Messina Denaro, punto e a capo | Cambiano le regole della caccia

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Nuove istruzioni per seguire le tracce del latitante più famoso d'Italia.

PALERMO– L’obiettivo è quello di sempre: arrivare all’arresto di Matteo Messina Denaro. Cambia, però, il metodo di lavoro. E in maniera radicale. Niente più sovrapposizioni fra forze di polizia e condivisione dei risultati investigativi. Il neo procuratore aggiunto Paolo Guido, che da pochi giorni ha preso il posto di Teresa Principato nel frattempo approdata alla Direzione nazionale antimafia, parla di “cabina di regia in Procura” che governi le indagini, regoli il traffico e filtri la mole di materiale che in questi anni ha finito per ingolfare la macchina delle ricerche.

Non sono frasi di circostanza, ma segnano la rottura con il recente passato. Nessun proclama, ma l’impegno a lavorare sodo dopo anni di roboanti annunci sul “cerchio che si stringe” attorno al padrino, cui fa da contraltare una latitanza iniziata nel giugno 1993.

Bisogna innanzitutto regolare il traffico investigativo in una zona, quella trapanese, dove c’è la più alta concentrazione di poliziotti e carabinieri dell’intero territorio nazionale. Nonostante ciò, un paio d’ore prima che Guido ieri parlasse in conferenza stampa, al Palazzo di giustizia di Palermo, di due arresti per un vecchio delitto, c’era un nuovo omicidio su cui indagare. Qualcuno ha crivellato di colpi Giuseppe Marcianò a Tre Fontane, località balneare dove un tempo soggiornava anche in latitante. Le modalità dell’esecuzione e le parentele della vittima fanno pensare a un delitto di mafia.

“Ci sarà la condivisione di elementi spesso, troppo spesso – spiega Guido – disorganici e non allineati”. Regolare il traffico investigativo, dunque, facendo sì che il gruppo di lavoro interforze attivato qualche anno fa giri al massimo. La cabina di regia in Procura servirà ad evitare che involontariamente carabinieri e poliziotti si pestino i piedi. Servirà anche come camera di compensazione qualora dovessero nascere piccole e grandi incomprensioni. Persino gelosie, che accompagnano l’estenuante lavoro di ricerca.

Accadde qualche anno fa quando alcuni magistrati e investigatori erano convinti di potere giungere a Messina Denaro seguendo Leo Sutera, mafioso di Sambuca di Sicilia, nell’Agrigentino. Di avviso opposto altri colleghi che lo arrestarono. Trapani e Agrigento: non è un caso che nel nuovo scacchiere della Procura voluta da Francesco Lo Voi le indagini sui clan mafiosi di entrambe le province siano state accorpate sotto il coordinamento di Guido. Stessa cosa a Palermo dove un unico aggiunto, Salvatore De Luca, seguirà il lavoro dei colleghi che indagano sulla mafia di città e provincia.

“Una cabina di regia che ha sede qua, in Procura”, dice Guido per sottolineare che sarà la Direzione distrettuale antimafia a dare impulso alla polizia giudiziaria, e non viceversa come è avvenuto in passato. La voglia di “assicurare Messina Denaro alla giustizia” ha finito per popolare le indagini di personaggi improbabili (in tanti hanno giurato di avere incontrato il latitante in posti e circostanze ai confini della realtà) testimoni e pentiti dalla scarsa credibilità, fonti confidenziali a cui si è dato eccessivo credito per non lasciare nulla di intentato.

“Si può fare bene – aggiunge Guido – con un rinnovato rapporto di collaborazione, come dimostra la fiducia delle forze di polizia per la scelta operativa del capo dell’ufficio (si riferisce all’accorpamento delle deleghe su Trapani e Agrigento) che fa il paio con l’unicità del fenomeno che contrastiamo”. Una fiducia non di facciata, che va al di là dell’immagine dei carabinieri e dei poliziotti seduti, uno accanto all’altro, durante la conferenza stampa. Una fiducia che si percepisce nelle parole degli investigatori a microfoni spenti e taccuini chiusi. Al momento i magistrati che indagano su Trapani e Agrigento sono sette – Maurizio Agnello, Claudio Camilleri, Gianluca De Leo, Calogero Ferrara, Carlo Mazzella, Alessia Sinatra -, ma fra spostamenti e nuovi innesti potrebbero diventare di più. Perché in ballo non c’è solo la cattura di Messina Denaro, ma il nuovo metodo di lavoro – “lo sguardo d’insieme” – riguarderà il fenomeno mafioso nelle intere province.

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