PALERMO – Movida e cocaina: è disarmante lo spaccato che emerge dall’ultima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Il giudice ha delle indagini preliminari ha accolto la richiesta dei pm.
Cinque in carcere
Cinque persone finiscono in carcere, per altri due indagati scatta l’obbligo di presentazione in commissariato. Il blitz è della sezione di pg della polizia presso la Procura palermitana.
Noce, Zisa, via Dante, Politeama, Villaggio Santa Rosalia, Fiera del Mediterraneo, Borgo Vecchio, piazza Magione, Malaspina, Sperone, viale Strasburgo, via Terrasanta e via Roma: non c’è zona a Palermo che non venga rifornita di droga.
È stata un’indagine vecchio stampo, con pedinamenti e appostamenti nei luoghi dello spaccio. Gli investigatori hanno monitorato restando nell’ombra i movimenti degli indagati, i punti di incontro, la distribuzione dei compiti. Hanno ricostruito la ragnatela di consegne che legava le diverse zone della città.
Lo spaccio e le ‘parole d’ordine’
I pusher si muovevano come veri e propri “riders”, utilizzando mezzi veloci per consegnare anche a domicilio la merce agli acquirenti fidati. Il resto lo hanno fatto le intercettazioni che hanno richiesto una attenzione costante.
Gli arrestati hanno adottato un comportamento molto prudente: la comunicazione telefonica fra loro avveniva, infatti, utilizzando un fitto sistema di parole d’ordine o termini gergali, studiati per mascherare l’attività di spaccio.
Superare questo “muro linguistico” ha richiesto agli investigatori un lavoro di analisi meticoloso e paziente, una vera e propria decrittazione delle conversazioni quotidiane.
Parole apparentemente innocue erano usate per indicare quantità delle dosi e prezzo. Gli acquirenti venivano indicati con pseudonimi, soprannomi o facendo vaghi riferimenti conosciuti solo fra gli interlocutori. A cui sono stati tolti i figli minorenni.

