti politici, che sia giunto il momento del rimpasto? Di dare, insomma, al governo una fisionomia maggiormente ‘politica’?
“La storia del rimpasto non mi ha mai entusiasmato granché, a dire il vero. Il problema credo, semmai, è un altro. Non può esistere un dualismo tra il presidente della Regione e i partiti che lo hanno sostenuto. E il mio partito, il Pd, dovrebbe recuperare l’autorevolezza necessaria per dettare l’agenda all’esecutivo, come ha giustamente detto qualche giorno fa Antonello Cracolici. Il Pd, insieme all’Udc e al Megafono, insomma, dovrebbero incontrarsi nelle sedi politiche e concordare un pacchetto di riforme sulle quali lavorare insieme”.
E gli altri esponenti politici che sostengono la maggioranza?
“Per carità. Crocetta tenga fuori i trasformisti. Possono solo fare danni”.

