Messina, sequestro da 2,4 milioni di euro all'ex rettore Cuzzocrea

Messina, sequestro da 2,4 milioni di euro all’ex rettore Cuzzocrea

Salvatore Cuzzocrea (rid web)
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Commenti

    Mah, quello aveva sudditanza, quell’altro non sapeva nulla, quell’altro ancora pensava fosse normale ricevere bonifici per spese mai effettuate personalmente per poi girare i soldi al magnifico: a nessuno di quelli che dovevano controllare i conti mai è venuto in mente di fare subito una segnalazione anonima ma circostanziata alla guardia di finanza, ad un giornale locale, niente di niente al primo sospetto di fondi utilizzati in malo modo.

    lascia un forte senso di amarezza leggere notizie di questo tipo. Sino a ieri la figura di “magnifico Rettore” era legata a figure al altissimo profilo professionale e morale. Impensabile che in un ateneo potessero verificarsi fatti come questi che, anche se ancora non acclarati a livello processuale, il fatto stesso che il Tribunale abbia disposto un sequestro preventivo è quanto meno idice che esista un “fumus” di colpevolezza. In ogni caso il “magnifico rettore” era Persona mai sfiorata da simili ipotesi di malvessazione per interesse privato. Quando entrai all’università il Rettore era il prof. Miche Gerbasi che anni prima era stato mio pediatra. Ricordo che malgrado fosse già considerato uno “scienziato” della pediatria, era sempre disponibile e veniva a visitarmi a qualsiasi ora. Ma anche i suoi successori erano persone carismatiche esempio di alti valori etico/morali. Oggi si indaga pure su rimborsi per spese milionarie che – quantunque sub iudice – non si comprende come possano essere compatibili con la funzione del rettorato.

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L'assessore forse abita in Emilia. Posso tranquillamente affermare che migliaia di persone dirottate a Palermo, hanno preso qualunque mezzo pubblico per avvicinarsi a casa e poi quando possibile hanno chiesto a qualche vicino di disgrazia, un passaggio. Tanta gente dirottata a Palermo hanno ricevuto un allargamento di braccia come risposta. Poi i treni in Sicilia fanno ridere al punto che sarebbe il caso di eliminarli, che così non si dica che in Sicilia abbiamo la ferrovia. Assessore si svegli e venga in Sicilia, invece di stare in Emilia.

I siciliani che non si arrendono sono come quelli, e sono parecchi, che non si rassegnano a continuare a fare la differenziata, a recarsi nei CCR per conferire in maniera disciplinata, come quelli, pochini, che pagano la tari, che non occupano gli stalli riservati ai disabili, che vanno a votare nonostante tutto etc. Dal mio punto di vista occorre partire da lì, ovvero comportandosi da corretti cittadini. I problemi nascono sul come fare a cambiare quelli riottosi al cambiamento, al rispetto delle regole civiche. Un tutto questo c'entra eccome la politica, quella che rimane chiusa nelle stanze e decide di non decidere. Aspettiamo...

Caro Direttore, trovo particolarmente significativo che Giorgio Mulè e Giorgio Trizzino, provenienti da schieramenti politici diversi, convergano sul metodo. Mulè propone Analisi, Bisturi e Contesto; Trizzino richiama competenza, programmazione, capacità amministrativa e coraggio di cambiare ciò che non funziona. Questa convergenza rende l’analisi meno attaccabile come posizione di parte: se esponenti politicamente contrapposti riconoscono gli stessi nodi e indicano criteri simili per affrontarli, emerge un possibile terreno comune. Forse “La Sicilia che vorrei” sta diventando qualcosa di più di una raccolta di opinioni: un interessante esperimento civico per costruire un metodo condiviso, lasciando alla politica il confronto sulle scelte. Perché non chiedere ai prossimi intervistati quale metodo sarebbero concretamente disposti a condividere per costruire la Sicilia che vorrebbero?

Forse sarebbe ora di valutare seriamente la realizzazione di uno scalo che serva la zona tirrenica della Sicilia abbandonata e sfruttata in malo modo? Cosa che sarebbe sicuramente più fattibile e di maggiore giovamento alla popolazione costretta a sacrifici per potersi spostare. Che avvicinerebbe veramente i siciliani della zona settentrionale al resto del Italia e non solo più di qualsiasi ponte oltre a risolvere le disfunzioni naturali del Fontanarossa che non sono solo dovute alle ceneri di sua maestà l'Etna

Ci sono sfregi e sfregi. E' anche sfregio il disagio a cui sono sottoposti i siciliani che percorrono l'autostrada Palermo Messina, di cui Shifani sembra essersi occupato (!?). Vada, vada, insieme alla sua famiglia questa mattina al casello di Termin, capirài. Se non si riesce a gestire un casello figuriamoci il resto.

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