Mobilitazione contro il Cara |Marletta: "Nessuna chiarezza" - Live Sicilia

Mobilitazione contro il Cara |Marletta: “Nessuna chiarezza”

Occhi puntati sul sistema Cara Mineo: dalle condizioni di vita degli ospiti agli ingenti finanziamenti pubblici. Per vagliare le numerosissime richieste d’asilo, il Ministero ha aumentato il numero delle commissioni. Previsto un gettone di presenza di cento euro a seduta per ogni membro, titolare o sostituto. Attacca il sindaco di Palagonia, Marletta.

Mineo. Manifestanti in presidio per la chiusura del Cara. La piana di Catania fa da sfondo al più popoloso centro di accoglienza d’Europa. Una schiera di casupole circondate dal filo spinato che ospitano circa quattromila richiedenti asilo. In questo fazzoletto di terra, isolato rispetto al centro abitato, si sono dati appuntamento i militanti della rete antirazzista. Il corteo si popola, a poco a poco, e gli ospiti del centro arrivano alla spicciolata. Alcuni di loro si uniscono al serpentone di manifestanti che sfila per accendere i riflettori sul Cara, un argomento scottante e sempre d’attualità. Proprio una settimana fa, infatti, il prefetto di Catania e i sindaci del consorzio “Calatino terra d’accoglienza” hanno allestito una conferenza stampa per rendere noti i provvedimenti del governo mirati ad affrontare i disagi degli ospiti del Cara, in primis, la lunga permanenza all’interno del centro in attesa di ottenere lo status di rifugiati. A tal proposito nasceranno tre nuove commissioni territoriali (una a Siracusa e due a Catania) che dovranno vagliare le domande dei richiedenti asilo per snellire i tempi di attesa.

I tempi di permanenza degli “ospiti” del “Residence degli aranci” sono particolarmente lunghi e vanno da sei mesi a un anno e mezzo. Sono gli stessi richiedenti che raccontando le loro storie, durante il presidio, ci tengono a sottolineare la prima grande pecca del “sistema Cara Mineo” che ha causato nel corso del tempo una crescita esponenziale degli ospiti: dal 1800 a 4000 nel giro di un paio d’anni. Alfonso Di Stefano, portavoce della rete antirazzista, boccia in toto l’operazione Cara. “E’ un esperimento di segregazione, iniziato male e finito peggio”, dice senza peli sulla lingua e propone uno strumento alternativo: gli Sprar. Si tratta di centri di dimensioni più piccole, collocati all’interno delle aree urbane, in grado di “garantire un reale inserimento nel tessuto sociale” a costi più bassi.

E, in effetti, l’aspetto delle copiose risorse pubbliche che girano attorno al sistema Cara non è cosa da poco. A partire dai compensi dei membri, titolari e supplenti, delle commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato, “un gettone di presenza pari a 100,00 euro lorde per ogni seduta regolarmente convocata”, fino ai tre milioni di euro “di risarcimento” per i comuni del consorzio. Su quest’ultimo punto Valerio Marletta, sindaco di Palagonia, dice la sua. “ I comuni come il mio, che non hanno aderito al consorzio, vengono tenuti all’oscuro. Non c’è chiarezza”. Marletta si riferisce al decreto del Ministero e anche al denaro legato ai risarcimenti per i furti di arance che negli anni scorsi hanno interessato le zone limitrofe al centro. “I sindaci hanno detto che utilizzeranno parte di questi soldi per ripagare i danni, eppure i cittadini di Palagonia che hanno gli agrumeti in prossimità del Cara, ad oggi non sono stati convocati. Su questo vorremmo un’operazione di trasparenza”.

C’è, infine, un elemento che salta all’occhio: il malessere che tanti ospiti provano nei confronti della vita all’interno del centro.”It’s not good”, ripetono. Il disagio riguarda in primo luogo il cibo. Riso o pasta con il pomodoro, pietanze fredde e scotte che gli ospiti riescono a mettere sotto i denti dopo file kilometriche e interminabili. C’è chi lamenta le poche ore destinate all’insegnamento della lingua italiana. Chi il servizio medico, che è sì garantito h24 ma da un solo dottore (a volte due) per un numero di potenziali pazienti molto alto. Così, con una diaria di due euro e cinquanta al giorno e una libertà di movimento limitata da uno spazio presso ché deserto, quattromila persone attendono di riappropriarsi delle loro esistenze. Dopo essersi lasciate alle spalle guerre e carestie, si augurano che questo interminabile viaggio abbia fine.

 

 


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