Nei palazzi politici solo teatrino | Chiudete e andate a casa

Nei palazzi politici solo teatrino | Chiudete e andate a casa

La bocciatura ieri del Dpef è solo l'ultima dimostrazione dell'inutilità di questa legislatura. Palazzo d'Orleans e Palazzo dei Normanni sono i teatri di un comune fallimento che coinvolge deputati e governo. Tutti impegnati nei soliti riti pur di restare sulle proprie poltrone.

Una Regione allo sbando
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PALERMO – Il governo non governa. La maggioranza è in vacanza e il bilancio non esiste. Il fallimento non ha più un solo responsabile. È il fallimento di tutti. È il crollo, mattone dopo mattone, della credibilità dei due palazzi del potere siciliano. Palazzo d’Orleans e Palazzo dei Normanni, oggi, non servono a nulla. Che chiudano pure.

Se solo fosse possibile, ovviamente. Se solo esistesse una via democratica che indirizzi verso un’alternativa. O meglio, quella via esisterebbe. Ma passa attraverso presupposti che appartengono più alle saghe fantasy che alla realtà dei fatti. Le dimissioni, cioè. Quelle del presidente della Regione, il cui governo è andato vergognosamente sotto anche ieri, di fronte al primo vero “scoglietto” della manovra finanziaria. Un Dpef che dovrebbe rappresentare quasi un atto d’ufficio. Naufragato sotto i colpi di una opposizione che ha semplicemente approfittato delle assenze di chi dovrebbe assumersi la responsabilità di garantire la presetnza in Aula. La cosiddetta maggioranza, appunto.

Ma ormai è saltato tutto. Non c’è più logica, a Sala d’Ercole. Al punto da assistere alle scene dei nuovi giovani leader del gruppo Pd che hanno rimproverato alle opposizioni (sic) il rallentamento dei lavori, persino quella bocciatura. Hanno accusato grillini e centrodestra, insomma, di avere fatto il proprio mestiere. Sala d’Ercole, però, ieri era tutto fuorché un parlamento. Era un bar nemmeno troppo affollato. Dove è stato anche rimproverato al presidente “facente funzioni” Giuseppe Lupo di non aver “contato” i deputati presenti. Di essersi “distratto”. Di non aver temporeggiato, insomma, nell’attesa che i parlamentari, tra un regalino e un ingorgo, raggiungessero l’Aula con una, due ore di ritardo rispetto a una seduta da loro stessi richiesta a causa dell’assenza in massa, la solita, del giorno prima.

Assenze che svelano la vera essenza di questa legislatura. Il motivo unico della permanenza in carica di buona parte dei deputati e di questo governo. La sempre cara poltrona, cioè. E basterebbe un esempio su tutti. Basterebbe ricordare, insomma, la “presenza di massa” a Palazzo dei Normanni dei novanta onorevoli in occasione di una giornata che non prevedeva nemmeno una seduta d’Aula. In gioco infatti c’era molto di più. C’era la distribuzione di prebende sotto forma di incarichi “extra” per quei parlamentari in grado di lavorare, tra il 20 novembre e metà dicembre la bellezza, di 91 minuti. Una partita di calcio, con un breve recupero. In quella giornata, però, erano tutti lì. A brindare e abbracciarsi per i grandi successi raggiunti. Che ovviamente non hanno nulla a che vedere con i bisogni dei siciliani.

E invece ieri, metà dei parlamentari erano a casa. Il governo non è stato capace di dare il via alla sessione di bilancio. In Aula sono volate rivendicazioni da mercato rionale. E la solita, stucchevole retorica sui “bisogni dei cittadini” e sulle “risposte da dare ai siciliani”. Peccato che oggi – e la cosa appare ormai evidente a tutti al di fuori di quei muri – l’unica risposta sensata sarebbe quella di abbassare il sipario. Di ammettere con onestà: non siamo stati capaci. E andare definitivamente a casa.

E invece, partiti e governi, parlamentari e governatore, in questi anni hanno tirato fuori periodicamente dal cassetto l’aspirina per abbassare la temperatura di una Sicilia che non ne può più. I patti per le riforme, i decaloghi e gli ultimatum, i rilanci e le svolte. I rimpasti, le facce nuove che non hanno portato nessuna novità, i richiami all’orgoglio autonomista o a quello delle “istituzioni”. Tutte parole vuote. Tutti canovacci buoni per il teatrante di turno. Per la recita che ha finito man mano persino per scadere ai livelli delle peggiori fiction da prima serata.

Un teatro che ha, ormai la storia è chiara, solo un obiettivo: arrivare alla fine della legislatura. Comunque vada. Nonostante tutti gli indicatori inchiodino la Sicilia agli ultimi posti d’Italia quasi in ogni settore. Nonostante interi settori siano ridotti alle macerie. Nonostante la fuga, oggi, sembri per tanti siciliani l’unica via di salvezza.


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