Marcello Longo, palermitano, presidente dell’Ottava circoscrizione, è una persona attenta alla collettività. Anche nel dolore. Lo dimostra, ancora una volta, il post pubblicato su Facebook, in calce a un fortissimo lutto.
“In memoria di mio padre… È trascorsa una settimana da quando mio padre ci ha lasciati. Ringrazio di cuore tutte le persone che ci sono state vicine con l’affetto e la preghiera. Mio padre era affetto da demenza senile. Una patologia di cui sono già affette tante persone anziane (il 30% degli ultra ottantenni in Italia, con un trend in progressiva crescita) e nei prossimi anni saranno sempre di più le persone e le famiglie chiamate ad affrontare questa malattia”.
“Non facciamoci trovare impreparati”
“Non possiamo farci trovare impreparati ed è necessario fare di più – continua la lettera -. Da questa esperienza sento il dovere di lanciare un appello: le famiglie devono essere maggiormente ascoltate, preparate e accompagnate; dall’inizio del percorso sino alla fase più grave e acuta”.
“Serve una più efficace rete di assistenza sul territorio che non lasci soli i pazienti e le loro famiglie e, quando arriva il ricovero in struttura, questo deve essere gestito adeguatamente, tenendo particolarmente alta l’attenzione e la qualità delle cure che devono essere caratterizzate dal rispetto della straordinaria fragilità che caratterizza questi pazienti. Mio padre avrebbe potuto soffrire meno e anche noi familiari avremmo potuto essere sostenuti meglio”.
“Se il ricordo…”
“Se il ricordo di mio padre contribuirà a far crescere consapevolezza e migliorare le cure prestate ai pazienti affetti da demenza senile, le sue sofferenze avranno ulteriore valore e significato”.
“Questa, lungi dall’essere una denuncia, è una riflessione che affido a chi ha responsabilità nelle istituzioni sanitarie, ma anche a tutti noi, perché la qualità di una società si misura da come si prende cura dei più fragili e delle loro famiglie”.
La ferita che resta
Non è una denuncia, ma è qualcosa di molto profondo, comunque. Il grido di una ferita che resta, che ci interroga tutti. Che chiama in causa chi, a vari livelli, porta la responsabilità politica e specifica delle scelte.
“Mio padre avrebbe potuto soffrire meno e anche noi familiari avremmo potuto essere sostenuti meglio”. Una frase che raggela, perché significa che c’è stata almeno la percezione che ciò non sia accaduto. Quanti sono quelli che si sentono abbandonati? Quanti, fra di loro, non hanno accesso a una dimensione pubblica?
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Le parole di Marcello Longo hanno un valore soprattutto per gli ‘invisibili’. Sono un monito per chi si ripara, spesso, dietro l’inevitabilità della crisi di un sistema. Per i politici e per chi opera nelle strutture sanitarie. Facciamo in modo che nessuno soffra più di ciò che, purtroppo, è tragicamente necessario.
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