CATANIA. L’azienda “Pirotecnica Etnea” di Santa Venerina non era un luogo sicuro per i lavoratori, come sarebbe emerso dalle testimonianze in aula. Con queste motivazioni il pubblico ministero, al termine della breve requisitoria, ha chiesto al giudice del tribunale di Catania Alba Sammartino la condanna a 2 anni e 6 mesi di Giovanna Consoli e Alfio Spina, imputati per omicidio colposo plurimo e lesioni aggravate. Rispettivamente titolare e amministratore unico della ditta di fuochi di artificio esplosa nel gennaio del 2011, sono accusati di aver consentito, o non aver impedito, la lavorazione dei fuochi in locali non idonei, causando così la morte di Giuseppe Adornetto, 75enne di Mascali, e di Petra Merlu, 39enne originario della Romania. Le vittime, investite in pieno dalla deflagrazione, non ebbero scampo.
Quella mattina rimase gravemente ferito anche Gaetano Spina, marito e figlio dei due imputati. L’uomo, però, potrebbe essere a sua volta imputato per omicidio colposo. Il giudice, dopo la sua testimonianza, ha infatti disposto la trasmissione degli atti alla Procura perché valuti l’eventuale contestazione. Citato dall’accusa, il teste ha dichiarato in aula di non essere un semplice fabbricatore di fuochi ma di aver avuto un ruolo attivo nella gestione dell’azienda. Rilevati profili di responsabilità, il giudice ha interrotto la sua testimonianza, ricordandogli di avere facoltà di non rispondere e invitandolo a farsi assistere da un legale.
PARTI CIVILI. Le vittime avevano bisogno di lavorare ed hanno così accettato di farlo in un contesto non legale e senza garanzie. Per i quattro legali di parte civile, Lucia Spicuzza, Salvo Sorbello, Angelo Patanè e Cristina Sandu, non ci sarebbero dubbi sulle responsabilità degli imputati nell’esplosione della ditta e nel conseguente decesso dei due lavoratori. Non ci sarebbe nulla di accidentale in quello che avvenne il 10 gennaio del 2011 ma si sarebbe trattato, per gli avvocati dei familiari delle vittime, di una situazione lasciata nella negligenza. Sottolineato anche il comportamento freddo e distaccato dimostrato dagli imputati nei confronti delle due persone decedute. Dopo essersi associati alle richieste di condanna dell’accusa, i legali hanno anche chiesto al giudice di subordinare l’eventuale concessione del beneficio della sospensione della pena al pagamento del risarcimento del danno alle persone offese.
DIFESA. Giuseppe Adornetto e Petra Merlu non sarebbero le uniche vittime di questa grande tragedia, ma lo sarebbero anche i due imputati, accusati di reati gravissimi per colpa di terze persone. Così ha esordito Giuseppe Di Mauro, difensore di fiducia di Giovanna Consoli e Alfio Spina. Secondo il legale, il vero gestore sarebbe stato Gaetano Spina, come riferito dallo stesso sul banco dei testimoni. Gli imputati sarebbero stati solo delle teste di legno. Ma dal dibattimento, sempre secondo ladifesa, sarebbe emerso che la fabbrica dal punto di vista strutturale era in regola. Nulla, se non insinuazioni e supposizioni, proverebbe che il confezionamento dei fuochi pirotecnici sia avvenuto nell’edificio coinvolto nella deflagrazione, cioè quello destinato alla custodia del materiale inerte. La miscela, come raccontato da Gaetano Spina, sarebbe stata spostata lì solo in un secondo momento perché si asciugasse. Per questi motivi, ha detto Di Mauro a conclusione dell’arringa, nessuna responsabilità sulla deflagrazione e morte delle vittime può essere ascritta agli imputati. Chiesta quindi l’assoluzione per non aver commesso il fatto ed in subordine la concessione delle attenuanti generiche e del beneficio della sospensione condizionale della pena.
La sentenza sarà emessa il 17 novembre.

